Il debito pubblico? A livello globale rischia di essere un problema
Le tensioni sugli Usa e quelle sulla Francia, la calma sull’Italia: ecco quali debiti preocupano davvero secondo gli esperti
di Morya Longo
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
I rendimenti dei titoli di Stato trentennali sono saliti ben sopra il 5%, su livelli che sfiorano i massimi dal 2007. Quelli giapponesi sono su livelli che non si ricordano da decenni. Poi ci sono i titoli di Stato francesi, che fino a pochi mesi fa avevano uno spread rispetto a quelli tedeschi di 80 punti base (poi rientrati sui 60). E mentre quelli italiani, spagnoli e portoghesi sembrano in un’isola felice, la domanda che echeggia sui mercati è una e solo una: nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, Francia e altri Paesi, c’è un problema di debito pubblico? Insomma: c’è un allarme? I mercati sono molto tesi, soprattutto sugli Stati Uniti. Hanno ragione?
Dal Festival di Trento, in una tavola rotonda dedicata proprio a questo tema, la risposta è arrivata unica, forte e chiara: sì, il debito pubblico è un problema. «Il mondo è seduto su una probabile bomba del debito pubblico che se gestito male può scoppiare», afferma Rita Mascolo dell’Università di Catania. Per Maria Cannata, oggi presidente di Mts ma per molti anni direttrice del dipartimento del debito pubblico al Tesoro, «è molto importante avere presente che è un problema, perché quando si pensa che non lo sia si fanno scelte sbagliate e si avviano effetti incontrollati». Anche Arrigo Sadun, presidente di Tlsg Internatiobnal Advisor, ammette che «c’è un problema di debito pubblico». Poi aggiunge: «Va gestito per evitare che sfoci in un disastro e ci sono buone probabilità che si eviti il disastro».
Il debito Usa: nuovo sorvegliato speciale
Gli occhi sono tutti puntati sugli Stati Uniti in questi giorni, con i rendimenti dei Treasury in forte tensione mentre Trump cerca di far passare il suo pacchetto fiscale al Congresso. «L’esplosione del debito americano è un fenomeno recente, una decina di anni fa il bilancio americano era in surplus - osserva Sadun -. Tutto è avvenuto con il Covid, che ha fatto aumentare le spese di 2mila miliardi, e con l’avvento dell’amministrazione Biden che ha aumentato le spese di 5 trillioni di dollari». L’idea di Trump è di finanziare gli sgravi fiscali (che non sono nuovi tagli alle tasse ma il mantenimento dei tagli in scadenza) usando gli introiti dei dazi. Ma i mercati sono scettici. «Gli Stati Uniti hanno un aggiustamento strutturale di bilancio da 6mila miliardi di dollari in 10 anni - calcola Sadun -. Questo significa che servono 600 miliardi ogni anno. Realisticamente i dazi possono portare 150-200 miliardi di introiti l’anno, cioè circa il 30% del necessario. Altre entrate arriveranno dai tagli alla spesa, ma gli obiettivi di Musk e del Doge non sono realistici: sulla carta da questo fronte potrebbero arrivare altri 150-200 miliardi. Poi ci sono altre pieghe del bilancio da cui Trump sta cercando di recuperare qualcosa, ma credo che possa arrivare a 50 miliardi. Sulla carta, dunque, il Presidente Usa riuscirà a finanziare circa il 70-75% del fabbisogno necessario». L’importante - conclude - è che il Bilancio con i tagli fiscali passi al Congresso. «Altrimenti l’economia Usa ne pagherà le conseguenze». Tocca un tema delicato, invece, Maria Cannata: «Vedo una criticità sul debito pubblico americano dovuta al fatto che è detenuto in proporzioni massicce da Paesi che hanno reagito male agli annunci sui dazi: penso alla Cina, ma soprattutto al Giappone, un alleato tradizionale degli Usa che ha oltre mille miliardi di Treasury».
Il caso europeo
Tensioni alterne, invece, sui mercati europei. L’Italia sta per esempio vivendo una sorta di luna di miele coi mercati, dato che lo spread BTp-Bund è sceso intorno (o sotto) i 100 punti base. «L’Italia è molto apprezzata ora per una certa stabilità e per il mantenimento dei conti pubblici», spiega Maria Cannata -. Però non penso che il debito europeo sia strutturalmente più sicuro oggi che in passato. Ci sono ad esempio ora preoccupazioni sulla Francia che continua ad avere un debito abbastanza alto, mentre se guardiamo ad esempio al Portogallo, oggi è considerato il Paese più virtuoso d’Europa». Mette il dito nella piaga, invece, Rita Mascolo: «Il problema in Europa è l’assenza di coordinamento politico». Il progetto di Eurobond è ben lontano, le divergenze tra gli Stati sono elevate e finanziare la transizione energetica e digitale non è facile senza debito comune. Insomma, l’allarme sul debito globale è elevato. Su alcuni Paesi le tensioni sono forti, magari senza ragioni vere. Sarà il tempo a dire come andrà a finire.



