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Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Patrizia Maciocchi
3' di lettura
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Mandorla di Avola, pistacchi siciliani e zucchero bianco raffinatissimo. È la ricetta base, con varianti “segrete”, che ha portato i confetti Pelino di Sulmona a diventare famosi nel mondo, ad iniziare dal 1783.
Una storia secolare, per una tradizione che si tramanda di padre in figlio, tanto ricca da meritare un museo. Tre piani dedicati ad uno dei dolci più amati da adulti e bambini, per un’esposizione a 360°, dagli antichi brevetti della fabbrica abruzzese, a un laboratorio del XVIII secolo, con macchinari utilizzati per la produzione e la lavorazione, fino ai primi convettori ad aria calda e motore elettrico aziendali che abbreviarono i lunghi tempi richiesti per la realizzazione.
Non mancano i confetti scelti dai personaggi famosi, che non sono pochi, a cominciare dalle famiglie reali. Sono, infatti, arrivati da Sulmona i confetti per il matrimonio di Carlo e Diana e, sempre restando in casa Windsor, quelli per le nozze di William e Kate, come di Harry e Meghan.
Sui Pelino è caduta anche la scelta dei principi del Quatar Aisha e Fahat che, per il loro sì da mille e una notte, hanno voluto oltre 100 chili di dolcissimi bouquet.
Ma certamente il personaggio più celebre che ha amato i confetti di Sulmona è stato Giacomo Leopardi. A lui appartiene una scatolina di vetro con all’interno i cannellini dei quali il “giovane favoloso” era particolarmente ghiotto. È una storia appassionate quella del confetto, nato, secondo alcuni dalle mani di un medico arabo che aveva pensato di ricoprire le medicine di zucchero per renderle meno amare. Non troppo diversa la teoria che affida la paternità del confetto ai farmacisti del ’500.