Il car sharing prospera nelle metropoli ma nei piccoli centri perde operatori
Auto in condivisione
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Il car sharing prospera soprattutto a Roma e Milano, mentre nelle città di medie dimensioni fatica e perde operatori. A dirlo sono i numeri: su 300mila utenti iscritti ai servizi di auto in condivisione in Italia nel 2023, ben 250mila sono nella Capitale e nel capoluogo lombardo. Il peso delle due città in fatto di car sharing emerge anche dalla quantità di auto nelle loro flotte (2.700 su 3.500 totali in Italia) e dal numero di noleggi effettuati nel corso dell’anno, oltre l’80% di quelli compiuti complessivamente a livello nazionale.
Fino al 2019 il car sharing ha mosso i primi passi in Italia con ottimismo, partendo, ovviamente, dalle grandi città, dove fin da subito si è espresso il grosso dell’offerta. Ma oggi il business è sempre più in concentrazione nelle due grandi metropoli. Qui regge, ma nel resto d’Italia è in calo. Nel 2023 sono stati effettuati quasi 5 milioni di noleggi di vetture in sharing, il 10% in meno del 2022 e quasi la metà rispetto ai circa 10 milioni che si raggiungevano prima della pandemia.
Al confronto con il 2020 gli utenti attivi sono cresciuti del 23% e i tempi del servizio si stanno dilatando, con la maggiore diffusione di formule per il fine settimana e plurigiornaliere e la durata media del noleggio passata da 77 a 95 minuti. Scendendo nel dettaglio del car sharing a Milano e Roma, la prima può contare su una flotta di 1.600 vetture, che sono utilizzate in media per 89 minuti e per un percorso di 14 chilometri. Nella Capitale, invece, complice l’estensione maggiore, si guida in sharing mediamente per 115 minuti e per circa 16,8 chilometri. L’utente tipo è piuttosto giovane: la metà dei noleggi in Italia è effettuata da chi ha tra i 18 e i 35 anni; nel 68% dei casi si tratta di uomini.
«Il car sharing si sta concentrando sempre di più a Roma e Milano, mentre nelle altre città si stanno ritirando molti operatori», conferma Aniasa, l’associazione che rappresenta il settore dei servizi di mobilità in Confindustria. Si tratta di osservazioni che lasciano un po’ di amaro in bocca, per un servizio che fino al 2019 macinava numeri ben più alti e pareva destinato a diffondersi più capillarmente in Italia da Nord a Sud, mentre oggi sembra doversi accontentare solo delle principali città.
Un peccato, secondo Aniasa, anche perché il car sharing potrebbe esprimere un valore sociale per tutta la cittadinanza, consentendo di ridurre il traffico per uso personale.


