Il futuro del management e il ruolo delle Business School
Oggi è possibile allo stesso tempo generare profitti estremamente elevati e dare un contributo tangibile alla costruzione di un futuro migliore
di Federico Frattini *
3' di lettura
3' di lettura
È da anni in atto una profonda riflessione su quale debba essere l’aspirazione ultima, il purpose, di un’impresa for profit. La ricerca della massimizzazione del valore per gli azionisti, anche se accompagnata dall’attenzione alla responsabilità sociale delle proprie azioni, sembra aver aggravato (o quantomeno non aver contribuito ad affrontare) una serie di problemi di portata globale e ormai estremamente urgenti per il futuro della nostra società, tra cui il degrado ambientale, la disuguaglianza economica, l’accesso all'istruzione.
Diverse autorevoli voci hanno suggerito come la risoluzione di problemi di questa portata non possa che passare attraverso una revisione dell’attuale sistema capitalistico, per farlo evolvere verso un modello in cui profitto, equità e sostenibilità possano davvero coesistere, attraverso un ripensamento del purpose delle imprese e del loro ruolo nella società.
Una delle riflessioni più profonde in questo senso è stata proposta da Rebecca Henderson, della Harvard Business School, nel suo ultimo libro intitolato Reimagining Capitalism in a World of Fire. Sono anch’io profondamente convinto che saremo in grado di risolvere queste sfide epocali solo se troveremo il modo di orientare le risorse, le capacità e le energie di ogni impresa verso il perseguimento di un higher purpose, che vada oltre la semplice massimizzazione dei profitti per gli azionisti, e che espliciti l’impatto più ampio che essa desidera e sceglie di avere sulla società.
In particolare, la mia speranza è che sempre più imprenditori e manager comprendano come oggi sia possibile allo stesso tempo generare profitti estremamente elevati e dare un contributo tangibile alla costruzione di un futuro migliore per tutti. Ci sono sempre più imprese che dimostrano che ciò è possibile, ma c’è ancora molto scettiscismo rispetto a questo modello di gestione. Realizzare questa trasformazione passa necessariamente dalla costruzione di organizzazioni profondamente “umane”, in cui i leader sappiano fare tre cose essenziali.
Primo, avere una maggiore consapevolezza della loro dimensione “interiore”, dei valori che li animano, delle aspirazioni che hanno e che li motivano, e ricercare in ogni situazione lavorativa ed in modo consapevole una ragion d’essere che possa motivarli a dare il massimo trovando un senso nel proprio lavoro.








