Piano casa, stretta anti furbetti. Dati al Fisco e stop ai benefici
di Giuseppe Latour e Giovanni Parente
di Giovanna Mancini
4' di lettura
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Dall’oggetto al progetto: è questo il grande passo che le aziende italiane dell’arredamento e del design devono fare per restare competitive e continuare ad associare un valore aggiunto distintivo ai propri brand.
Progettare e realizzare non soltanto signoli prodotti, ma soluzioni di interni, capaci di riflettere la propria identità ricorrendo al proprio catalogo oppure costruendo partnership e sinergie con altre aziende, in modo da integrare le competenze.
Questo fenomeno, in atto da qualche anno nell’industria italiana dell’arredamento, è più che mai evidente quest’anno al Salone del Mobile, che a questo concetto ha dedicato un nuovo spazio, chiamato S.Project. Qui, assieme a molte new entries e ad aziende legate al mondo dei rivestimenti o della decorazione, espongono anche alcuni gruppi industriali di recente sviluppo (come Design Holding e Boffi-De Padova) che al proprio interno raggruppano diversi marchi, specializzati in segmenti differenti ma capaci di creare sinergie in una logica di offerta integrata per il mercato.
Ma la tendenza è evidente in tutti i padiglioni, dove le aziende presentano collezioni sempre più complete, che comprendono diversi elementi d’interior, e sempre più fluide, capaci cioè di adattarsi sia a un uso residenziale, sia a un uso pubblico (alberghi, ristoranti o altri spazi collettivi). Come il divanetto Taiki o la console Ella pensati da Lema per la casa, ma utilizzabili anche in un hotel, come spiega il presidente Angelo Meroni. Non è un caso: l’azienda brianzola ha avviato nel 2006 una divisione contract che impiega 40 persone tra Giussano e Londra (sede di numerosi e prestigiosi studi internazionali di architettura, che realizzano prgetti in tutto il mondo) e le competenze acquisite da questa business unit sono state ovviamente riversate anche nella divisione casa, dice Meroni, creando dei pezzi «trasversali». Tra i principali progetti in cui è coinvolta Lema (che è il primo operatore italiano in volumi nel contract residenziale e hospitality su Londra), la realizzazione di tutti gli interni delle camere del Great Scotland Yard Hotel, il nuovo albergo della Unbound Collection di Hyatt.
Il mondo dell’hospitality – e del contract in generale – è del resto sempre più rilevante per l’industria dell’arredamento, come dimostra anche l’indagine di Mediobanca sui bilanci 2017 delle 330 più grandi aziende del comparto: a crescere di più, rispetto al 2013, sono state le imprese che producono mobili per gli spazi pubblici (+12%). Tra queste la bolognese Paolo Castelli, che in pochi anni ha più che raddoppiato il proprio fatturato, superando i 30 milioni di euro, proprio grazie a forniture contract o chiavi in mano. Tra i principali progetti a cui sta lavorando attualmente, il Pan Pacific Hotel Bishop Gate di Londra (con LendLease), dal valore di 12 milioni di euro, e il Forum El Djazair Hotel di Algeri, entrambi alberghi di lusso. Al salone Castelli presenta la nuova collezione Code, che si ispira agli anni 30 nelle forme, ma sperimenta sui materiali (marmi, metalli, tessuti...) usando la grande tradizione deegli artigiani italiani, anche in questo caso dando vita a prodotti pensati per il contact ma adatti anche alla casa e viceversa.