«Il dottore dipendente diventa burocrate, meglio la medicina di gruppo»
Per il presidente dell'Ordine dei medici Filippo Anelli la riforma della medicina di famiglia snatura la categoria e colpisce il rapporto di fiducia con il paziente
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«Con il passaggio alla dipendenza salta il rapporto di fiducia con il dottore perché avremo un medico a prestazione. Il dipendente fa le sue ore e spegne il telefono mentre il medico di famiglia oggi lavora anche con la febbre per non lasciare i propri assistiti. La dipendenza snatura interamente la categoria perché introduce un mero burocrate dentro la Casa di comunità». Filippo Anelli, presidente dell'Ordine dei medici e medico di famiglia con studio vicino a Bari dove ha visitato anche ieri, boccia senza appello la riforma dei medici di famiglia annunciata dal ministro della Salute Schillaci: «È stato un fulmine a ciel sereno, ma sono sicuro si rivelerà una tempesta in un bicchiere d'acqua».
Perché?
Ci sono due errori di fondo: prima di tutto di metodo. Abbiamo sempre avuto una stretta collaborazione con il ministro, ma non stavolta. Come si fa a prendere una iniziativa che tocca una cosa così delicata come il rapporto medico paziente senza sentire la categoria? Il secondo errore è il fatto che anche se formulasse una proposta non credo che ci sia sufficiente consenso tra le Regioni anche di centro destra e nella maggioranza per andare in fondo. Si rischia un inutile braccio di ferro
Schillaci è due anni che insieme alle Regioni studia questa riforma. Sicuro non sia necessaria?
Non non c'è bisogno perché i medici già oggi in base alla convenzione è previsto che lavorino nelle Case di comunità. Bisogna solo organizzarsi









