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Dal Cdm sì al nuovo pacchetto sicurezza. Meloni: serve un approccio più duro

All’ordine del giorno anche il decreto legislativo per recepire la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e parità salariale tra uomini e donne

di Redazione Roma

Giorgia Meloni REUTERS/Remo Casilli

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 Il Consiglio dei ministri ha approvato il pacchetto sicurezza: via libera al decreto legge e al disegno di legge. Sì dalla riunione anche al decreto legge sul Ponte sullo Stretto di Messina, con disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni. All’ordine del giorno anche il decreto legislativo per recepire la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e parità salariale tra uomini e donne.

Meloni: non misure spot ma tassello che ridà libertà e sicurezza ai cittadini

«Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato nuovi provvedimenti in materia di sicurezza. Non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo Governo porta avanti fin dal suo insediamento». Così sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni elencando le misure approvate dal Consiglio dei ministri con cui «continuiamo ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini».

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Meloni, sulla sicurezza serve approccio più duro

Ospite di Dritto e rovescio, su Rete4«Non penso che esista una strategia per impedire che il governo possa essere efficace sulla sicurezza e poi prendersela con il governo, come sembra che delle volte la sinistra faccia. Ma c’è un problema di mentalità sbagliata, serve un approccio più duro, e serve un approccio più duro da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel garantire la sicurezza dei cittadini a ogni livello». Così la premier Giorgia Meloni, , dopo aver fatto l’esempio di un uomo arrestato «qualche mese fa ad Acerra» grazie a «un provvedimento molto efficace fatto dal governo sulla Terra dei Fuochi», e poi «poche ore dopo era libero». E ancora, parlando del provvedimento: «Non è uno scudo penale. Scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente, quello ce l’hanno i centri sociali oggi in Italia». Con la nuova norma «semplicemente non c’è più l’obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che ti sei difeso. Vale per tutti - ha aggiunto -, non solo per le forze dell’ordine».

Meloni: doppiopesismo di certa magistratura rende difficile la sicurezza

«Penso» che ci sia «un doppiopesismo di certa parte della magistratura e penso che questo renda un po’ difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini» ha aggiunto la premier. A Torino, ha detto, «abbiamo due responsabili dimessi in libertà con obbligo di firma, e uno ai domiciliari. Qualche settimana fa ho già ricordato che un altro magistrato ha annullato il provvedimento di Daspo ai delinquenti che avevano devastato la stazione di Milano, perché sostenevano che fosse sproporzionato, perché se la gente ti devasta una stazione tu non gli puoi neanche dire “non ci puoi tornare”, perché è sproporzionato. Dall’altra parte, qualche giorno fa un agente spara a uno spacciatore che gli puntava al volto una pistola. Poi si è scoperto che la pistola era a salve» ma «chiaramente l’agente non lo può sapere. Quell’agente viene indagato per omicidio volontario, mentre il signore che è agli arresti domiciliari, quello è indagato per violenza contro pubblico ufficiale. Ma perché, scusi, portarsi un martello da casa e prendere a martellate la gente non è tentato omicidio?».

Salvini: la Lega porterà la cauzione in Parlamento

Nel pacchetto sicurezza «non c’è la cauzione, che continua a starmi a cuore. La Lega la porterà in Parlamento e sono convinto che la maggioranza si troverà». Lo ha detto il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini a Otto e mezzo, su La 7.

Piantedosi: proficua interlocuzione con Colle, fermo preventivo sempre stato così

Nel decreto sicurezza «viene introdotta la previsione del fermo di prevenzione. Preciso che l’interlocuzione con il Quirinale è stata sempre molto proficua, da ultimo ieri, ma è stata sempre molto proficua. Ci sono state giuste sottolineature ma il testo esce come era stato proposto sin dall’inizio». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.

Piantedosi: il fermo preventivo non è liberticida

Il fermo di prevenzione «non è una misura liberticida, in molti ordinamenti è presente, e c’è il rapporto con l’autorità giudiziaria, a cui viene comunicato che la persona è accompagnata in un ufficio di polizia e trattenuta fino a due ore. Se poi dovesse ravvisare che non ci sono le condizioni può disporre la liberazione: è stato sempre così nella nostra formulazione, conosciamo i limiti fissati dalla costituzione sulla limitazione della libertà personale» ha precisato il ministro dell’Interno spiegando che la norma attinge «a un’ipotesi di prevenzione molto pregnante, a condizioni indiziarie molto importanti sulla possibilità che possano essere compiuti in occasione di manifestazioni determinate fattispecie di reati, un po’ come abbiamo visto negli ultimi giorni».

Piantedosi: la settimana prossima ddl immigrazione con blocco navale

Piantedosi ha annunciato che «la settimana prossima ci sarà la valutazione di un più ampio pacchetto di norme sull’immigrazione, per dare supporto entro giugno all’entrata in vigore delle nuove norme europee sull’immigrazione. E ci sarà anche quello che giornalisticamente è chiamato blocco navale, ossia l’interdizione delle acque territoriali, con la possibilità, laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri, di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare procedure asilo».

Nordio: la nuova norma non è uno scudo penale perché non dà impunità

La nuova norma introdotta dal decreto sicurezza «non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l’impunità non c’è per nessuno, quindi è una parola impropria». Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella conferenza stampa al termine del Cdm, in merito al nuovo provvedimento contenuto nel decreto approvato, che istituisce un registro separato per i reati commessi con “causa di giustificazione”. «Abbiamo introdotto un principio che nasce da un equivoco di 50 anni fa. Quando 50 anni fa era stato introdotto l’istituto dell’avviso di reato poi diventato avviso di garanzia. L’istituto che era nato a garanzia dell’eventuale indagato si è trasformato in un’onta, in una condanna anticipata, sia da un punto di vista mediatico, sia professionale sia politico», ha aggiunto Nordio, precisando che la norma non riguarda solo gli agenti ma tutti i cittadini.

Nordio: vogliamo evitare il ritorno delle Br

«Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano» ha detto il ministro della Giustizia riferendosi alle norme introdotte con il decreto sicurezza e al fenomeno delle Brigate rosse. Nordio ha precedentemente ricordato il fenomeno della Brigate rosse negli anni di piombo, un fenomeno «nato proprio per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell’ordine che era stata trascurata. Ricordiamo le espressioni “compagni che sbagliano” e “sedicenti brigate rosse”».

Nordio: chi controlla la magistratura? Perciò c’è la riforma

 

«Chi controlla la polizia? - ha detto Nordio -. La controlla la magistratura. E chi controlla la magistratura? Non esiste un potere senza un controllo” e per questo “noi stiamo cercando di introdurre la nuova riforma costituzionale. Oggi la magistratura è controllata da sè stessa e dalle sue correnti, nel Csm e nella sua sezione disciplinare, che è una giustizia domestica. Con l’inserimento dell’Alta Corte, non più soggetta alla baratterìa delle correnti che invece costituiscono una giustizia domestica, ci sarà un controllo attribuito alla magistratura - indipendente e autonoma - ma il controllo sarà anche sulla magistratura»,

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