Il prezioso secondo solo ai diamanti

Il Fei Cui vale quasi otto miliardi e conquista l’Occidente

Un gruppo di lavoro internazionale nell’ambito della confederazione Cibjo sta definendo nomenclatura e standard della giada più preziosa

di Rita Fatiguso

L’attrice Emilia Clarke ha sfoggiato preziosi orecchini in giada agli Emmy Awards del 2018 (Getty Images)

3' di lettura

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Code di cinesi adoranti sfilano ogni giorno davanti alla teca del Museo del Palazzo nazionale di Taipei che racchiude una giadeite di soli 18 centimetri a forma di cavolo. È un’icona della dinastia Qing che, in linea con l’arte del Feng Shui, simboleggia prosperità e fertilità, salute e benessere. Tutto ciò poco o nulla dice al mondo occidentale, mentre incarna ed esalta, al contrario, il valore che la giada riveste da millenni per l’area asiatica. Un valore che, a livello economico, sfiora i 30 miliardi di euro, mentre la qualità più pregiata, chiamata Fei Cui, vale circa otto miliardi e tra i preziosi è seconda soltanto ai diamanti. Con la differenza che le vendite di diamanti ora stanno soffrendo in Asia, con la capacità di spesa dei cinesi ostacolata dalla moral suasion del Governo centrale a non spendere in beni di lusso, soprattutto se occidentali, e a non esibirli. Nonché per il semi-blocco dei flussi dei fondi in atto. Investire in giada di altissima qualità, quindi, può essere un’ottima alternativa per i cinesi e, di converso, un’opportunità di business rilevante per chi opera nei preziosi.

Se questa pietra dura, famosa per il colore verde (ma le sfumature variano, il cavolo di Taipei infatti è multicolore) geologicamente ha l’epicentro in Birmania, la lavorazione e il commercio seguono da sempre le rotte delle province dello Yunnan e del GuangDong. Rimasta incastonata nella storia della civiltà cinese anche per le proprietà magiche e curative che le vengono attribuite, la giada da gioielleria è sfidante a partire dal nome. Lo standard considerato da Cibjo-The world jewellery confederation, si chiama Fei Cui e si riferisce esclusivamente a minerali preziosi come giadeite, omfacite e cosmocloro. Da sei anni, la confederazione mondiale presieduta da Gaetano Cavalieri, ha aperto un nuovo e storico capitolo di azione, inaugurando sul Fei Cui un lavoro certosino di nomenclatura tecnica e set di standard, a partire dalla definizione della pietra, in collaborazione con agenzie e centri di studio cinesi. Il congresso Cibjo 2024 di Shanghai ha favorito l’elaborazione di una Fei Cui Guide, che sarà integrata con i criteri Esg Iso e inserita nei Blue books Cibjo, con l’obiettivo di creare uno standard integrato Iso Qms. In seguito ci si dedicherà a formare attivamente anche le competenze dei gemmologi di tutto il mondo sul Fei Cui.

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Del resto, dato il valore culturale di questa pietra sarebbe impensabile un percorso privo della collaborazione cinese. Ren Lu, esperto e docente dell’Istituto gemmologico a Wuhan ha invitato non a caso alla prudenza «perché ogni famiglia la vorrebbe in casa e quindi la considera sacra, ogni cinese la vorrebbe al polso; per questo il lavoro va fatto con attenzione e tatto senza trascurare la tradizione, garantendo l’autenticità». Le regole contano, ha raccontato Julius Zheng, analista esperto di gioielleria, ricostruendo la storia della leggendaria famiglia Lee di Hong Kong, alla terza generazione. Il capostipite Lee Ben Ren diventò il re della giada acquistando otto tonnellate a Nord di Burma rivendute poi in Cina per 100mila dollari di argento cinesi. «Quando il commercio della giada partì da Hong Kong nel 1964, gli Usa imposero subito un embargo sulla “jadeite jade Fei Cui” – ricorda Julius Zheng -. Il commerciò crollò ma, due anni dopo, la situazione si riprese con la costituzione della Hong Kong Jade and stone manufactures association e la giada iniziò a circolare con tanto di marchio d’origine».

La rilevanza strategica dei lavori del Fei Cui working group di Cibjo è apparsa evidente per il sostegno attivo della China’s National gems & gemstone testing company, della Gemmological association of Hong Kong e della Hong Kong Jewellers’& goldsmiths’ association (presieduta da Kent Wong, dg del più grande retailer di gioielli mondiale, Chow Tai Fook, con novemila negozi). Un segno del successo è stato lo streaming su media cinesi della sessione del congresso sul Fei Cui, con mezzo milione di spettatori. Affascinante il racconto di Yang Lang, una gloria dello star system, che ha spiegato come sia cresciuta anche in Occidente la passione per i gioielli con questa pietra, amati da celebrities come Gloria Swanson a Jessica Chastain. Ma solo adottando un nome unificato a livello mondiale il commercio si può internazionalizzare stabilmente.

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