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Il ciclismo vintage conquista le città: Milano rilancia la corsa dei Caffè Eroica

di Pierangelo Soldavini

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Aperto il secondo locale nel capoluogo lombardo, pronto lo sbarco a CityLife a primavera per poi espandersi in altre città e puntare anche all’estero: un evento e una storia a due ruote che hanno dato vita a un brand da tre milioni di euro di fatturato e mezzo milione di clienti,

Saranno oltre ottomila i ciclisti che nel fine settimana daranno vita all’Eroica classica, quella originale nata a Gaiole in Chianti nel 1997. Ma in totale sono ventimila le persone che ogni anno partecipano alle varie manifestazioni che, in Italia e nel mondo, sfruttano il marchio della corsa non competitiva che ha ridato nuova vita alle strade bianche delle colline senesi e a migliaia di biciclette vintage con levetta del cambio su telaio e fili dei freni esterni, sopra il manubrio.

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Il presidente di Eroica Nicola Rosin, l’ideatore Giancarlo Brocci e il responsabile di Caffè Eroica Ivan Totaro

Sono questi, insieme al recupero di maglie di lana, di abbigliamento e di marchi storici del ciclismo italiano e internazionale, dell’epoca “eroica” delle due ruote gli elementi caratteristici alla base del successo di un brand diventato icona del “made in Italy” nel mondo che racconta di sport, di cultura e di cucina italiana. Un modello che si replica anche ogni giorno nella strade trafficate di una metropoli come Milano con il Caffè Eroica, la rete di locali creata per portare nel mondo i valori di mobilità, benessere e sostenibilità di quell’evento che quest’anno vede transitare più o meno mezzo milione di persone, in bicicletta o a piedi – difficilmente in macchina – per respirare un po’ di quella cultura che le due ruote continuano a esprimere.

Crescita continua

Il Caffè Eroica ha raddoppiato nel capoluogo lombardo proprio prima dell’estate con un secondo locale in zona Bocconi che si aggiunge a quello storico di viale Tunisia, proseguendo l’espansione partita dal primo punto nel centro di Padova. Era già in programma anche lo sbarco in un luogo iconico della nuova Milano come il parco di CityLife con una struttura dedicata di design, ma il progetto è stato frenato dai problemi all’insegna del grattacielo di Generali e ora si punta alla primavera prossima.

Ma intanto la crescita prosegue: “Ho ricevuto diverse manifestazioni di interesse in diverse città, da Trieste a Torino, da Verona a Bergamo, che stiamo valutando: l’obiettivo è raggiungere sette-otto presenze in Italia entro fine 2026. Intanto puntiamo anche all’estero e la Spagna potrebbe essere la prima meta internazionale”, afferma Ivan Totaro, imprenditore con una lunga esperienza nel settore che si dedica anima e corpo al marchio dopo la cessione della catena Hamerica’s e l’ingresso nel gruppo Eroica. All’insegna del motto fatto proprio dall’evento a due ruote: “La bellezza della fatica e il gusto dell’impresa”.

D’altra parte il ciclismo è fatto di movimento e competizione, ma sempre declinata all’insegna della socialità. Difficilmente si pedala da soli e spesso l’uscita è accompagnata da una sosta a tavola, una buona pasta e un sincero bicchiere di vino. È così anche con l’Eroica di Gaiole che, come sempre, accompagna la fatica e l’impresa con numerosi ristori a suon di ribollita, trippa, fagioli, pane e olio, pecorini e Chianti.

La socialità delle due ruote

L’Eroica stessa affonda le sue radici in un bar. L’inventore dell’evento vintage, Giancarlo Brocci, ricorda come il suo amore per il ciclismo sia nato tra i tavolini del Barrino, uno dei centri della vita sociale di Gaiole, dove il lunedì mattina leggeva a tutti i giornali, dalla Nazione alla Gazzetta, con le imprese sportive della domenica che allora, negli anni Sessanta, oltre al calcio si concentravano sulle due ruote, a motore e, soprattutto, a pedali. Era finita l’epoca del duello Coppi-Bartali, ma il ciclismo eroico continuava a far discutere e dividere le folle popolari, con gli Anquetil, i Gimondi, i Merckx, che facevano sognare con le loro cavalcate su bici per lo più italiane. E in Toscana le due ruote erano un’istituzione.

