Il fisco ora riabiliti il mattone. Sarà la spinta vera all’economia
Servono interventi di portata strutturale tra tassazione indiretta delle compravendite, società di comodo, operazioni immobiliari, riqualificazione dell’ambiente e famiglie
di Primo Ceppellini e Roberto Lugano
4' di lettura
4' di lettura
Il fabbisogno di liquidità di imprese e autonomi – oggetto di molte norme del decreto Rilancio – è sicuramente la questione oggi più urgente, ma una pianificazione economica di ampio respiro deve ragionare anche su come le variabili fiscali possano far ripartire gli investimenti. Per il futuro prossimo sono infatti indispensabili interventi di tipo strutturale: solo un fisco più leggero e una riduzione dei vincoli burocratici, infatti, possono aiutare a a far tornare la fiducia negli operatori e a canalizzare in investimenti risorse che altrimenti resterebbero congelate.
Prendiamo come esempio uno dei settori più delicati dell’economia nazionale, ovvero quello immobiliare: basterebbero pochi interventi, tutto sommato semplici anche se forse pesanti in termini di riduzione (ma solo immediata) di risorse per l’erario. Si deve trattare di interventi strutturali: le misure del nuovo decreto che introducono e ampliano fino al 110% crediti di imposta temporanei e bonus “a tempo” per gli interventi edilizi, seppur positive, non hanno questa forza.
Per far ripartire il settore si devono infatti considerare le condizioni del mercato e le esigenze dei soggetti: la difficoltà delle famiglie ad acquistare abitazioni e spesso la preferenza dell’affitto, la necessità di riqualificare aree e quartieri cittadini, l’esigenza di strutture specifiche (ad esempio per gli anziani) sono solo alcune delle variabili. Il mattone, dopo anni in cui è stato considerato un bene rifugio, è visto oggi come un investimento a basso reddito e super tassato: questo è l’elemento che deve essere rimosso al più presto.
Il possesso degli immobili e la patrimoniale “di fatto”
Chi detiene un immobile sa che va incontro a una tassazione patrimoniale “di fatto”, a prescindere dalla produzione o meno di un reddito, che si ripete ogni anno ed è composta da imposte dirette sulle rendite e da tributi locali. Un primo tipo di intervento, forse il più semplice, dovrebbe ammorbidire questo prelievo.
Occorre poi considerare che molto spesso la liquidità che potrebbe essere investita nel settore immobiliare è detenuta da imprese. In tali casi, poiché si vuole evitare di inserire l’immobile nel patrimonio aziendale “a rischio”, la scelta naturale è l’impiego di società immobiliari. Ma questo si scontra contro un grande scoglio dell’attuale sistema – non a caso oggetto di dibattito ma non ancora risolto a livello normativo – e cioè la disciplina delle società di comodo.

