L’indagine

Best workplaces 2026, così il benessere e la fiducia aumentano fatturato e produttività

A Hilton, Cisco, MetLife, Biogen e Auditel le medaglie d’oro del premio assegnato ieri da Great place to work. Nelle 75 imprese del ranking che compie 25 anni crescita media dei ricavi del 20% rispetto all’anno precedente e Trust Index elevato

di Cristina Casadei

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Avere persone che stanno bene al lavoro e hanno fiducia nel loro datore di lavoro migliora la produttività e il fatturato. Questa correlazione è sempre più forte, come emerge dall’analisi del ranking dei Best workplaces Italia del 2026 che quest’anno festeggia il venticinquesimo anniversario. I best workplaces italiani hanno fatto registrare una crescita media dei ricavi, rispetto all’anno precedente, del +20%, un dato che se confrontato con l’aumento di fatturato dell’1% nelle organizzazioni italiane appartenenti a industria e servizi incluse nell’indice Istat fa capire l’importanza, per lo sviluppo del business aziendale, di avere dei collaboratori coinvolti e soddisfatti.

Il podio

Tra i migliori ambienti di lavoro in Italia nel 2026, secondo la classifica di Great place to work, nella categoria delle aziende con più di 1.000 collaboratori, sul podio ci sono Hilton (alberghiero), seguita da Abbvie (biotecnologie e prodotti farmaceutici) e Tp (telecomunicazioni). Nella categoria delle organizzazioni che hanno tra i 500 e i 999 collaboratori al primo posto c’è Cisco (information technology), davanti a Bending Spoons (information technology) e ConTe.it (assicurazioni). In quella tra i 150 e i 499 collaboratori vince MetLife (servizi finanziari & assicurazioni), davanti a Bristol-Myers Squibb (biofarmaceutico) e Jet Hr (Hr Tech). Sul podio della categoria tra i 50 e i 149 collaboratori in testa c’è Biogen (biotecnologie), seguita da Galileo Life (healthcare) e Reverse Spa (risorse umane). Nella categoria tra 10 e 49 dipendenti, il primo posto lo conquista Auditel (media) davanti a Trek Bicycle (produzione) e ACSoftware (informatica).

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Le azioni messe in campo

Per salire sul gradino più alto del podio, David Kelly, senior vice president, Continental Europe di Hilton, spiega che «la dedizione e la professionalità dei nostri team member in tutta Italia sono fondamentali per il nostro successo e riflettono un contesto lavorativo fondato sulla fiducia, sulla trasparenza e su un impegno condiviso verso l’eccellenza». A questo si aggiungono «percorsi di carriera stimolanti e benefit come Go Hilton, che offrono ai team member e ai loro cari tariffe scontate per soggiornare nei nostri hotel in tutto il mondo» e programmi di scambio «tra team member, che hanno già permesso a più di 1.000 persone di fare esperienze lavorative in altri hotel».

Per spiegare la correlazione tra benessere e business, Caterina Barusi, People & communities country lead di Cisco - da 25 anni in classifica - dice che «la cultura aziendale di Cisco si fonda realmente sul lavoro di squadra e sull’ascolto, in un ambiente in cui collaborazione e flessibilità sono la regola, non l’eccezione. E il lavoro è organizzato per obiettivi. Con il supporto di tecnologie adeguate, questo approccio consente di coltivare fiducia e responsabilità individuale, rafforzando ogni giorno il valore fondamentale del gioco di squadra».

Da MetLife spiegano che l’obiettivo delle loro politiche delle risorse umane è «promuovere un ambiente inclusivo, fondato su valori condivisi, responsabilità e rispetto delle diversità. L’azienda è fortemente purpose driven, investe sulla valorizzazione dei talenti e su percorsi di sviluppo basati su fiducia e autonomia. Un approccio retributivo equo, insieme a un sistema di welfare articolato e a strumenti di flessibilità, sostiene concretamente l’equilibrio tra vita privata e lavoro, con attenzione alla salute fisica e mentale». Giuseppe Banfi, amministratore delegato di Biogen Italia cita il loro «modello culturale “B Positive” che promuove un’organizzazione orientata alla felicità: un ambiente di lavoro positivo e inclusivo dove benessere, trasparenza e fiducia accrescono il senso di appartenenza delle nostre persone e favoriscono la produttività, determinando il successo della nostra organizzazione. Per attrarre e sviluppare talenti lavoriamo su diversi aspetti: la nostra forte cultura aziendale basata su valori condivisi, continui e numerosi percorsi di sviluppo professionale, attenzione autentica alle persone offrendo un contesto in cui ciascuna possa sentirsi ascoltata e valorizzata».

Paolo Lugiato, direttore generale di Auditel, afferma che «la qualità dei dati è inseparabile dalla qualità delle persone che li producono. Per questo investiamo molto nella crescita delle competenze, nel benessere organizzativo e nella creazione di un ambiente di lavoro che favorisca responsabilità, collaborazione e innovazione».

