Riforma elettorale

Il centrodestra rompe il tabù del ballottaggio: in Senato emendamento in Aula

Fratelli d’Italia decide di presentare un emendamento a firma Marcello Pera sostenuto politicamente anche da Forza Italia. Restano i dubbi della Lega. Vannacci: è la mossa della paura

 ANSA

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Il ballottaggio nazionale tra le prime due coalizioni, inizialmente previsto dallo Stabilicum o Melonellum che dir si voglia e poi espunto alla Camera per le resistenze di Lega e Forza Italia e per i dubbi della stessa premier Giorgia Meloni, rientra dalla finestra in Senato. Vincendo, comunque vada a finire, uno storico tabù del centrodestra.

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Emendamento Pera come cavallo di Troia

Il cavallo di Troia è un emendamento a lungo preparato dall’ex presidente del Senato e senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera (si veda il suo intervento del 28 agosto su queste colonne) e che ieri sera è stato presentato direttamente per l’Aula dopo il via libera arrivato dal partito. Un emendamento simile, con una variazione sulle soglie, era stato messo a punto anche da Forza Italia ma alla fine la capogruppo Stefania Craxi ha deciso di non presentarlo: «Il nostro movimento non ha presentato emendamenti autonomi, nella convinzione che su una materia così delicata e strategica sia necessario privilegiare il dialogo, la coesione della coalizione e la ricerca di soluzioni condivise. Forza Italia conferma comunque la propria disponibilità a valutare nell’iter parlamentare ogni proposta utile a rafforzare la rappresentatività, la stabilità e la governabilità, nel pieno rispetto della volontà espressa dagli elettori». Insomma, il sostegno politico c’è ma si attende, su input della premier, una convergenza di tutta la coalizione.

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C’è ora tempo fino al voto in Aula (l’approdo è previsto per il 9 settembre e il via libera per il 15) per un’ulteriore riflessione a Palazzo Chigi e soprattutto per convincere la Lega, timorosa che al primo turno possa essere meno forte il richiamo al voto utile nei confronti del partito di Roberto Vannacci.

L’impegno bipartisan

L’emendamento Pera è stato messo a punto assieme ai cosiddetti costituzionalisti bipartisan, autori a luglio di un appello firmato da oltre 260 persone tra cui autorevoli esponenti del Pd come Pierluigi Castagnetti e Piero Fassino, e in particolare con il contributo di Stefano Ceccanti di LibertàEguale e Peppino Calderisi di Magna Carta. Eccolo, in sintesi: è previsto che il premio scatti al primo turno solo se la prima lista o coalizione arriva al 48% dei voti in entrambe le Camere; in mancanza ha luogo un ballottaggio tra le prime due liste o coalizioni purché entrambe abbiano conseguito il 38% dei voti in entrambe le Camere; qualora una sola lista abbia superato il 38% il premio è assegnato al primo turno, nella misura di 220 deputati e 113 senatori, solo se la prima lista o coalizione abbia ottenuto almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere. Non sono inoltre previsti ulteriori apparentamenti dopo il primo turno: non è possibile insomma per il centrodestra allearsi con Vannacci e per il centrosinistra allearsi con la calendiana Azione tra il primo e il secondo turno, ma nulla vieta ai rispettivi elettori di orientarsi verso il polo a loro più vicino.

Il niet di Vannacci, di Calenda e del Pd

Non è una caso che proprio Vannacci e Calenda siano tra i più infuriati rispetto alla possibile novità del ballottaggio («è la mossa della paura», dice il Generale arrivato tra il 7 e l’8% nei sondaggi ai danni della Lega, tra il 5 e il 6%). Ma ad alzare il muro è anche il Pd: «Oggi, dimenticando i rilievi già espressi dai costituzionalisti alla Camera, per paura di Vannacci la destra dichiara riaperta la riflessione sul ballottaggio. È incredibile trattare il Parlamento così, a proprio uso e consumo», tuona il senatore Dario Parrini a nome della segretaria Elly Schlein. La quale conferma la linea: «Inserire il ballottaggio per paura di perdere è una mossa vergognosa, è un atteggiamento proprietario delle istituzioni. Faremo muro».

Pera: il Pd rinnega la sua storia

Amaro il commento di Pera: «L’emendamento sul ballottaggio è stato proposto da un appello bipartisan sottoscritto da numerosi esperti e costituzionalisti di orientamenti politici diversi e sostenuto dalle Associazioni Magna Carta di Gaetano Quagliariello e Libertà uguale di Stefano Ceccanti - dice l’ex presidente del Senato al Sole 24 Ore -. Il sistema del ballottaggio ha una lunga storia. Compie trenta anni. Nasce con la Bicamerale D’Alema e porta le firme di Berlusconi, dell’allora deputato Sergio Mattarella, di Cesare Salvi, di Domenico Nania e tutti gli altri. Si ritrova nella relazione degli esperti del governo Letta. Persino nel Programma di governo firmato da Achille Occhetto si chiedeva “una nuova legge elettorale che preveda il doppio turno e la scelta esplicita della maggioranza parlamentare e del Presidente del Consiglio”. In tutti questi anni il Pd è sempre stato favorevole al ballottaggio. Che è successo adesso per cambiare opinione? Un editto minatorio di Schlein ai parlamentari che vogliono essere ricandidati? Capisco, ma così si perde la faccia».

Sì alle preferenze. Resta la questione di genere

Quanto alle altre modifiche al testo approvato dalla Camera, è confermata la cancellazione per dubbi di costituzionalità (ma senza la firma di Forza Italia) dell’emendamento cosiddetto anti-cespugli a firma dell’azzurro Paolo Emilio Russo: i voti dei partiti coalizzati sotto la soglia del 3% saranno dunque conteggiati ai fini della cifra elettorale nazionale e dunque del premio di maggioranza. Resta il recupero del primo sotto soglia, la cosiddetta norma salva Lupi (e Renzi). In Aula potrebbe essere poi essere inserita una nuova soglia per l’esclusione, probabilmente l’1% già in vigore con il Rosatellum.

Confermata infine la reintroduzione dell’emendamento sulle preferenze con i capilista bloccati bocciato alla Camera col voto segreto. Con la novità di una maggiore tutela per la rappresentanza femminile, anche se non c’è l’obbligo di alternanza per i capilista: l’alternanza comincia dal primo in lista sul secondo. In sostanza il primo può essere un uomo, solo che in questo caso la seconda deve essere una donna. Basterà alle parlamentari? A sentire Elena Bonetti, presidente di Azione e ex ministra delle pari opportunità, non sembra proprio: «All’ennesimo emendamento, la volontà è ormai chiarissima: la maggioranza ha deciso di prendere le donne e sbatterle fuori dalle istituzioni. Dietro questa scelta c’è un mix di bulimia di potere maschile e di paura della pancia vannacciana che ormai attanaglia il centrodestra. Il risultato è una legge del tutto incostituzionale che, invece di difendere e promuovere le conquiste ottenute dalle donne, le butta via».

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