Il caso DR Automobiles: quel made in China dal sapore un po’ italiano
Il gruppo molisano
di Corrado Canali
3' di lettura
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È uno dei casi automobilistici più dibattuti del panorama italiano. Stiamo parlando della molisana DR, anzi di DR Automobiles Group e dei suoi numerosi marchi satellite che continua a scalare le classifiche di vendita con dei modelli costruiti in Cina e “personalizzati” a Macchia d’Isernia che però intercettano la propensione all’acquisto degli automobilisti italiani e si fanno strada anche nel sempre più strategico settore delle flotte aziendali.
Infatti, dopo aver chiuso il 2023 con una crescita del 78% sul 2022 pari ad una quota del 2,08% conferma il buon piazzamento in Italia con i suoi quattro brand: DR, Evo, Sportequipe e X compreso il discusso Ickx poi modificato in ICH-X, offerti tutti a prezzi competitivi e con una scelta di motorizzazioni che è in sintonia con le richieste del mercato. Oltre alle oltre 30mila vetture vendute in Italia nel 2023 vanno, infatti, considerate le oltre 6mila unità immatricolate in Spagna. Quanto ai nuovi modelli lanciati si parte dalla DR 1.0 EV la citycar elettrica per poi passare alla DR 3.0 e alla DR 4.0 entrambe disponibili con il motore 1.500 cc a benzina o in alternativa nella versione a GPL, la DR 5.0 con gli stessi motori a benzina e GPL disponibili anche nella variante Turbo e cambio automatico CVT e DR 6.0 offerto nelle sole varianti Turbo 1.500 cc e GPL. DR 7 è, invece, l’ammiraglia del marchio molisano.
Basata sulla Chery Tiggo 8 Pro è un suv con 7 posti per una lunghezza di 470 cm con un motore a benzina 4 cilindri di 1.5 litri da 160 cv e 210 Nm di coppia. Lo stesso propulsore è disponibile anche con alimentazione a Gpl, ma in questa versione la potenza scende a 153 cv e la coppia a 195 Nm. Dalla DR 7 alla DR 8 che si propone come il top della gamma, offerta in alternativa con la soluzione ibrida plug-in da 317 cv affiancata poi dall’ibrida a Gpl. La lunghezza è sempre la stessa di 470 cm e a disposizione ci sono i 7 posti su tre file. Il marchio ha anche sviluppato una rete di vendita sempre più capillare con oltre 200 concessionarie in tutta italia. La crescita dei DR è un fenomeno destinato a continuare anche nei prossimi anni. Il marchio molisano ha, infatti, annunciato l’espansione della sua gamma di nuovi modelli grazie a un accordo con Baic. Dal punto di vista industriale, inoltre, il gruppo DR ha programmato un ampliamento del polo di Macchia di Isernia con un nuovo impianto di assemblaggio che si affiancherà ai due già operativi, a cui si aggiunge il potenziamento del centro ricerca e del magazzino ricambi. Il tutto determinerà una crescita del settore occupazionale rispetto ai 500 addetti già oggi impiegati nel gruppo.
È pur vero, infine, che importare modelli cinesi per poi cambiarne semplicemente il nome o magari i principali connotati per l’omologazione in Italia è ormai diventato forse più molto più facile di una volta. È il caso ad esempio del brand lombardo Cirelli Motor Company protagonista di un’accesa diatriba con DR e Saic il gruppo cinese da cui ha acquistato le auto poi marchiate Cirelli nelle varianti siglate 2 coi motori 1.500 cc benzina e Gpl, 3 coi Turbo 1.500 e GPL così come le altre 5 e 7 Turbo 1.500 e GPL. Si tratta di vetture made in Saic e DR reclama di avere sottoscritto da tempo con il gruppo cinese un accordo esclusivo.


