Il costo dell’ipertensione: infarti, ictus e spesa pubblica
La domanda
Esiste un impatto dell’economia sul controllo della pressione arteriosa e delle sue complicanze a livello di popolazione?
Risposta: Le più recenti indagini Istat rivelano che in Italia le malattie cardiovascolari, che pesano complessivamente per il 31% sul totale delle morti, continuano a rappresentare la prima causa di mortalità nel Paese. In dettaglio, il 75% dei decessi per malattie cardiovascolari sono attribuibili ai fattori di rischio: oltre il 60% delle morti è riconducibile ai rischi metabolici (37%), come dislipidemia, ipertensione e diabete.
A completare il quadro, dati ottenuti dall’Istituto superiore di sanità (Iss)rivelano che in Italia circa il 50% della popolazione nella fascia di età 40-69 anni è a rischio cardio-metabolico medio/alto, cioè rischia di incorrere in un evento cardiovascolare maggiore, quale un infarto del miocardio o un ictus cerebrale, nei prossimi 10 anni. Tutto questo ha permesso di quantificare nell’ordine di oltre 21 miliardi di euro l’elevatissimo peso economico annuo a livello individuale e collettivo, sia in termini di costi diretti che indiretti, che questo comporta.
In particolare, i costi diretti sono quelli derivanti dalle terapie mediche, cure riabilitative, indagini diagnostiche e degenze ospedaliere per i pazienti; i costi indiretti sono legati prevalentemente alla perdita di produttività, sia per i pazienti che per i caregiver, conseguenza diretta della natura debilitante di molte patologie cardiovascolari.
Le ragioni della perdita di produttività sono legate al ricovero iniziale e alle assenze per malattia dopo la dimissione. In particolare, un evento come l’ictus cerebrale costringe l’individuo a lunghi periodi di assenza dal lavoro, una riduzione della capacità lavorativa e spesso anche l’uscita definitiva dal mondo del lavoro, con un impatto rilevante sul sistema assistenziale e previdenziale. La vera tragedia è che tanti infarti e ictus potrebbero essere evitati non fumando, essendo fisicamente attivi, mangiando in modo sano e controllando la pressione arteriosa edil proprio colesterolo. Le prove non potrebbero essere più forti.
Tutto questo impone la necessità di potenziare gli interventi di prevenzione, della diagnosi precoce per questi soggetti, a partire da campagne di comunicazione e sensibilizzazione, come già specificato prima, rivolte ai cittadini attraverso i media e i professionisti del Sistema sanitario nazionale, (Ssn) oltre a programmi di screening di popolazione. Tutto questo nella consapevolezza che la prevenzione permette di implementare interventi tempestivi aumentando l’efficacia dei trattamenti, con un ovvio risparmio sia in termini di costi diretti che indiretti.