Il film

Il diavolo a spasso per Milano

Da oggi nei cinema il sequel del film con Meryl Streep, Stanley Tucci e Anne Hathaway, che un po’ moraleggia e un poco annoia

di Cristina Battocletti

A vent’anni di distanza, arriva il sequel de Il Diavolo veste Prada con gli stessi protagonisti

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

A vent’anni di distanza, torna la redazione di «Runaway» con la perfida e cinica direttrice Miranda (Meryl Streep) e il suo braccio destro Nigel (Stanley Tucci) ad affrontare una nuova emergenza tra imperio della Moda e crisi della carta stampata. Il diavolo veste Prada 2, che si appresta a essere il nuovo sbanca botteghino della stagione, conferma la stessa squadra, dagli attori – Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci – al regista, David Frankel, con aggiunte importanti una serie di personaggi nuovi, tra cui Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu, Patrick Brammall, Caleb Hearon, Helen J. Shen e B.J. Novak. Mentre Tracie Thoms e Tibor Feldman riprendono i loro ruoli di “Lily” e “Irv”.

La trama

La prima ad essere colpita da tramonto/stravolgimento dei mezzi di comunicazione tradizionali è Andy (Anne Hathaway), ex stagista di «Runaway», che rispetto alla prima versione de Il diavolo veste Prada ha fatto strada nel giornalismo di inchiesta. Ma proprio mentre riceve un importante riconoscimento perde il lavoro. La sorte le tende la mano e viene richiamata a «Runaway» con il compito di portare nel tempio della Moda l’inchiesta. Ritrova le stesse condizioni di vassallaggio dei sottoposti che aveva sperimentato a suo tempo e, in un mondo dominato dai like, assapora tiepide vittorie, che non smuovono Miranda, fino a che ha la sua rivincita nella capitale italiana della Moda.

Loading...
L’inossidabile Miranda e i suoi fedeli

Milano

NY, sede del giornale, è sempre in primo piano, ma c’è posto (molto) anche per la bellezza sfidante e spigolosa di Milano. E non solo nei suoi luoghi tradizionali, come Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II. C’è l’Accademia di Brera, dove si svolge la sfilata di Moda, Palazzo Clerici, la chiesa Santa Maria delle Grazie, Palazzo Parigi, Villa Arconati, il Quadrilatero della Moda, Piazza dei Mercanti, via Filodrammatici, l’ex cinema Metropol, ora luogo di sfilate per un grande brand italiano.

Mentre giravano, solo l’anno scorso, la città era paralizzata dalle folle di ammiratori e cuoriosi con deviazioni di traffico annesso.

Per fortuna, l’interno del Museo del Cenacolo Vinciano di Leonardo da Vinci è stato ricreato in un teatro di posa, poiché qualsiasi illuminazione utilizzata durante le riprese avrebbe danneggiato il dipinto originale.

C’è anche una puntata a Como, adorata dagli stranieri, a Villa Balbiano.

Torna, dopo 20 anni, il sequel del Diavolo veste Prada

Photogallery16 foto

Pregi

Il meglio del film sta nella recitazione di Meryl Streep nei birignao di personaggi più o meno noti della cultura che sono uguali in tutto il mondo. Vent’anni fa, sul set, Streep evitava deliberatamente di socializzare con Emily e Anne. Ora i legami sono diventati stretti e Hathaway poveretta è costretta a fare sempre la stessa parte dell’ingenuotta di cuore-casca nei tranelli, anche se ha vinto il simil Pulitzer per il giornalismo di inchiesta. Per abbastanza improbabile che non si sia svegliata un po’. C’è poi l’apparizione di Lady Gaga con una nuova canzone, dal titolo Runaway. Lei, ritratta per pochissimo è sempre superba con la testa da Dea proveniente da Marte.

Difetti

La sceneggiatura è ancora di Aline Brosh McKenna, ma mentre la prima versione era un adattamento diretto del libro di Lauren Weisberge, questa, fermi i personaggi, prende strade diverse e qui vengono i problemi. La trama cerca di affrontare una crisi serie, come quella dei media tradizionali, che è occupazionale, ma anche politica, in maniera moraleggiante e superficiale, togliendo smalto alla commedia, che sarebbe stato un ottimo genere per rappresentare il tema. I dialoghi in materia dimostrano mancanza di conoscenza approfondita del settore, frutto di un sentito dire che sarebbe stato facilmente correggibile con qualche addetto ai lavori.

I marchi

Il film vorrebbe contestare lo strapotere dei marchi di Moda e dei magnati sul giornalismo in ginocchio, ma lo riafferma dando contentini a tutti i brand. La diavolessa e i suoi circostanti vestono, infatti, marchi estremamente visibili e, a volte, associata al viso dei loro patron. Per assurdo Prada c’è pochissimo.

Conclusioni

Chi scrive ha guardato spesso l’orologio, ma se vi è piaciuto Il Diavolo veste Prada prima versione ritroverete i vostri beniamini e per i fashion victim c’è da rimanere inebriati: Hathaway ha “subito” più di 47 cambi di abito, Miranda 28. Inoltre, speriamo che gli introiti che la valangata di turisti porterà a Milano con la visione mondiale del film, serva ad aiutare i cittadini rimasti indietro con l’aumento esponenziale del costo della vita.

E soprattutto andare al cinema fa sempre bene. Chissà mai che vedendo il trailer di un’altra pellicola, venga la voglia di ritornarci.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti