Geopolitica

Il declino del multilateralismo non è detto sia definitivo

La multipolarità, definita dalla presenza di più potenze in competizione, tende a generare instabilità

di Andrea Colli

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Multilateralismo e multipolarismo sono spesso confusi, ma rappresentano dinamiche distinte nelle relazioni internazionali. Il multilateralismo si riferisce alla cooperazione tra Stati per raggiungere obiettivi comuni—come pace, commercio o tutela ambientale—attraverso istituzioni come l’ONU o il WTO e molte altre, sviluppatesi principalmente nella fase successive alla Seconda Guerra Mondiale. È fondato su principi liberali e fiducia reciproca, con l’obiettivo di conseguire benefici condivisi. Tuttavia, la sua efficacia dipende dalla percezione di questi obiettivi come “davvero” comuni.

La forma moderna del multilateralismo nasce dalle orribili devastazioni della Seconda guerra mondiale. Nel suo discorso conclusivo, tenutosi alla fine della Conferenza di Bretton Woods del 1944, l’allora Segretario al Tesoro USA Henry Morgenthau sottolineò che interesse nazionale e cooperazione internazionale non erano, e non dovevano assolutamente concepirsi come conflittuali.

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Eppure nessuno di noi ha mai riscontrato alcuna incompatibilità tra la devozione verso il proprio Paese e l’azione congiunta.

Anzi, abbiamo scoperto che la sola autentica garanzia per i nostri interessi nazionali risiede nella cooperazione internazionale.

Abbiamo compreso che il modo più saggio ed efficace per tutelare i nostri interessi nazionali è proprio attraverso la cooperazione internazionale — cioè attraverso uno sforzo comune per il raggiungimento di obiettivi condivisi.

Si trattava di una osservazione alla fine improntata a un tradizionale “realismo” – che vedeva il rilievo degli Stati sovrani, ma che però riconosceva dunque che gli obiettivi nazionali potevano essere meglio raggiunti solo tramite la collaborazione globale, ponendo le basi per istituzioni che hanno sostenuto decenni di ripresa economica e pace.

Storicamente, il multilateralismo ha assunto forme diverse—come il nel corso del diciannovesimo secolo ben due “Concerti d’Europa” o, ad esempio, la creazione della Società delle Nazioni all’indomani della fine della Grande Guerra—ma spesso si è rivelato fragile. Il suo emergere nella forma più compiuta, quella che ha accompagnato il grande processo di integrazione globale nel corso degli ultimi ottant’anni, ha richiesto la presenza di un egemone disposto a far rispettare le regole. In assenza di tale leadership, le istituzioni multilaterali tendono inevitabilmente a indebolirsi sotto la pressione geopolitica.

Il momento unipolare post-Guerra Fredda, guidato dagli USA, ha visto l’espansione del multilateralismo liberale secondo il cosiddetto “Washington Consensus”. Una fase che, ve ricordato, ha anche sovente identificato gli interessi americani con quelli globali, sollevando dubbi su equità e rappresentanza.

Oggi, il multilateralismo affronta nuove sfide. Potenze emergenti come la Cina usano le piattaforme multilaterali per rafforzare la propria influenza, mentre gli Usa mostrano un atteggiamento quantomeno ambiguo nei confronti di una posizione di leadership globale. Questo indebolimento della volontà e dell’accettazione egemonica mina la stabilità del sistema. L’organizzazione mondiale del commercio, ad esempio, è fortemente indebolita da dispute commerciali e spinte nazionaliste.

La multipolarità invece—definita dalla presenza di più potenze in competizione—tende a generare instabilità. Gli Stati agiscono inevitabilmente in modo aggressivo, riducendo gli incentivi alla cooperazione. Esempi storici, come la sfida della Germania al Concerto d’Europa o il fallimento della Società delle Nazioni, mostrano come la competizione multipolare e l’assenza di enforcement egemonico portino quasi inevitabilmente a drammatici collassi istituzionali.

Alcune condizioni storiche favoriscono dunque un multilateralismo efficace: il trauma seguente a un grande conflitto; la presenza di un egemone consapevole del proprio ruolo, e riconosciuto.

Attualmente, almeno tre di queste condizioni sono in discussione. Sebbene gli USA restino la potenza dominante, la loro volontà di esercitare un ruolo egemonico e l’ accettazione globale di tale condizione sono in declino. Il rischio è una deriva verso una multipolarità instabile, dove la politica transazionale e le lotte di potere sostituiscono la governance cooperativa.

In sintesi, il multilateralismo ha prosperato storicamente sotto stabilità egemonica e obiettivi condivisi. Il suo declino attuale non è senza precedenti—ma la storia mostra anche che può rinascere. La sfida è evitare che il catalizzatore necessario possa essere un ennesimo, devastante conflitto egemonico.

Università Bocconi

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