La mega Ipo da 75 miliardi di raccolta di SpaceX la scorsa settimana ha avuto effetti deflagranti sul settore della space economy quotato a Wall Street. Dal punto di vista della meccanica celeste, l’introduzione di un corpo di massa sufficientemente grande in una regione di spazio può alterare il potenziale gravitazionale locale e modificare la struttura delle orbite stabili: vale a dire i corpi meno massicci possono entrare in risonanza orbitale, subire un cambio di traiettoria gravitazionale o essere espulsi dal sistema. La stessa cosa è capitata a quelle società che in qualche modo operano negli stessi ambiti del gruppo di Elon Musk e che da qualche tempo sono quotati a New York. Hanno dovuto farsi da parte per il passaggio del nuovo corpo celeste. Così in un sol giorno le variazioni negative sono andate dal 10% al 30%.
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Rotazione di portafoglio per Rocket Lab
L’universo delle società spaziali quotate a Wall Street può essere suddiviso in alcuni grandi segmenti, molti dei quali si sovrappongono, almeno in parte, alle attività di SpaceX.
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Nel settore dei lanci spaziali il principale concorrente quotato è Rocket Lab, considerata da molti investitori la società più vicina al modello di business di SpaceX. Entrambe operano infatti nell’accesso allo spazio e nello sviluppo di vettori riutilizzabili, anche se con dimensioni e capacità ancora molto differenti.
Per mesi la società è stata di fatto uno dei pochi strumenti quotati per ottenere un’esposizione indiretta al mercato spaziale privato, in particolare come proxy dell’accesso al valore di SpaceX per gli investitori retail. Con l’avvio della quotazione di SpaceX, viene meno la necessità di utilizzare Rocket Lab come veicolo sostitutivo di esposizione al settore e parte degli investitori che avevano acquistato il titolo stanno quindi riallocando il capitale. Si tratta quindi di dinamiche di portafoglio, non di un deterioramento dei fondamentali, osservano gli analisti.
Nel primo trimestre dell’anno Rocket Lab (-10,8% il 12 giugno in Borsa) ha registrato ricavi record e backlog (valore totale degli ordini già firmati ma non ancora eseguiti o contabilizzati come ricavi) ai massimi storici: 344,1 milioni di dollari e 2,2 miliardi rispettivamente. Circa due terzi dei ricavi derivano ora dal segmento Space Systems, che include la piattaforma Photon, la produzione di satelliti e componenti spaziali. Questo indica un progressivo spostamento verso un modello di business a maggiore marginalità e più prevedibilità rispetto ai soli servizi di lancio.
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Un terzo del backlog (circa 792 milioni) è previsto in conversione entro 12 mesi. Tra i contratti figurano programmi governativi indipendenti dalla dinamica SpaceX, come i contratti Space Development Agency, 190 milioni di accordi con Anduril per il programma ipersonico HASTE e la partnership con Raytheon per il programma Golden Dome.
Il punto centrale resta però il programma Neutron: anche prima del lancio operativo, sono già stati firmati cinque contratti per missioni dedicate a una tariffa di 50–55 milioni di dollari per missione, contro gli circa 8,4 milioni del lanciatore Electron. Si tratta di un multiplo di circa 6–6,5 volte superiore. Il primo volo di Neutron è previsto nel quarto trimestre 2026 e rappresenta un catalizzatore chiave per la monetizzazione del nuovo modello di pricing.
Inoltre a livello borsistico, il Nasdaq ha confermato l’inclusione delle azioni della società nel Nasdaq-100 con efficacia dal 22 giugno. L’ingresso, secondo gli operatori di mercato, implica acquisti meccanici da parte di tutti gli ETF e strumenti indicizzati che replicano il benchmark, inclusi i principali fondi passivi.
EFFETTO SPACEX SUL COMPARTO
Andamento dei titoli legati alla space economy
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Altri pianeti minori
Nel comparto dei satelliti e dei servizi basati sui dati spaziali rientrano società come Planet Labs (-8,77% il 12 giugno), BlackSky (-9,87%), AST SpaceMobile (-15,5%) e Iridium Communication (-5,19%). Le aree di sovrapposizione con SpaceX riguardano soprattutto la gestione di costellazioni satellitari e i servizi di comunicazione o raccolta dati. In particolare AST SpaceMobile compete indirettamente con Starlink sul fronte della connettività globale, mentre Planet Labs e BlackSky presidiano il mercato dell’osservazione della Terra.
Un altro segmento strategico è quello delle missioni lunari e dei programmi finanziati dalla NASA. Qui operano Intuitive Machines (-13%), Astrobotic (-14%) e Firefly Aerospace (-19%), aziende impegnate nello sviluppo di lander, infrastrutture e servizi logistici per l’esplorazione della Luna. Anche SpaceX è protagonista di questo mercato grazie al coinvolgimento nel programma Artemis e allo sviluppo della versione lunare di Starship.
Invecchiare è diventato qualcosa da prevenire, rallentare e correggere. Botox, filler e lifting raccontano una società sempre più ossessionata dalla giovinezza.
Nel campo delle infrastrutture spaziali trovano posto Redwire (-11,5%) e Voyager Technologies (-14,5%), società specializzate nella produzione di componenti, moduli abitativi, sistemi di assemblaggio e tecnologie per operare in orbita. Si tratta di attività complementari ma sempre più vicine agli obiettivi di SpaceX, che punta a costruire un ecosistema industriale spaziale integrato.
Virgin Galactic, che ha ceduto il 12 giugno il 31,7% del proprio valore, è focalizzata esclusivamente sul turismo spaziale suborbitale, un segmento nel quale SpaceX è presente solo marginalmente attraverso missioni private ad alta quota e programmi speciali. Eppure è stato il saldo più pesante della giornata di venerdì scorso per il comparto.
Infine, discorso completamente diverso è quello dei grandi gruppi storici dell’aerospazio e della difesa, come Lockheed Martin, Northrop Grumman e Boeing. Pur avendo dimensioni e modelli di business molto diversi da quelli di SpaceX, queste aziende competono con il gruppo di Elon Musk in numerosi programmi governativi, dalle missioni NASA ai contratti militari e ai sistemi satellitari avanzati. Ma hanno le spalle sufficientemente grandi per non farsi scalfire e non perdere la loro orbita nello spazio, nonostante il nuovo arrivo a Wall Street.