Il cervello ha un'età segreta. E la rivela mentre dormiamo
La ricerca ha dimostrato l'esistenza di un'età cerebrale, distinta da quella anagrafica, e calcolabile analizzando l'attività elettrica del cervello durante il sonno
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Nella quiete della notte, quando il mondo si spegne, il nostro cervello continua a lavorare. Non va in stand-by, come per anni abbiamo immaginato; al contrario, entra in una fase di attività intensa e raffinata, durante la quale rilascia tracce preziose sul proprio stato di salute. Tracce che oggi, grazie all'intelligenza artificiale, possono essere finalmente lette. E che hanno rivelato una verità sorprendente: il cervello di alcune persone invecchia più velocemente del corpo.
Invecchiare a due velocità
A scoprirlo è stata una ricerca, condotta tra l'Università della California di San Francisco e il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e pubblicata su JAMA Network Open, che ha dimostrato l'esistenza di un'età cerebrale, distinta da quella anagrafica, e calcolabile analizzando l'attività elettrica del cervello durante il sonno. Quando questa età risulta superiore a quella anagrafica, il rischio di sviluppare demenza cresce in modo significativo. I numeri infatti parlano chiaro: per ogni dieci anni di differenza, questo rischio aumenta di quasi il 40 per cento. Al contrario, un cervello che appare più giovane rispetto all'età scritta sulla carta d'identità sembrerebbe più protetto da questa evenienza.
I ricercatori americani sono arrivati a questa conclusione, seguendo quasi settemila persone tra i 40 e i 94 anni per un periodo che, in alcuni casi, ha superato i quindici anni. All'inizio dello studio nessuno presentava segni di demenza. Nel tempo, però, circa mille partecipanti hanno sviluppato questa condizione. Un destino, suggeriscono i dati, chiaramente leggibile tra le onde elettriche cerebrali delle loro notti.
L'intelligenza artificiale rivela i segreti del cervello
Il punto di svolta di questa ricerca sta nel modo in cui è stato analizzato il sonno. Per anni gli studi si sono concentrati su parametri generali: la durata del sonno, la sua efficienza, la distribuzione tra le diverse fasi (Rem, non-Rem). Indicatori utili, ma un po' grossier. I ricercatori “stelle e strisce” invece hanno utilizzato un elettroencefalogramma e un modello di intelligenza artificiale basato sul machine learning, capace di individuare dettagli finissimi: tredici caratteristiche microscopiche delle onde cerebrali, che sfuggono all'osservazione tradizionale. Ed è in questa trama invisibile è scritta la vera età del cervello.
Particolarmente significativi sono alcuni segnali. Le onde delta, lente e profonde, tipiche del sonno più rigenerante, sono fondamentali per il recupero delle funzioni cerebrali. I cosiddetti fusi del sonno, brevi scariche di attività ad alta frequenza, sono legati ai processi di consolidamento della memoria e all'apprendimento. Ci sono poi fenomeni più complessi, come alcuni improvvisi picchi di attività elettrica che sembrano associarsi ad un minor rischio di demenza. È come se il cervello, durante il sonno, si impegnasse nel fare una sofisticata manutenzione. E il modo in cui lo fa, può rivelare quanto stia invecchiando.