In una fase di forte attenzione di tutti all’aumento del costo della vita la difesa e, ancor più, il miglioramento del potere di acquisto delle persone sono un tema centrale. Naturale quindi che in tutte le organizzazioni ci sia una forte attenzione a una politica salariale equa, che riconosce i risultati raggiunti e sia basata sul principio dell’equità.

La performance delle aziende in classifica

Il ceo di Great place to work Italia, Alessandro Zollo, spiega che «quest’anno, ancora più che in passato, abbiamo riscontrato come le aziende certificate Great place to work, e ancor più quelle presenti in classifica, registrano performance economiche superiori e un valore di mercato significativamente più elevato: circa tre volte la capitalizzazione dell’S&P 500». Un’analisi condotta da Cribis sul panel delle aziende certificate «conferma inoltre che dove l’ascolto delle persone e la fiducia nel loro lavoro sono pratiche concrete si osserva una maggiore solidità finanziaria, trasversalmente a settori e dimensioni aziendali», continua Zollo. Non solo. Il ceo di Gptw evidenzia anche che emergono «livelli più alti di sostenibilità, una più marcata propensione all’innovazione e una maggiore maturità nella comunicazione digitale. È ciò che a livello internazionale viene ormai definito il “Great place to work effect».

L’analisi

Dai dati del ranking Best Workplaces Italia 2026, redatto da Great place to Work Italia, ascoltando il parere espresso da oltre 210mila collaboratori di 415 organizzazioni italiane, suddivise in 5 categorie in base al numero di collaboratori, equamente suddivisi tra uomini e donne e con una presenza di tutte le generazioni, sembra che l’elevato livello di fiducia dei collaboratori sia un fattore centrale nei 75 migliori ambienti di lavoro italiani. L’analisi di quest’anno registra un Trust index medio, l’indicatore del clima di fiducia di un’organizzazione, pari all’85%. Il dato è in crescita dell’1% rispetto al 2025 quando era l’84%. Se prendiamo il dato medio delle aziende certificate ma che non sono entrate in classifica che è pari al 75%, scopriamo un divario di 10 punti percentuali. Un gap ancora più alto quando il confronto viene esteso con il Trust index medio italiano che si ferma al 44%.

Il presidente di Great Place to work Italia, Beniamino Bedusa dice che la classifica «rappresenta un’occasione preziosa per fermarsi un momento e guardare al percorso fatto. In questi 25 anni abbiamo ascoltato quasi due milioni di persone, in oltre cinquemila organizzazioni, mentre il mercato del lavoro cambiava profondamente sotto i nostri occhi, attraversando pandemie, rivoluzioni digitali e crisi economiche. Oggi, come allora, il nostro applauso va alle aziende che scelgono di intraprendere un percorso di miglioramento, basando le proprie azioni sui dati emersi dall’ascolto attivo delle proprie persone. Questa classifica e i riconoscimenti che ne derivano sono dedicati prima di tutto a loro».

I settori

Entrando più nel dettaglio, nell’analisi del ranking dei 75 migliori ambienti di lavoro italiani per cui lavorare nel 2026, si scopre come un’organizzazione su 4 (25,3%) appartenga al settore IT, seguono biotecnologie e farmaceutica (14,67%), servizi finanziari e assicurazioni (12%), industria manifatturiera e produzione (10,67%), servizi professionali (9,33%), sanità (5,33%), retail, telecomunicazioni e alberghiero (4%), advertising, marketing e media (2,67%) e agricoltura, costruzioni, trasporti, educazione e formazione (1,33%). A livello di distribuzione territoriale, invece, oltre 7 aziende su 10 (72%) hanno sede in Lombardia (49,3%) e nel Lazio (22,67%) e in totale sono 11 le regioni italiane rappresentate nel ranking. Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna non hanno invece “best workplaces” presenti sul territorio.

Il confronto

I 75 migliori ambienti di lavoro italiani, nel confronto con il 2025, mostrano indicatori in crescita rispetto ad ambiti quali la meritocrazia (73%, +2%) e gli eventi speciali (90%, +2%) mentre aspetti quali la responsabilizzazione, i benefit e la flessibilità sono in calo dell’1%. Gli elementi che più differenziano le aziende best rispetto a quelle certificate riguardano comunicazione, cura, coinvolgimento, accoglienza e supporto. Dall’analisi dei commenti dei collaboratori delle realtà best workplaces emerge come a rendere speciale l’ambiente di lavoro siano soprattutto l’aiuto e il supporto (21%), l’atmosfera (13%) e la collaborazione (12%) mentre sono in fondo alla classifica elementi quali lo spazio di lavoro, gli orari di lavoro e la flessibilità e l’equilibrio tra lavoro e vita privata (8%). Sempre secondo i collaboratori delle aziende best workplaces, tra i miglioramenti da apportare per rendere migliore l’ambiente di lavoro, ci sono la retribuzione (19%), i processi interni (17%) e la comunicazione (16%). Analizzando invece il Trust index medio, registrato sulla base delle dimensioni delle migliori organizzazioni italiane, si evince come vi sia un divario tra l’indice di fiducia fatto registrare dalle piccole aziende presenti nel ranking (94%) rispetto ai dati delle imprese medie (88%), medio-grandi (85%), grandi e super grandi (79%).

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