Crisi climatica

Il costo della siccità: fino a 74 miliardi di euro e 960mila posti di lavoro

Ma sono ancora possibili interventi per contribuire a invertire la rotta o trovare soluzioni. Una delle strategie indicate dagli esperti, passa per il recupero a la corretta gestione delle risorse idriche

Immagini di Copernicus Sentinel-2, acquisite rispettivamente il 7 agosto 2016 e il 5 agosto 2026, mostrano il massiccio dell’Adamello a distanza di dieci anni l’una dall’altra. L’immagine a sinistra mostra un’ampia copertura glaciale continua, di un bianco brillante sotto la neve di fine estate. Al contrario, l’immagine a destra rivela una superficie più scura di ghiaccio nudo, costellato di detriti, nei toni del grigio chiaro, con il corpo del ghiacciaio completamente esposto. Tra le due acquisizioni, il fronte della lingua del Mandrone, lo sbocco principale del ghiacciaio, si è ritirato di circa 550 metri - NPK ANSA

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Da una parte la siccità, e il suo peso che potrebbe costare, all’Italia, 74 miliardi di euro e 960mila posti di lavoro. Dall’altra l’opportunità che deriva dal riciclo e, quindi, recupero dell’acqua degli scarichi che potrebbe arrivare a un risparmio del 50%. Sono i tasselli di un mosaico in cui gli effetti del cambiamento climatico si fa sentire e in cui, a crescere sono, soprattutto, le temperature.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

74 miliardi e 960mila posti di lavoro

A spiegare che la siccità, in un quadro come quello attuale con un aumento di 2 gradi potrebbe costare 74 miliardi di euro e 960mila posti di lavoro, è lo studio svolto dai ricercatori della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) e del Politecnico di Milano che per la prima volta analizza i costi economici di una siccità prolungata in Europa (’Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe’ è il titolo dello studio). L’analisi indica una estrema «vulnerabilità» perché la soglia dei +2 gradi manderebbe in crisi il sistema. 

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Dall’agricoltura all’edilizia

A fare i conti con la siccità anche i settori produttivi. A iniziare dall’agricoltura che subisce il trauma immediato. In questo caso il recupero, secondo lo studio, è di due o tre anni grazie a una serie di interventi che passano dalle assicurazioni al cambio di colture. Ma ci sono anche edilizia e manifattura. E poi un altro aspetto, che riguarda, invece, il pericolo incendi. In questo caso, con un ambiente più arido è più facile la propagazione delle fiamme i cui effetti hanno costi notevoli che si prolungano nel corso degli anni.

Invertire la rotta

Non tutto però, è perduto e qualche intervento per contribuire a invertire la rotta o trovare soluzioni, c’è. Una delle strategie indicate dagli esperti, passa per il recupero e riciclo dell’acqua.

«L’estate del 2026 sta confermando che la crisi idrica non è più un’emergenza episodica, ma una nuova condizione strutturale con cui dobbiamo imparare a convivere - dice Francesco Fatone docente all’Università Politenica delle Marche e membro del Comitato Tecnico-Scientifico di Ecomondo con responsabilità per l’intera area Water -. La scarsità della risorsa è certamente aggravata dal cambiamento climatico e richiede politiche e interventi con orizzonti temporali di alcuni decenni. Una parte rilevante della nostra vulnerabilità dipende, tuttavia, anche dal modo ancora inefficiente e lineare con cui utilizziamo e gestiamo l’acqua».

Intervenire sulla disponibilità

Per l’esperto, alla luce dei consumi idrici che caratterizzano sia il settore agricolo sia quello industriale, è necessario intervenire sia sulla disponibilità della risorsa, «sia sull’efficienza del suo utilizzo e sulla possibilità di impiegarla più volte».

«In questo scenario cambia anche il significato del riutilizzo delle acque reflue depurate - aggiunge -. Gli impianti di depurazione possono evolvere da infrastrutture poste alla fine di un processo lineare a elementi di congiunzione tra città e territorio, capaci di accrescere la resilienza idrica attraverso una migliore integrazione tra usi urbani, industriali, agricoli e ambientali».

Più utilizzi per la stessa acqua

Qualche dato: « In alcuni contesti, l’acqua recuperata potrebbe sostituire circa il 10-30% dei volumi oggi prelevati da fonti convenzionali - argomenta -; in specifiche aree produttive, potrebbe arrivare a soddisfare dal 50% fino alla quasi totalità del fabbisogno industriale. La stessa risorsa può inoltre essere destinata a impieghi differenti nel corso dell’anno, sulla base della stagionalità della domanda, delle condizioni di disponibilità e delle priorità definite dal territorio».

Quindi attenzione alla pianificazione e anche ai costi delle soluzioni infrastrutturali che «devono essere confrontati con il valore reale dell’acqua e con quello delle attività economiche e sociali che essa rende possibili».

Necessario ampliare l’orizzonte temporale

«Nei periodi di abbondanza idrica, il ritorno degli investimenti può apparire poco sostenibile - conclude -; durante una siccità, gli stessi investimenti diventano pienamente compatibili con il valore delle produzioni, dei posti di lavoro e dei territori che contribuiscono a proteggere. Per questo è indispensabile ampliare l’orizzonte temporale della pianificazione e incorporare nei calcoli economici e finanziari anche i costi attesi del cambiamento climatico e dell’inazione».

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