Il corpo umano come capolavoro di ogni epoca
Curioso itinerario tra Inghilterra e Veneto nelle raccolte di medicina: al Museo Hunterian di Londra, incastonato nel Collegio Reale, quattro tavole paiono Arte Povera, con figure fantastiche, e sono le preparazioni anatomiche più antiche d’Europa.
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Me le trovai di fronte inaspettatamente, una decina d’anni fa. Un polittico composto da quattro tavole di legno di circa due metri per settanta centimetri, disposte verticalmente, senza protezione – come in una chiesa – e a poca distanza l’una dall’altra. Un’opera informale, materica, un colpo di genio di qualcuno dell’Arte Povera che ha impastato su più strati di vernice figure bizzarre, come di naturalia? Forse rami d’albero, forse coralli, oppure alghe marine che sviluppano infiorescenze in filigrana? Mentre cerco disperatamente una didascalia, mi viene in soccorso un gentiluomo di origini indiane, elegantissimo e canuto, che mi parla delle leggendarie tavole secentesche denominate “Evelyn”. Su ciascuna è sapientemente incollata, schiacciata, sovraverniciata una parte del corpo umano: la spina dorsale e i nervi, nella prima; la distribuzione delle vene, nella seconda; l’aorta e le arterie, a seguire: le prime tre tavole, antropomorfe, formano figure fantastiche, come di buffi omini in piedi. Nella quarta compaiono, isolati come cespugli, il nervo vago con i nervi simpatici e, più sotto, i polmoni e il fegato.
La misteriosa guida si presenta: è un medico in pensione e lavora come volontario al Museo Hunterian di Londra, ospitato all’interno del Collegio Reale dei Chirurghi. Immaginerete lo stupore: le tavole di quel polittico meraviglioso e altamente espressivo sono le preparazioni anatomiche più antiche d’Europa! Se prima erano collocate un po’ casualmente all’ingresso del vecchio allestimento della collezione di Sir John Hunter (1728-1783), il noto chirurgo scozzese, oggi appaiono sottovetro nel rinnovato museo di medicina e arte incastonato nel Collegio Reale (che ho avuto modo di raccontare sulla prima pagina di questo giornale quando fu riaperto, il 28 maggio 2023).
L’autore delle tavole in legno di pino è Giovanni Leoni d’Este, assistente del prof. John Vesling che operava a Padova nella prima metà del Seicento. Acquistate da John Evelyn nel 1646, furono donate alla nascente Royal Society, per poi venire acquistate dal British Museum, allora in rapida espansione, nel 1781; dal 1809 fanno parte della straordinaria collezione del Collegio, un luogo dove alcuni chirurghi-umanisti di Londra vanno nei fine settimana a fare lezione di disegno anatomico, copiando Leonardo da Vinci o William Hunter (fratello di John). Arte e medicina hanno intrecciato i loro percorsi per secoli, con picchi assoluti nel Rinascimento e nel Barocco – ne sono un esempio le Wunderkammern – in un tempo in cui noi italiani fummo veri pionieri. Oggi merita attenzione la medicina di guerra, con le sue implicazioni e questioni etiche, che viene ampiamente affrontata al Collegio Reale inglese ma anche in più contesti museali d’Europa, ampliando di risonanze i pensieri sul nostro presente.
Dal Lincoln’s Inn Fields, la settecentesca piazza che ospita il Museo Hunterian e il Museo Soane, ci spostiamo alla Serpentine Gallery, dove fino al 7 settembre è allestita la bella mostra di Giuseppe Penone «Thoughts in the roots, Pensieri nelle radici». Nella sala centrale della galleria troneggiano dodici tavole di legno disposte verticalmente, dodici giovani alberi “scavati” dall’artista perché vi affiorassero le strutture nervose, gli apparati circolatori interni: Alberi libro (2017). Analogie, rimandi e corrispondenze emergono con i regni animale e minerale, nonché con le nostre tavole Evelyn. Spostiamoci allora nel loro luogo di origine, a Padova, dove si trova nientemeno che il più antico teatro anatomico del mondo. All’interno di Palazzo Bo, sede dell’Università, si scopre infatti un capolavoro di architettura, un sistema panottico che supera ogni ideale alla Michel Foucault e che è rimasto intoccato e perfettamente conservato dal 1594. Di pianta ellittica, a forma di cono rovesciato, presenta palchi distribuiti su sei piani in noce intagliata. Al centro, in basso, il tavolo anatomico: Dove la morte è lieta di soccorrere la vita, vi recita un’iscrizione in latino. Tale modello fu imitato in diverse facoltà europee (e, se ci pensiamo, “sala operatoria” in inglese si traduce ancora con “theatre”!). E già che siamo a Padova, non possiamo mancare il Museo di Anatomia G. Morgagni, fondato nel 1860 e ottimamente riallestito nel 2018. Il teatro anatomico di Padova smise di funzionare nel 1872 per via delle esecuzioni sempre più rare, visto che i cadaveri dissezionati erano esclusivamente quelli dei condannati a morte. Il responsabile della creazione di questo capolavoro, Girolamo Fabrici d’Acquapendente (1533-1619), fu anche promotore delle illustrazioni anatomiche a colori. E qui i rapporti tra medicina, arte e meraviglia si estendono anche alla bibliofilia.
Ci spostiamo allora sulle acque da cui le tavole di Evelyn salparono nel Seicento, per raggiungere l’Inghilterra. E approdiamo alla Scuola Grande di San Marco, l’Ospedale Civile di Venezia, senza dubbio il più bel luogo di cura al mondo. Dopo averne ammirato la facciata, varchiamo l’ingresso principale e saliamo al secondo piano: la sala capitolare, dove si trova l’altare ad opera del Sansovino, ospita infatti il Museo di Storia della Medicina. Vi si conserva una selezione unica di volumi stupefacenti, una scoperta per tutte le età dove spiccano anche i primi libri “pop up” della storia, con tanto di lembi di carta/pelle “sollevabili” attraverso cui ammirare illustrazioni del nostro corpo. A destra dell’ingresso dell’ospedale, invece, si scopre il piccolo e prezioso Museo di Anatomia Patologica “Andrea Vesalio”, con la sua Farmacia Storica, che ospita preparazioni anatomiche (bizzarrie incluse) e che rappresenta una specie di work in progress curato dalla comunità medica veneziana. Guardare al nostro corpo come “opera” della natura e dell’arte medica, esplorarlo connettendo le parti con un tutto, combinando etica ed estetica, consente d’incrementarne l’accettazione, la conoscenza e il rispetto, per sé e per gli altri. Il nostro itinerario tra Inghilterra e Veneto si potrebbe allora estendere alla non lontana Bologna, al museo universitario di Palazzo Poggi che ospita la Wunderkammer di Ulisse Aldrovandi e il gabinetto della “signora anatomista” Anna Morandi. Ma per questo suggerirei un altro viaggio… magari tra Italia e Germania?


