Tra dazi e accordi

Il braccio di ferro tra Usa e Ue in cinque punti

Dal “Liberation day” ai triloghi in corso, le principali fasi delle difficili relazioni tra Stati Uniti ed Europa durante la seconda presidenza Trump

La bandiera degli Stati Uniti sventola davanti alla cupola del Campidoglio a Washington, D.C., Stati Uniti, il 22 aprile 2026. REUTERS/Jonathan Ernst REUTERS

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Il Liberation day

Il 2 aprile 2025, nel corso del cosiddetto Liberation day, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato un corposo pacchetto di dazi commerciali contro molti Stati: quello contro l’Unione europea prevedeva tariffe del 30% sulla maggior parte dei prodotti importati dalla Ue.

Gli accordi di Turnberry

Il 27 luglio 2025 Trump e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si sono incontrati presso il campo da golf di proprietà del presidente americano a Turnberry, in Scozia. Il risultato di quei colloqui è stato un accordo di massima che stabiliva l’abbassamento dei dazi Usa dal 30 al 15% sulla maggior parte dei prodotti importati dall’Europa. In cambio, i 27 Paesi Ue hanno accettato di aumentare gli investimenti diretti verso gli Stati Uniti e di incrementare l’acquisto di alcune categorie di beni prodotti dalle fabbriche d’Oltreoceano tra cui macchinari industriali, alimentari e moda. Per il comparto auto europeo, gli accordi di Turnberry rappresentavano peraltro una significativa vittoria poiché portavano i dazi dal 27,5% al 15%. Sull’acciaio e sull’alluminio europei destinati agli Stati Uniti, invece, era stato deciso di mantenere i dazi al 50%.

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La crisi della Groenlandia

Nei mesi successivi agli accordi di Turnberry le tensioni tra Ue e Usa sono andate aumentando, a cominciare dalle minacce del presidente Trump di annettere agli Stati Uniti il territorio danese della Groenlandia. Così a gennaio l’Europarlamento ha deciso di sospendere l’approvazione dell’intesa commerciale raggiunta a luglio. Nel frattempo, i dazi reciproci di Trump sono stati inoltre bocciati dalla stessa Corte Suprema Usa.

Difeso dalla Commissione Ue come il migliore possibile, ma a lungo criticato da molti deputati di Strasburgo, l’accordo è stato infine approvato dal Parlamento europeo alla fine marzo, ma solo dopo l’aggiunta di una clausola di salvaguardia che ne consentiva la sospensione qualora l’amministrazione Trump fosse ritenuta responsabile di nuove minacce o di violazione dei patti.

I triloghi in corso

Dopo l’approvazione dell’accordo con l’aggiunta delle clausole di salvaguardia da parte dell’Europarlamento, avvenuta lo scorso 26 marzo, si è aperta la fase del trilogo che coinvolge anche il Consiglio Ue e la Commissione, con questi ultimi due in posizione più morbida nei confronti di Washington rispetto all’emiciclo di Strasburgo. Tra i nodi più controversi ci sono il trattamento differenziato nei confronti dell’acciaio e la richiesta, da parte degli eurodeputati, di far scadere automaticamente l’accordo il 31 marzo 2028.

I nuovi dazi auto

Il primo maggio Donald Trump riapre il conflitto commerciale con l’Unione Europea, mettendo nuovamente in discussione alleanze e accordi transatlantici. Un’offensiva che partirà immediatamente nel cruciale settore dell’auto e dei camion: dazi al 25% da lunedì 4 maggio, un netto aumento dall’attuale 15% finora concordato su veicoli e componentistica targata Ue. L’accusa del presidente americano è che Bruxelles abbia mancato di mettere in pratica il compromesso siglato l’anno scorso, a Turnberry.

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