Il futuro del legno al centro del roadshow 2025 di Conlegno
Una corretta gestione della materia prima è il primo passo per la tutela anche del territorio e delle foreste italiane
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Con il roadshow 2025, Conlegno prosegue nel suo impegno di formazione e di divulgazione sulle tematiche legate alla materia prima legno e al suo utilizzo. Per gli incontri organizzati in tutta Italia nel 2025 il tema scelto è “Ci sarà abbastanza legno in futuro? Conoscere, valorizzare, certificare la materia prima e la filiera per una gestione forestale sostenibile”. Il primo appuntamento del 2025 di Conlegno, consorzio servizi legno e sughero che da più di 20 anni promuove la biodiversità e il patrimonio forestale, è in calendario per il 28 marzo prossimo a Carlentini (Siracusa), si proseguirà poi con altri sei appuntamenti dal Nord al Sud. «Il tema che affrontiamo in questo 2025 è "Ci sarà abbastanza legno in futuro? Conoscere, valorizzare, certificare la materia prima e la filiera per una gestione forestale sostenibile", ecco che in questo contesto abbiamo in Italia due miniere verdi: da una parte il bosco italiano sottoutilizzato e dall’altra la filiera del recupero, riutilizzo e riciclo del legno», ha spiegato il presidente, Massimiliano Bedogna. «Le foreste italiane vanno gestite non solo per i benefici economici che creano, ma anche per i benefici socio ambientali, infatti, il bosco non gestito alimenta i rischi naturali connessi ai cambiamenti climatici come l’impatto di parassiti, dissesti idrogeologici e aumenta il carico d’incendio», ha specificato. Con questi incontri, Conlegno vuole innalzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla materia prima, il legno, fondamentale in più settori dell’economia e che nell’ultimo decennio ha acquisito sempre maggiori spazi di mercato nell’edilizia, privata e pubblica, proprio in virtù della sua sostenibilità.
Il continuo interesse verso il materiale legno e i suoi impieghi è testimoniato dai dati 2024 presentati dalla Federazione Filiera Legno nell'Osservatorio dedicato all'edilizia in legno. Un settore che presenta un incremento dei volumi del +3,2% (rispetto al 2022) per un turnover di oltre 2,4 miliardi di euro.
Ancora basso l'utilizzo in Italia
Il legno è in grado di stoccare grandi quantità di Co2 sottratte all'atmosfera ed è il materiale strutturale sostenibile per eccellenza, essendo di origine naturale facile da riutilizzare, riciclare e destinare a filiere circolari. In questo quadro, secondo dati Fao, il consumo a livello mondiale di legno è destinato a passare dai circa 2,2 miliardi di metri cubi attuali ai 3,2 miliardi di metri cubi del 2050. Per quanto riguarda la situazione italiana, tuttavia, nonostante il patrimonio forestale italiano ammonti a quasi 12 milioni di ettari e interessi circa il 40% del territorio nazionale, comunque sopra la media della Ue che è del 38,6%, il tasso di utilizzazione dei nostri boschi è ancora bassissimo e l’Italia è costretta a importare legno a prezzi maggiorati. Stando ai dati del Masaf (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e Forestale) il prelievo legnoso è stimato al 24% rispetto all’incremento di volume (9 milioni di metri cubi annui, il cui 60% risulta costituito da legna da ardere) contro una media dell’Europa continentale che raggiunge il 54% dell’incremento annuale. Per fare un paragone, a partire da una copertura forestale equivalente, la produzione di legno in Germania è oltre 10 volte quella dell’Italia. A questo si aggiunge che, in Italia, la superficie forestale complessiva negli ultimi 30 anni è triplicata e si è espansa di circa 53mila ettari all’anno a discapito di terreni agricoli e pascolivi abbandonati nelle aree montane e rurali: oltre che essere uno spreco di materia prima questo bosco non gestito alimenta i rischi naturali connessi ai cambiamenti climatici come l’impatto di parassiti, dissesti idrogeologici e aumenta il carico d’incendio. Nel nostro paese esistono inoltre vincoli di tutela più stringenti rispetto al resto d’Europa, tutela che però non corrisponde a corretta gestione: appena il 18% delle foreste è sottoposto alla pianificazione forestale e solo il 10% di queste aree è interessata a certificazione forestale.
La certificazione
La certificazione forestale è di particolare importanza per attuare la gestione forestale sostenibile delle nostre foreste e per un utilizzo del legno di origine nazionale da parte delle nostre imprese, perciò si guarda con estremo interesse l’aumento sia delle superfici certificate che il numero delle aziende con Catena di Custodia (CoC) registrato lo scorso anno in Italia. Il 2024 segna un aumento delle superfici forestali certificate secondo lo standard PeFC (1.061.059,26 ettari e + 8,2% rispetto al 2023) ed FSC (115.100 ettari e +35% rispetto al 2023) ma anche delle Catene di Custodia (CoC) con un incremento del 16,8% per lo standard PeFC portando il totale a 1.585, e del 6,2% per lo standard FSC che porta il totale a 3.733 i certificati attivi.
È fondamentale, invece, un cambio di paradigma e alla tutela affiancare una gestione che permetta anche un aumento della produzione. In questo contesto, Conlegno rileva che potrebbe mancare il legno per i pallet e imballaggi di legno a causa di 3 fattori: utilizzo alternativo di alcune misure di legname, come le sotto misure oggi per il bancale e domani per la produzione di XLAM per la bioedilizia; regolamenti europei di salvaguardia degli habitat che ridurranno il volume di tagli. In Polonia e in Italia sta già succedendo questo: Polonia - i volumi di taglio si sono ridotti del 30% in Trentino la ripresa annua delle foreste trentine è di 400mila metri cubi mentre la capacità di taglio delle segherie trentine è di 1,4 milioni di metri cubi e se l’economia fosse in un ciclo più positivo?, mancherebbero materia prima e dipendenti.



