Il costo invisibile del lavoro che logora: serve una rete psicologica nazionale
In Senato la proposta di legge di iniziativa popolare “Diritto a Stare Bene” con oltre 70mila firme, che propone l'istituzione di una rete integrata nel Ssn che agisca anche dentro i luoghi di lavoro
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Sappiamo che esiste, ma non sappiamo quantificare quanto ci costa: è il lavoro che logora, quasi invisibile alle rilevazioni per un paradosso strutturale del sistema di raccolta dei dati.
In Italia INAIL registra solo le malattie professionali riconosciute e lo stress da lavoro non è una patologia tabellata: spetta al lavoratore dimostrare il nesso causale e la percentuale di riconoscimento si ferma al 13 per cento, contro il 40 per cento delle altre patologie professionali.
Nel frattempo INPS e Ministero del Lavoro registrano le dimissioni volontarie ma non codificano la motivazione psicologica nel modulo telematico. Tre archivi pubblici, nessun ponte fra loro.
Questo mentre ISTAT misura la prevalenza di ansia e depressione e ci dice che chi ne soffre perde in media 18 giorni di lavoro all'anno contro i 5 di chi sta bene.
Il risultato è un'infrastruttura informativa che non parla con sé stessa. E se il percorso che porta una persona dal malessere sul lavoro all'uscita dal mercato non viene ricostruito da nessuna istituzione pubblica, l'unica fotografia disponibile finisce per essere quella delle società di consulenza privata: BVA Doxa rileva che il 49 per cento degli under 34 si è dimesso almeno una volta per preservare la salute psicologica, UnoBravo ci dice che otto italiani su dieci hanno pensato di lasciare il posto a causa dello stress, il rapporto Censis Eudaimon aggiunge che metà delle aziende ha visto crescere le dimissioni volontarie nel 2024.