È lì, nei locali a fianco della pompa del papà, che è nata la passione di Brocci per un ciclismo romantico, in bianco e nero, fatto di sudore e di imprese, di gambe sempre in movimento sui pedali e di mani esperte che mettono a punto ruote e cambi, di telai sistemati la notte prima della corsa. È lo stesso ciclismo che ha riproposto a Gaiole e poi replicato in Italia e nel mondo, come una festa costruita attorno all’intuizione che il ciclismo – con la sua storia e le sue storie, la cultura della fatica, le sue strade bianche e la sua estetica unica – può ispirare una visione diversa dello sport che diventa rilancio dei territori, di un turismo lento e a misura d’uomo, di una vita fatta di fatica e traguardi raggiunti.

“Credo che nel suo Dna il marchio Eroica esprima esattamente tutti quei valori che qualsiasi brand in questo momento sta cercando: sostenibilità, ascolto, benessere, restituzione, senso di appartenenza. Giancarlo dice che l’Eroica non è di nessuno, ma di tutti, nel senso che è un patrimonio italiano. Io ne sono veramente convinto”, sostiene Totaro, il cui obiettivo è riportare quegli stessi valori all’interno dei Caffè Eroica: “Chi viene da noi entra nella Mecca del ciclismo, rimane estasiato da una storia e da un’italianità che è difficile trovare”.

Sostenibilità e mobilità

I locali cercano quindi di riprodurre quei valori: i locali milanesi ospitano la collezione privata di biciclette storiche Colnago, simbolo universale della storia del design e dello sport italiano. La cucina è espressione di tradizione e di qualità, fatta di materie prime scelte e di ricette della tradizione gastronomica nazionale e, allo stesso tempo, “i dipendenti devono farsi carico della responsabilità di trasmissione del marchio, con la gentilezza, la capacità di accoglienza, la predisposizione alla disponibilità”.

Sarà forse un caso ma i locali di Caffè Eroica non sono mai frutto del caso: se il Barrino di Gaiole era a fianco della pompa di benzina, il locale milanese di viale Tunisia ha preso il posto di un negozio di accessori auto e si trova lungo la ciclabile a poche decine di metri da quel corso Buenos Aires che è diventato un luogo simbolo – e contestato - della nuova mobilità del capoluogo lombardo. Via Tabacchi, a poca distanza dalla Bocconi, ha a fianco un’officina di un elettrauto grande appassionato di biciclette, con una carriera come corridore proseguita anche dal figlio. Il prossimo locale sarà nel cuore dell’area verde di CityLife, emblema di una Milano più vivibile e a misura d’uomo.

Il giro d’affari è pronto a decollare. Quest’anno il contributo del secondo locale milanese è stato limitato, essendo arrivato poco prima dell’estate, ma comunque permette di chiudere l’anno con un fatturato di oltre tre milioni e mezzo di euro, rispetto ai tre milioni dello scorso anno, con “un Ebitda a doppia cifra, molto interessante per i parametri del settore della ristorazione”, commenta Totaro. Se sarà rispettata la tabella di marcia, l’apertura di quattro-cinque nuovi punti nel 2026 garantirà un’espansione del business.

Che si tratti di un modello del tutto particolare è confermato anche dalla clientela, che per un buon quinto è fatto di ciclisti in divisa che il sabato o la domenica si ritrovano qui prima o alla fine della loro sgambata del fine settimana. Per un terzo si tratta di turisti, anche stranieri, attratti dalla storia e dal passaparola. Per il resto sono residenti e famiglie, genitori e ragazzi, avventori tradizionali, ma calamitati dal fascino della storia del ciclismo eroico che si respira in questi locali, della fatica e delle imprese, pronti anche loro a salire sulle due ruote.

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