Leader della crescita 2026

Il fotovoltaico approda alla maturità: ora conta la qualità degli impianti

A fare la differenza non è più la quantità di chilowatt installati ma come si progetta, si gestisce e si mantiene. E’ la stagione delle competenze

di Claudia La Via

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Non è più una corsa a chi aggiunge più chilowatt. Dopo l’età dell’entusiasmo e degli incentivi, il fotovoltaico italiano entra in una fase di maturità: oggi a fare la differenza non è quanto si installa, ma come si progetta, si gestisce e si mantiene. È la stagione delle competenze, della qualità e della filiera integrata - la stessa logica che sta trasformando l’impiantistica nel suo complesso.

Secondo Terna, al 30 settembre 2025 risultano connessi in Italia oltre due milioni di impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 41,1 gigawatt. La crescita rispetto a fine 2024 è stata del 9% in numero di impianti e dell’11% in potenza. Un dato solido, ma che segna un rallentamento rispetto ai due anni precedenti: nei primi sei mesi del 2025 le nuove installazioni sono diminuite del 15,9% rispetto allo stesso periodo del 2024.

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Il settore, però, non si sta fermando: sta solo cambiando direzione. La nuova stagione del fotovoltaico si misura nella qualità degli impianti, nella loro integrazione con la rete e nella capacità di funzionare per anni con rendimenti stabili e prevedibili.

È un passaggio da un’economia di quantità a un’economia di competenze. Servono progettisti capaci di valutare esposizione e ombreggiamenti, tecnici esperti di inverter e accumuli, manutentori che conoscano le logiche di rendimento nel lungo periodo. Il fotovoltaico non è più un mestiere improvvisato: è un settore industriale con regole, responsabilità e margini che si spostano dall’installazione alla gestione.

È su questo fronte che si gioca la vera competizione del futuro. Le aziende che crescono non sono più quelle che installano di più, ma quelle che seguono l’intero ciclo di vita dell’impianto: autorizzazioni, progettazione, costruzione, manutenzione e gestione. La manutenzione, un tempo considerata un costo accessorio, è oggi infatti un fattore strategico: monitoraggio da remoto, diagnostica predittiva, pulizia programmata, sostituzione dei componenti prima del guasto. È qui che si sposta il valore.

Un esempio è quello della siciliana Tresun, ventitreesima nella classifica Leader della Crescita 2026 del Sole 24 Ore–Statista e terza nella sezione Energia e servizi pubblici. Fondata da Massimo Alfredo Lauria - oggi amministratore delegato - insieme ad altri due soci, l’azienda nata a Belpasso, in provincia di Catania, è passata in pochi anni da una società semplificata con un capitale di 1.000 euro a un gruppo con oltre 240 dipendenti e un fatturato di 18,6 milioni di euro. «Il fotovoltaico sta vivendo una trasformazione: conta meno quanta potenza si installa e più come si lavora», spiega Lauria. «Per noi significa valorizzare la competenza interna, costruita con formazione tecnica continua e un forte senso di appartenenza al team». Pur lavorando su impianti di grande taglia e con una struttura di oltre duecento dipendenti, Tresun rivendica ancora una cultura artigiana del lavoro. Per Lauria, è proprio quell’approccio a fare la differenza: la precisione manuale, il controllo diretto dei processi, l’attenzione al dettaglio che garantisce performance elevate e impianti durevoli.

La scelta strategica è stata puntare sull’operation and maintenance (O&M), la gestione e manutenzione degli impianti, attività su cui Tresun è oggi tra i leader italiani. «Abbiamo puntato sull’O&M quando quasi nessuno lo faceva: non per moda, ma per necessità di mercato. Col tempo è diventato il nostro punto di forza». Gestire gli impianti significa, spiega Lauria, «creare valore, perché il cliente si accorge davvero della qualità del tuo lavoro quando un impianto si ferma e riesci a farlo ripartire in tempi rapidi».

Oggi l’azienda copre l’intero ciclo dell’impiantistica solare, dall’engineering e construction fino alla rigenerazione dei componenti. «Abbiamo scelto di specializzarci in attività che pochi fanno, come la rigenerazione degli inverter o la produzione di trasformatori in resina con la nostra partecipata Pianotrafo: un modo concreto per dare vita a un’economia circolare nel fotovoltaico». Nel laboratorio di elettronica interno, infatti, anche i materiali non più utilizzabili non finiscono in discarica: vengono selezionati, recuperati e reimmessi sul mercato attraverso la piattaforma online dell’azienda. Per Lauria, la direzione è chiara: «La transizione ecologica non significa solo costruire nuovi impianti, ma far durare e rendere efficienti quelli esistenti». È la logica che accomuna le imprese più solide del settore: investire in qualità tecnica, formazione e sostenibilità, costruendo valore nel tempo.

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