Abruzzo

Il calo dei matrimoni non frena il business dei Confetti Pelino

Una storia lunga 240 anni, per un dolce che ha meritato un museo. Già amato da Leopardi, oggi è scelto da re e principi di tutto il mondo. Stabilimento moderno per prodotti sempre più sani

di Patrizia Maciocchi

Confetti Pelino occupa 40 dipendenti in maggioranza donne, come da storica tradizione aziendale

3' di lettura

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Mandorla di Avola, pistacchi siciliani e zucchero bianco raffinatissimo. È la ricetta base, con varianti “segrete”, che ha portato i confetti Pelino di Sulmona a diventare famosi nel mondo, ad iniziare dal 1783.

Una storia secolare, per una tradizione che si tramanda di padre in figlio, tanto ricca da meritare un museo. Tre piani dedicati ad uno dei dolci più amati da adulti e bambini, per un’esposizione a 360°, dagli antichi brevetti della fabbrica abruzzese, a un laboratorio del XVIII secolo, con macchinari utilizzati per la produzione e la lavorazione, fino ai primi convettori ad aria calda e motore elettrico aziendali che abbreviarono i lunghi tempi richiesti per la realizzazione.

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Non mancano i confetti scelti dai personaggi famosi, che non sono pochi, a cominciare dalle famiglie reali. Sono, infatti, arrivati da Sulmona i confetti per il matrimonio di Carlo e Diana e, sempre restando in casa Windsor, quelli per le nozze di William e Kate, come di Harry e Meghan.

Sui Pelino è caduta anche la scelta dei principi del Quatar Aisha e Fahat che, per il loro sì da mille e una notte, hanno voluto oltre 100 chili di dolcissimi bouquet.

Ma certamente il personaggio più celebre che ha amato i confetti di Sulmona è stato Giacomo Leopardi. A lui appartiene una scatolina di vetro con all’interno i cannellini dei quali il “giovane favoloso” era particolarmente ghiotto. È una storia appassionate quella del confetto, nato, secondo alcuni dalle mani di un medico arabo che aveva pensato di ricoprire le medicine di zucchero per renderle meno amare. Non troppo diversa la teoria che affida la paternità del confetto ai farmacisti del ’500.

Nessuna incertezza invece sul primo dei Pelino che ha dato vita alla attuale Srl di Sulmona. Una realtà, che ha mosso i suoi primi passi nel 1783 ad Introdacqua, per volontà di Berardino Pelino come azienda che commerciava in mandorle.

Il confetto è poi arrivato con il figlio Panfilo. In un passaggio del testimone tra generazioni la fabbrica Pelino è approdata, nella seconda metà dell’ottocento, al centro di Sulmona. È datata 1890 l’apertura di un secondo opificio in periferia. Uno stabile dichiarato, nel '92, monumento di interesse nazionale dal ministero dei Beni Culturali.

La storia di oggi, dopo 240 anni, è al passo con i tempi, anzi proiettata al futuro, con uno sguardo attento all’impatto ambientale, e alla salute.

«Nel 2016 abbiamo realizzato un nuovo stabilimento nel nucleo industriale di Sulmona - dice l’amministratore Mario Pelino - con macchinari moderni di cui gli ultimi certificati 4.0, che produce a marchio per la grande distribuzione. Le due società impiegano 40 dipendenti in maggioranza donne, come da storica tradizione aziendale, con un fatturato che nel 2023 ha superato i 4,3 milioni».

I confetti Pelino del terzo millennio, sono senza grassi animali, privi di amidi o glutine, per non dimenticare chi soffre di intolleranze. Prodotti sani che vengono esportati in tutto il mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti.

All’azienda Pelino va riconosciuto anche il ruolo di testimone nel tempo del cambio di costumi.

Visto che principali clienti, certo non i soli, sono gli sposi, in casa Pelino si è registrato, un cambio di passo nelle cerimonie, come il calo dei sì sull’altare.

Un “fenomeno” in parte compensato. «La flessione dei matrimoni religiosi - afferma Mario Pelino - riguarda soprattutto le cerimonie religiose, ma c’è un aumento delle unioni civili, dove non si rinuncia ai confetti. Se prima i rapporti tra persone dello stesso sesso erano, per lo più, clandestini, oggi hanno pari opportunità. Ci sono poi le lauree. E lì il numero dei “titolati” regge», sottolinea.

«Se dovessi fare programmi o previsioni sulla base della attuale situazione dei mercati mondiali ed il monito sui consumatori contro il consumo di zucchero - conclude il patron della Pelino - dovrei essere pessimista sul futuro dei confetti e della nostra azienda. Mi sostiene la nostra storia pluri-centenaria e l’esempio degli antenati che hanno superato guerre pandemie e terremoti e ci hanno lasciato un’eredità per la quale è nostro dovere lottare per trasferirla, rafforzata, all’ottava generazione».

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