Milano

Il futuro della cultura in dieci megatrend

L’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del PoliMi presenta la ricerca sul futuro della cultura e dei musei nei prossimi dieci anni. Intelligenza Artificiale, tecnologia e sociale i megatrend a maggior impatto

di Giuseppe Cosenza

Il convegno dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del PoliMi

4' di lettura

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Qual è l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’esperienza culturale dei visitatori museali e come cambia l’offerta culturale? L’introduzione di sistemi algoritmici può orientare il comportamento dei visitatori all’interno dei musei? Esiste, inoltre, un fil rouge che collega il destino delle nuove e delle vecchie generazioni nella modellazione dell’offerta museale?
A queste domande il convegno “Innovazione nella Cultura tra passato e futuro: i megatrend dei prossimi dieci anni”, promosso dall’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano ha dato le sue risposte, a dieci anni dalla sua nascita.

Il convegno

 
I megatrend

L’Osservatorio, grazie alla sua esperienza ha individuato e validato con la sua community di riferimento alcuni megatrend tecnologici e sociali destinati a incidere il futuro della cultura nella prossima decade. Partendo da un’analisi strutturata di quattro macrocategorie di trend – tecnologici, sociali, politico-sistemici e climatico-ambientali – è stata fatta una distinzione tra quelli forti e deboli e poi, una successiva proiezione temporale scegliendone dieci che avranno un impatto sulla cultura.

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Megatrend


Il primo megatrend attiene alla Personalizzazione dell’esperienza culturale e museale sulla falsa riga delle piattaforme VOD, quali Netflix, RaiPlay, Prime, che offrono (quasi) su misura content digitali. In questo processo, l’intelligenza artificiale offre un contributo decisivo, rendendo possibile un’interazione più mirata, dinamica e aderente ai bisogni del pubblico. La Galleria Nazionale dell’Umbria ha sviluppato la web app AifeelGNU, basata sull’intelligenza artificiale, che elabora lo stato emotivo iniziale del visitatore, l’età e il tempo a disposizione per proporre un percorso di visita personalizzato, prestando attenzione anche al benessere dell’utente al termine dell’esperienza. L’intelligenza artificiale facilita soluzioni che in passato erano molto difficili da realizzare, se non a costi molto elevati, come le traduzioni istantanee multilingua e le interfacce accessibili e dinamiche, capaci di adattarsi alle esigenze della persona.
Gli ulteriori megatrend influenzati dall’intelligenza artificiale riguardano il Mondo del lavoro, dalle professioni ai processi operativi, fino allo Sviluppo dell’offerta culturale. L’IA non sostituirà integralmente il lavoro degli operatori culturali; tuttavia, secondo l’Osservatorio, gli strumenti basati sull’IA potranno potenziare le capacità dei creativi e dei professionisti della cultura nell’analisi dei dati, nella ricerca di informazioni e nella progettazione di eventi e mostre.

Piattaforme come Europeana o Google Arts & Culture utilizzano già l’IA per creare ecosistemi digitali che connettono persone, luoghi e oggetti culturali digitalizzati, favorendo nuove modalità di fruizione e interazione. Un ulteriore ambito di sviluppo riguarda l’efficienza degli agenti IA, teoricamente in grado di svolgere in autonomia singole fasi del processo produttivo o, in prospettiva, interi cicli di lavoro.

Le variabili

Sul tema dell’IA la ricerca richiama l’attenzione su un concetto cruciale come la trustworthy, ossia la fiducia nell’IA fondata sulla sua affidabilità, trasparenza e sulla conformità a principi etici riconosciuti; al contrario, un uso improprio dell’intelligenza artificiale può rappresentare un forte deterrente.
Il vibe-coding consente di sviluppare applicazioni e interfacce web senza possedere competenze avanzate di programmazione, riducendo in modo significativo tempi e costi di realizzazione. Si tratta di funzionalità particolarmente utili per le imprese culturali e creative di piccole dimensioni, che spesso faticano a rispondere con tempestività ed efficienza alle richieste e alle esigenze delle istituzioni, proprio a causa delle limitate risorse disponibili.

