Ricordate il caso dei chip Nvidia finiti misteriosamente (e illegalmente) in Cina? Il caso, dopo mesi di indagini, sembra vicino a una svolta, e tocca proprio Nvidia nel suo interno. La procura distrettuale di Keelung, a Taiwan, ha infatti disposto la custodia cautelare di un dipendente del colosso californiano nell’ambito dell’inchiesta sul presunto contrabbando di chip per l’intelligenza artificiale verso la Cina.
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Lo scorso 24 luglio, gli investigatori hanno perquisito l’abitazione dell’uomo e la sua postazione di lavoro nell’ufficio di Taipei dell’azienda, e il tribunale ha poi accolto la richiesta di detenzione con le accuse di falso e infedeltà patrimoniale.
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Secondo la procura, che nel comunicato ufficiale non nomina Nvidia, l’indagato è fortemente sospettato dei reati contestati, tra cui la falsificazione di documenti commerciali, e sussistono rischi di fuga, distruzione delle prove e collusione con complici o testimoni.
L’inchiesta, come noto, era stata aperta a maggio. Al centro ci sono circa cinquanta server prodotti da Super Micro Computer ed equipaggiati con chip avanzati di Nvidia, che sarebbero stati spediti verso la Cina, Macao e Hong Kong con documentazione contraffatta, in violazione dei controlli americani all’export.
Alcune spedizioni, sdoganate a Taiwan, avrebbero raggiunto la Cina passando per il Giappone. Da lì iniziò una serie di controlli, e anche qualche arresto. Ora, con l’ultimo arresto di un dipendente Nvidia, salgono a sette le persone in custodia, tra cui due dipendenti di Super Micro e uno di Albatron Technology, società quotata a Taipei.
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Va ricordato che gli Stati Uniti limitano dal 2022 l’esportazione verso la Cina dei semiconduttori più avanzati per l’intelligenza artificiale, di cui Nvidia è il principale produttore. Ma la domanda cinese ha alimentato un mercato nero che le autorità faticano a contenere.
A marzo scorso, il Dipartimento di Giustizia americano aveva incriminato tre persone, tra cui il cofondatore di Super Micro Yih-Shyan “Wally” Liaw, per un presunto schema di contrabbando di chip Nvidia verso la Cina dal valore di 2,5 miliardi di dollari.
Nvidia, in una dichiarazione a Bloomberg, ha definito il contrabbando una strada impraticabile, precisando di vendere i propri prodotti solo a partner conosciuti proprio per garantire il rispetto dei controlli all’export, e che i chip deviati illegalmente non ricevono assistenza, supporto né aggiornamenti. La procura non contesta alcun illecito all’azienda, né a Super Micro.
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