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Dai sommergibili ai modelli capillari
Il consorzio Mangrove studia i campi di battaglia sottomarini
Sotto l’egida Nato, lo scorso anno è nato un gruppo di lavoro guidato da Saab, a cui partecipa anche Cetena di Fincantieri. Il progetto punta a una rete per collegare assetti navali, sensori fissi, piattaforme autonome e centri di comando in un unico ecosistema
Mangrovia, perché è la pianta in grado di creare un sistema di radici acquatiche capillare. Da qui il nome del Consorzio Mangrove, che guarda alla connettività underwater del futuro. Nel corso dell’ultimo decennio il dominio subacqueo è diventato uno dei principali fronti della competizione strategica tra potenze. Se durante la Guerra fredda il vantaggio apparteneva soprattutto alle piattaforme più sofisticate – sommergibili nucleari, fregate antisommergibile e sistemi sonar di grandi dimensioni – oggi la tendenza si sta spostando verso reti distribuite di sensori, veicoli autonomi e sistemi digitali interconnessi. In questo contesto si inserisce l’Allied Underwater Battlespace Mission Network (AUWB-MN), iniziativa promossa nell’ambito della Nato con l’obiettivo di creare una rete interoperabile capace di collegare assetti navali, sensori fissi, piattaforme autonome e centri di comando in un unico ecosistema operativo.
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Il progetto trova le sue origini nella Nato Anti-Submarine Warfare Barrier Smart Defence Initiative, avviata sotto guida britannica per rispondere alla progressiva riduzione delle capacità antisommergibile tradizionali e alla crescente attività di sottomarini avanzati nelle aree strategiche dell’Atlantico settentrionale. La sfida principale consiste nel garantire una sorveglianza persistente di vaste aree marine senza fare affidamento esclusivamente su costose unità navali con equipaggio.
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Internet sottomarina
Per raggiungere questo obiettivo la Nato guarda al Consorzio Mangrove, guidato dall’azienda svedese Saab e composto da imprese specializzate, tra le quali spicca Cetena del gruppo Fincantieri, centri di ricerca e università europee. Il compito assegnato al consorzio è lo sviluppo di un’architettura di riferimento comune che permetta a sistemi provenienti da Paesi diversi di comunicare e condividere informazioni in modo standardizzato. In altre parole, Mangrove sta lavorando alla creazione di una sorta di “internet sottomarina” capace di collegare veicoli autonomi, sensori sui fondali, unità navali e piattaforme aeree. La peculiarità del dominio subacqueo è che le tradizionali comunicazioni radio risultano inefficaci a causa dell’elevata attenuazione del segnale nell’acqua. Per questo motivo l’AUWB-MN si basa su una combinazione di tecnologie differenti: comunicazioni acustiche per le lunghe distanze, modem ottici per trasferimenti più rapidi a corto raggio e sistemi laser a luce blu-verde per collegamenti ad alta velocità tra nodi vicini. L’obiettivo è garantire una connettività continua anche in un ambiente estremamente complesso e ostile dal punto di vista fisico.
Uno degli elementi più innovativi del progetto, lanciato lo scorso anno, è il cosiddetto “Common Digital Backbone”, una dorsale digitale comune che consente lo scambio di dati tra piattaforme eterogenee. Attraverso questa infrastruttura un veicolo autonomo lanciato da una marina alleata potrebbe trasmettere informazioni raccolte sul campo a un sensore installato sul fondale, a una nave di superficie o a un velivolo da pattugliamento marittimo appartenente a un altro Paese dell’Alleanza. Il passaggio da una logica centrata sulle piattaforme a una logica centrata sulle reti costituisce una trasformazione profonda della guerra navale. In passato il valore operativo dipendeva soprattutto dalla qualità del singolo mezzo; oggi il vantaggio tende a derivare dalla capacità di integrare centinaia di sensori e sistemi autonomi in un’unica rete distribuita. Questo approccio offre maggiore resilienza, poiché la perdita di un nodo non compromette necessariamente il funzionamento dell’intero sistema.
Intelligenza artificiale
Il programma attribuisce inoltre grande importanza all’autonomia e all’intelligenza artificiale. I veicoli subacquei di nuova generazione sono progettati per rimanere in mare per lunghi periodi, raccogliendo dati e svolgendo attività di monitoraggio senza richiedere una presenza costante di operatori umani. Grazie all’elaborazione locale delle informazioni, i sistemi possono filtrare rumori biologici, traffico marittimo e altri elementi di disturbo, trasmettendo soltanto i dati realmente rilevanti. Ciò riduce il volume delle comunicazioni e aumenta l’efficienza energetica della rete. Parallelamente cresce l’attenzione verso la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine. Oltre il 95% del traffico internet globale transita attraverso cavi in fibra ottica posati sui fondali oceanici, mentre gasdotti e condotte energetiche rappresentano elementi essenziali per la sicurezza economica di molti Paesi. La capacità di monitorare queste infrastrutture e individuare tempestivamente attività sospette è diventata una priorità strategica. In questo quadro l’AUWB-MN non svolge soltanto una funzione militare, ma contribuisce anche alla protezione di infrastrutture civili fondamentali.
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Sicurezza informatica
La sicurezza informatica costituisce un altro pilastro del progetto. La rete sembrebbe concepita secondo i principi della Zero Trust Architecture, che prevedono la verifica continua dell’identità di ogni nodo prima dell’accesso ai dati e ai servizi condivisi. Tale approccio mira a ridurre il rischio di intrusioni, manipolazioni o tentativi di falsificazione delle informazioni da parte di attori ostili. Un ruolo centrale nel percorso di sviluppo dell’AUWB-MN è stata l’esercitazione REPMUS, il più importante evento Nato dedicato alla sperimentazione di sistemi marittimi autonomi. Durante queste attività il network è stato sottoposto a scenari operativi complessi, comprendenti disturbi elettronici, tentativi di jamming e simulazioni di attacchi contro le infrastrutture di comunicazione. Lo scopo è verificare la capacità della rete di mantenere la continuità operativa anche in presenza di guasti o azioni ostili.
Dal punto di vista industriale il progetto rappresenta un’opportunità significativa per le piccole e medie imprese specializzate in tecnologie di nicchia. L’adozione di standard comuni riduce infatti la dipendenza da sistemi proprietari e facilita l’integrazione di soluzioni innovative sviluppate da aziende di dimensioni contenute. Sensori avanzati, sonar ad alta risoluzione, sistemi di navigazione autonoma e strumenti per l’elaborazione dei dati possono così essere inseriti più facilmente nell’ecosistema Nato. La rilevanza strategica dell’iniziativa va oltre l’ambito strettamente militare. Le stesse tecnologie utilizzate per il monitoraggio subacqueo possono trovare applicazione nella ricerca scientifica, nella mappatura dei fondali, nel controllo ambientale e nello studio degli ecosistemi marini. Questo duplice utilizzo, civile e militare, contribuisce ad ampliare il valore complessivo degli investimenti effettuati.
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