Investimenti redditizi
Il report dell’Ifrc va nella stessa direzione di altri studi di organismi internazionali, come quello appena pubblicato dalla Global Commission on Adaptation (Gca), l’organismo guidato dall’ex segretario generale Onu, Ban Ki-moon, Bill Gates e dal candidato europeo alla guida dell’Fmi, Kristalina Georgieva. Secondo questo studio, entro il 2050, il climate change potrebbe arrivare a ridurre del 30% il raccolto in tutto il mondo. Nello stesso periodo di tempo, la domanda di cibo è però destinata a aumentare del 50%. Nei prossimi 10 anni, il cambiamento climatico potrebbe spingere sotto la soglia della povertà 100 milioni di abitanti dei Paesi in via di sviluppo.
Sempre secondo la Gca, entro il 2050, il numero di persone che non avranno un accesso sufficiente all’acqua salirà dai 3,6 miliardi attuali a 5 miliardi, mentre l’innalzamento del livello dei mari e gli uragani (sempre più violenti) genereranno un costo di mille miliardi di dollari l’anno a carico delle aree costiere urbane.
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Il report della Global Commission on Adaptation sostiene anche che gli investimenti in misure in grado di mitigare gli effetti del cambiamento climatico possono generare un ritorno sul capitale che va dal 100 al 1.000 per cento: in media, 1.800 miliardi di dollari spesi in cinque aree di intervento (sistemi di allerta, infrastrutture, produzione agricola, risorse idriche e difesa delle mangrovie - una barriera naturale contro le inondazioni) potrebbero garantire benefici netti per 7.100 miliardi.
Il primo investimento, sottolinea il rapporto, sono le «perdite evitate». I sistemi di allerta, oltre a salvare vite, possono permettere di ridurre del 30% i danni economici causati da una tempesta, con un preavviso di appena 24 ore. Spendere 800 milioni di dollari in questi sistemi nei Paesi in via di sviluppo permetterebbe di risparmiare dai 3 a i 16 miliardi all’anno. Analogamente, costruire infrastrutture a prova di mal tempo può farne salire i costi del 3%, ma garantirebbe benefici del 400%. Le foreste di mangrovie assicurano 80 miliardi di dollari l’anno di costi evitati, grazie alla loro capacità di fare da barriera contro le inondazioni. A queste somme si sommano 40-50 miliardi di dollari in benefici non commerciabili, legati a pesca, forestazione e ricreazione.