Il Board of Peace di Trump al debutto con 5 miliardi di dollari
Oggi a Washington la prima riunione. Impegni finanziari e invitati da venti Paesi
dal nostro corrispondente Marco Valsania
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NEW YORK - Bufere di polemiche e promesse di soldi, anzitutto miliardi per Gaza. Il Board of Peace di Donald Trump, concepito dal presidente degli Stati Uniti per affrontare il dramma del territorio palestinese e come sostituto delle invise Nazioni Unite, debutta oggi a Washington. Ma alla prima riunione, stando alla Casa Bianca, hanno aderito solo una ventina delle forse 60 nazioni invitate, soprattutto da Medio oriente e Asia. Altre hanno rifiutato oppure si sono ritagliate un ruolo da osservatori e spesso di basso profilo, da numerosi tradizionali alleati europei al Vaticano (rimproverato ieri pubblicamente dalla portavoce di Trump). L’Italia ha quale osservatore il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Le obiezioni sono sotto i riflettori
La partecipazione al Board è a discrezione di Trump, che da plenipotenziario ha anche ritirato d’autorità il “biglietto” al Canada e al suo premier Mark Carney con cui è ai ferri corti. Per i critici minaccia quindi nuove e pericolose picconate al multilateralismo e alle sue istituzioni, al servizio di una aggressiva egemonia statunitense ispirata da America First.
Le malcelate ambizioni personali del presidente gonfiano i dubbi: si è già proclamato chairman a vita, lo considera un trampolino per il desiderato e finora elusivo premio Nobel e il meeting, non a caso, è ospitato dal già rinominato Donald J Trump Institute of Peace. Una riunione inaugurale che appare in buona parte cerimoniale, orchestrata in mattinata e trasmessa in streaming dalla Casa Bianca.
Nei disegni di Trump, prima di diventare «la più influente organizzazione mai creata», il Board of Peace ha tuttavia iniziali e cruciali obiettivi prescritti, con Gaza test determinante della sua efficacia: arriverà subito, ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, l’annuncio formale di oltre cinque miliardi raccolti per aiuti umanitari e ricostruzione del territorio palestinese raso al suolo dai bombardamenti israeliani, il cui governo è ora nel board (arriva il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar). Anche se una ricostruzione richiederà in realtà 70 miliardi.
Tra impegni finanziari e mobilitazione di soldati
Trump aveva anticipato fin dai giorni scorsi simili impegni finanziari accanto alla mobilitazione di migliaia di soldati e forze dell’ordine, anche questi numeri confermati dalla Leavitt: tra i Paesi che hanno offerto di partecipare ad una forza di stabilizzazione l’Indonesia che ha offerto 8.000 truppe. Secondo indiscrezioni del quotidiano Telegraph, Trump per la polizia locale vorrebbe però contare anche su milizie anti-Hamas già esistenti, compresi clan e bande criminali nonostante le preoccupazioni tra gli stessi vertici militari Usa.








