Nei primi anni (fino al 2015) queste caratteristiche sono state sufficienti per creare una certa trazione su specifiche comunità con forti incentivi ad evitare i meccanismi bancari tradizionali (per operazioni cross-border con basse commissioni o per operazioni al limite od oltre la legalità). Il fenomeno, per quanto oggetto di svariate fiammate speculative (la maggiore della quale nel 2013), si è mantenuto sostanzialmente di nicchia a causa della complessità di utilizzo per utenti non specializzati, l’instabilità del prezzo e l’aurea d’illegalità generatasi nel tempo.
Il concetto di blockchain introdotto dai bitcoin ha tuttavia stimolato una riflessione a più ampio spettro che nel 2015 ha visto nuovi attori e nuove tecnologie emergere. In particolare Ethereum si propone di generalizzare i meccanismi del bitcoin per creare meccanismi pubblici, accessibili, non ripudiabili e non reversibili di smart contract. In sostanza la blockchain sottostante Ethereum permette di creare veri e propri programmi che permettono a controparti diverse di operare in assenza di intermediazione. Tale possibilità apre, dal punto di vista tecnologico, scenari di immense potenzialità. Digitalizzando e rendendo programmabile lo scambio di valore tra le parti, si elimina la necessità di riconciliazione e di integrazione di sistemi disomogenei e spesso analogici con conseguente enorme risparmio di tempi e costi.
Grandi istituti finanziari e colossi dell’informatica hanno cominciato a valutare la tecnologia sottostante in modo positivo valutando l’opportunità di formare consorzi di sviluppo più o meno specifici (R3 e DTC sono 2 esempi di consorzi a cui partecipano anche istituti bancari italiani) con l’obiettivo di creare protocolli interoperabili e che consentano di ottenere i vantaggi della blockchain in un ambiente controllato e facilmente regolamentabile.
Diversamente dalle blockchain originali di bitcoin ed ethereum che sono accessibili pubblicamente e pertanto dette “pubbliche”, le blockchain dei consorzi sono tipicamente “private” e raggiungibili unicamente dalle istituzioni partecipanti.
Il 2016 ha visto lo sviluppo di tali consorzi, l’accettazione della tecnologia blockchain e l’aprirsi graduale del mondo finanziario alle stesse con l’esplorazione di use cases in praticamente tutti i possibili settori industriali
Solo nel 2017 tuttavia si sono create le condizioni per portare in modo dirompente l’attenzione e l’interesse per blockchain e criptovalute a livello di utente comune. La causa scatenante è molto probabilmente da ricercare nel fenomeno delle Ico, attualmente il caso di maggiore successo di utilizzo di Ethereum. Una Ico (Initial coin offer) è un meccanismo di fund-raising simile a un crowd-funding decentralizzato, nel quale un’azienda raccoglie criptovaluta (tipicamente sotto forma di ethereum) assegnando in contropartita una certa quantità di token.