Il Brooklyn Museum costretto a vendere 12 opere per far fronte alla crisi
Prevede di raccogliere in asta da Christie’s 40 milioni di dollari per far fronte alle perdite da 7,6 milioni di dollari e sostenere le spese di gestione delle collezioni permanenti
di Gabriele Biglia
6' di lettura
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Il Brooklyn Museum per far fronte ai gravi problemi finanziari sorti a seguito della pandemia, metterà all'asta 12 opere nella speranza di raccogliere 40 milioni di dollari. È la prima istituzione museale statunitense ad utilizzare i proventi ricavati dalla dismissione di opere d'arte della propria collezione per tamponare l'emorragia nei conti e continuare a respirare. Si tratta di una decisione che non ha precedenti. Il museo di Brooklyn sfrutta così per primo la finestra temporale aperta lo scorso 15 aprile dall' Association of Art Museums Directors che permette, fino al 10 aprile 2022, ai musei con i bilanci in rosso, di utilizzare i proventi ottenuti dalla dismissione di opere d'arte per sostenere le spese di gestione delle collezioni permanenti, senza sanzionarli. Questa decisione segna un precedente estremamente significativo che potrebbe portare altre istituzioni a percorrere la stessa strada. Infatti, sinora l'Association of Art Museum Directors, limitava i proventi della “deaccession” solo all'acquisizione di nuove opere. Il museo che ha riaperto il 12 settembre deve però fare i conti con i protocolli di distanziamento sociale e una capacità ridotta di accoglienza, di conseguenza con potenzialità di autofinanziamento limitata.
Le opere all'incanto
Il Brooklyn Museum - il secondo museo per importanza della città di New York la cui raccolta conta oltre 160.000 pezzi che spaziano dall'arte egizia e africana all'arte contemporanea - ha così deciso di affidare alla sede newyorkese di Christie's la messa all'incanto di 12 opere della propria raccolta che verranno disperse in quattro tornate dal 1° al 16 ottobre. Alcune di queste opere sono firmate da Donato De' Bardi (1426 - 1450/5), Lucas Cranach il Vecchio (1472 - 1553), Gustave Courbet (1796 - 1875) e Jean-Baptiste Camille Corot (1796 – 1875). Le stime partono dai 30.000 dollari e arrivano a 1,8 milioni. Non si tratta certamente di dipinti apicali per il museo. Al contrario, sfogliando con attenzione i cataloghi di Christie's ci rendiamo conto che le opere non sono dei capolavori. Alcune versano a prima vista in uno stato di conservazione tutt'altro che ottimale, come la «Lucrezia» di Lucas Cranach (stima 1.200.000 - 1.8.000.000 dollari ) o il «Ritratto di gentiluomo» attribuito al pennello di Lorenzo Costa (stima 60-80.000 dollari), che presentano visibili ridipinture e abrasioni della pellicola pittorica. Più interessante è il frammento di polittico del pittore Donato de' Bardi che raffigura su un fondo oro San Girolamo (stima 80.000 - 120.000 dollari).
Come ha fatto intendere la direttrice Anne Pasternak, raggiunta da ArtEconomy24: “Per sostenere i costi destinati alla cura della collezione, cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, il Brooklyn Museum sta dismettendo alcune opere d'arte per creare un Collection Care Fund. Anche se vedere un'opera d'arte lasciare il museo può essere doloroso, nessuna di queste mina in alcun modo i punti di forza della nostra raccolta. Abbiamo una vasta collezione di opere d'arte di alta qualità, ma anche opere che, come molti musei delle nostre dimensioni, non sono mai state esposte per decenni. Tutte le decisioni sono state prese con la massima cura e ricerca, guidate dalle best practices e seguendo le leggi del settore”.
La procedura di deaccessionig
Il deaccessioning, ossia la procedura mediante il quale un'opera d'arte viene rimossa permanentemente dalla collezione di un museo, ha sempre accesso gli animi. La pandemia è stato un cigno nero che ha ridotto drasticamente gli ingressi e messo in ginocchio i bilanci dei musei e ora li sta spingendo a disfarsi di parte del proprio patrimonio per fare cassa. Potrebbe la decisione presa il 15 aprile scorso dall'Association Art Museums Directors portare le istituzioni più indebitate a vendere anche le opere più importanti delle raccolte? La cessione di opere fino ad aprile scorso, era infatti consentita solo al fine di aquistarne altre per arricchire la collezione. Nel 2013 il Metropolitan Museum di New York si liberò di 15 dipinti tra cui una copia del ritratto della figlia di Peter Paul Rubens, Clara Serena, che venne aggiudicato ad un collezionista privato per venti volte la stima massima indicata in catalogo (stima 20.000 - 30.000 dollari) che vi ravvisò, a torto o a ragione, la mano del maestro di Anversa. Nel 2018, il Baltimora Museum mise in vendita sette opere di Andy Warhol e di altri artisti per poter acquisirne altre di Jack Whitten, Isaac Julien e Amy Sherald.I musei americani, come diversi musei inglesi, infatti, sono istituzioni private gestiti da trustee. Le loro collezioni si sono formate prevalentemente attraverso lasciti o donazioni da parte di collezionisti privati o donors, successivamente integrate con nuove acquisizioni, aspetto che li distingue dai musei italiani che sono pubblici e appartengono al demanio dello Stato e pertanto le loro racolte sono inalienabili.
Le perdite del Brooklyn Museum
La pandemia abbattutasi come un Tsunami sui musei, non ha fatto altro che aggravare una situazione già di per sé non rosea. Infatti la prestigiosa istituzione museale newyorkese era in difficoltà già da diverso tempo: sempre per tamponare il deficit, il 14 novembre dello scorso anno aveva affidato a Sotheby's la vendita di una rara tela di Francis Bacon della serie «Tangeri Paintings», “Pope”, donata al museo nel 1981 dalla collezionista americana Olga H. Knoepke. Il dipinto venne aggiudicato dalla casa d'aste ad un collezionista privato per 6.642.400 dollari con le commissioni.