Il focus sui megatrend tecnologici prosegue con i Visitatori e spettatori aumentati, la Diffusione di luoghi sensorizzati e intelligenti, la Mediazione algoritmica delle piattaforme e l’Affermazione di pratiche collaborative nella condivisione dei dati. L’evoluzione di tali tendenze si fonda sulla fiducia nella capacità della tecnologia di migliorare sia l’offerta sia la domanda culturale, contribuendo a rendere l’esperienza più accessibile e personalizzata.

I tre megatrend sociali – la Silver economy, Gen Z e Gen Alpha e Luoghi culturali come spazi comunitari – offrono spunti interessanti. Nel corso Dicolab «Futures studies per la cultura» della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, tra i fenomeni più rilevanti analizzati, emerge l’accentuarsi degli squilibri demografici. La popolazione mondiale dovrebbe raggiungere circa 9,7 miliardi di persone nel 2050 e 10,9 miliardi nel 2100. Al tempo stesso, il progressivo calo della fertilità e della mortalità determinerà un generale invecchiamento della popolazione. Nei Paesi più ricchi, la riduzione della natalità e l’aumento dell’aspettativa di vita eserciteranno una pressione crescente sui sistemi sanitari e previdenziali, nonché sul mercato del lavoro. La relazione elaborata nel 2013 da RAND Europe per ESPAS prevede, per il 2030, un’età media di 44,7 anni nell’Unione europea a 27 Paesi, a fronte di una media mondiale di 33,2 anni. Ne consegue che l’offerta culturale debba rimodellarsi tenendo conto della cosiddetta Silver economy, sia dal lato della produzione culturale sia da quello del benessere.
In questa prospettiva, la cultura assume progressivamente una funzione di cura, diventando essa stessa una forma di medicina sociale e relazionale.

La relazione tra musei e istituzioni culturali risulta sempre più complessa nel confronto con le nuove generazioni, le cosiddette Gen Z e Alpha. Si è creato un solco, a volte incolmabile, in quanto i giovani spesso percepiscono le istituzioni culturali distanti dal loro stile di vita. Servirebbe un cambiamento di prospettiva, accompagnato da una solida autocritica, per progettare un’offerta culturale realmente al passo con i tempi e capace di generare senso e valore.
L’ultimo megatrend evidenzia come i Luoghi della cultura stiano evolvendo in spazi comunitari, nei quali le diverse generazioni si incontrano e convivono. In questa trasformazione, gli istituti culturali diventano materia viva, inclusivi e orientati alla cittadinanza attiva.

La visione degli esperti

Secondo Francesca Cruciani, ricercatrice dell’Osservatorio, «il megatrend più impattante è l’IA a supporto dei lavoratori della cultura, perché rende più efficienti i processi e potenzia la metadatazione e la catalogazione del patrimonio digitale. A questo si aggiunge il vibe coding, che aiuta le imprese a rispondere in maniera diversificata alle esigenze delle istituzioni e a contenere i costi». Cruciani sottolinea, inoltre, come «il trait d’union tra le generazioni Silver e quelle più giovani sia la trasformazione dei luoghi della cultura in ambienti nei quali fare comunità, scambiarsi idee e creare in maniera condivisa diventano elementi fondamentali».

Il convegno dell’Osservatorio rimane un appuntamento annuale importante capace di offrire una vetrina alle principali novità in ambito culturale e tecnologico. Molto interessante è stata la presentazione del «Manifesto per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale», promosso da Alessandro Bollo, direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, che affronta in chiave etica, attraverso nove punti, una questione non soltanto tecnologica. È evidente che anche questo sarà uno dei temi centrali del prossimo futuro.

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