Il circo volante di Donald Trump
di Stuart Whatley, Jonathan Stein, Roman Frydman e Ken Murphy
13' di lettura
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Nella nostra analisi dei primi 100 giorni di Donald Trump abbiamo descritto due scuole di pensiero sul 45esimo presidente degli Stati Uniti: quella di chi continua a sperare che Trump possa essere un leader efficace, e quella di chi invece prevede soltanto un susseguirsi di scandali e disastri. Nelle settimane successive al suo insediamento, la posizione dei pessimisti sembra aver trovato pieno riscontro dal momento che lo stillicidio costante di rivelazioni dannose e comportamenti allarmanti che ha finora caratterizzato la presidenza di Trump si è trasformato in un flusso quasi ininterrotto.
Innanzitutto, Trump ha scioccato tutti prendendo la sfacciata decisione di licenziare James Comey, direttore dell’Fbi, il quale aveva ventilato l’ipotesi che Trump avesse ostacolato la giustizia. Tale ipotesi aveva preso corpo quando, a febbraio, era emerso che Trump aveva chiesto a Comey (da cui aveva preteso una promessa di fedeltà a livello personale) di abbandonare la sua indagine sui presunti legami tra alcuni governi stranieri e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn. Inoltre, il Washington Post riferisce che Trump aveva sollecitato il capo dell’Agenzia per la sicurezza nazionale e il direttore della National Intelligence a screditare pubblicamente l’indagine dell’Fbi. Come se ciò non bastasse, Trump aveva poi organizzato un incontro nello studio ovale con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Sergey Kislyak, durante il quale aveva rivelato informazioni altamente riservate e definito Comey uno «squilibrato».
Da allora, le indagini dell’Fbi e del congresso sulla campagna elettorale e sulla presidenza di Trump hanno assunto un nuovo carattere di urgenza. L’ex direttore dell’Fbi Robert Mueller è stato nominato consulente speciale per condurre l’inchiesta del Dipartimento della giustizia. La Commissione di intelligence del Senato si prepara adesso a raccogliere la testimonianza di Comey, e ha recentemente emesso un’altra serie di mandati di comparizione in relazione ai documenti in possesso di Flynn, dopo che quest’ultimo ha invocato il diritto a non autoincriminarsi previsto dal quinto emendamento della Costituzione americana. E questa settimana la Commissione di intelligence della Camera dei rappresentanti ha raccolto la testimonianza dell’ex direttore della Cia John Brennan riguardo ai suoi sospetti sulla presunta interferenza della Russia, per conto di Trump, sull’esito delle ultime elezioni americane.
Mentre i suoi problemi sul fronte interno si vanno accumulando, Trump ha compiuto i suoi primi viaggi all’estero in qualità di presidente visitando l’Arabia Saudita, Israele, la sede della Nato in Belgio, il Vaticano e l’Italia in occasione del G7. Com’era prevedibile, gli incontri che Trump ha avuto con i leader mondiali hanno sollevato interrogativi sul futuro del ruolo internazionale dell’America che non sono meno pressanti di quelli che la sua amministrazione deve affrontare internamente. Ed è proprio a questi interrogativi che i commentatori di Project Syndicate hanno cercato di dare una risposta ancora più urgente in queste settimane di crescente incertezza politica.
Una commedia degli errori spontanei
Nella settimana prima che Trump partisse per l’Arabia Saudita, lo staff della Casa Bianca «era quasi sull’orlo dell’esaurimento», scrive Elizabeth Drew, cronista storica di politica americana. Mentre i collaboratori di Trump passano «da una crisi presidenziale all’altra, cercando tutto il tempo di sottrarsi all’ira del presidente», il mondo esterno può solo assistere impotente alla «disintegrazione di una presidenza».








