Il benessere dei dipendenti passa anche dalla mobilità
Secondo l’osservatorio Arval, al centro delle strategie delle aziende italiane ci sono i parcheggi agevolati o gratuiti nelle sedi
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C’era una volta la semplice gestione del parco veicoli. Altri tempi, in cui ci si poteva anche accontentare di trovare il modo più facile di andare dal punto A al punto B. Oggi lo scenario è piuttosto diverso e la mobilità è sempre più una leva che le aziende possono sfruttare per attrarre talenti e occuparsi del loro benessere. Il 68% delle imprese italiane ha già attuato o sta lavorando per una strategia di mobilità sostenibile. I cambiamenti di questo genere, comunque, sono verosimilmente più facili a dirsi che a farsi. Non mancano, infatti, alcune barriere che ostacolano il percorso delle aziende in questo senso, in particolare le resistenze interne (nel 34% dei casi), l’assenza di un budget dedicato (21%) e le difficoltà riscontrate nella scelta delle soluzioni più adatte da proporre (19%). Il risultato è che per un’impresa su quattro in Italia il supporto di una consulenza specifica sul tema avrebbe un ruolo rilevante nell’implementazione delle varie soluzioni di mobilità.
Quelle appena descritte sono tra le principali evidenze che emergono dalla nuova indagine dell’Arval Mobility Observatory, il centro di ricerca indipendente promosso da Arval che ha l’obiettivo di osservare, analizzare e anticipare le tendenze più interessanti in fatto di mobilità. Lo studio “Mobility Benefit: nuovi orizzonti della mobilità aziendale tra benessere dei dipendenti e sostenibilità”, realizzato in collaborazione con il centro studi Econometrica, ha coinvolto oltre 200 aziende italiane attive nell’adozione di soluzioni di mobilità, approfondendo in che modo all’interno delle imprese si stiano introducendo strategie di sostenibilità e programmi di welfare legati agli spostamenti dei dipendenti.
Più nello specifico, l’analisi ha riguardato i mobility manager, la figura aziendale incaricata di sviluppare strategie per una mobilità più sostenibile ed efficiente, in particolare per gli spostamenti casa-lavoro. La loro missione è favorire alternative all’uso dell’auto privata, ma anche ottimizzare i flussi di mobilità e contribuire più in generale agli obiettivi ambientali ed economici dell’azienda. Previsto già da fine anni 90 e poi rilanciato di recente, con l’introduzione dell’obbligo della nomina nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni con almeno cento dipendenti presenti in capoluoghi, città metropolitane o Comuni con oltre 50mila abitanti, oggi il ruolo del mobility manager è centrale per pianificare le azioni finalizzate alla riduzione di emissioni, costi e traffico, con attenzione anche al benessere dei dipendenti e all’immagine dell’azienda.
Come detto, un tempo le politiche di mobilità si concentravano sulla sola gestione delle flotte, mentre ora le aziende utilizzano la mobilità come leva strategica per raggiungere gli obiettivi aziendali chiave, come la sostenibilità, l’attenzione ai dipendenti e il controllo sui costi. Eppure, secondo l’indagine Arval, solo nel 27% dei casi le aziende hanno nominato un mobility manager in via “esclusiva”: nel restante 73%, infatti, la stessa persona è anche fleet manager. La figura del mobility manager è nella maggior parte dei casi collocata all’interno delle Risorse umane, sottolineando la crescente importanza in ottica di attenzione del dipendente.
Tra le soluzioni di mobilità, attuali e future, più al centro delle strategie delle aziende italiane ci sono i parcheggi agevolati o gratuiti nelle sedi: il 65% del campione li ha già realizzati (57%) o lo farà nei prossimi due o tre anni (8%). Ma sono ben avviati anche progetti per l’installazione di rastrelliere o pensiline per bici private (55%), car sharing (34%), rimborso abbonamenti del trasporto pubblico locale (30%), carpooling (28%) e navette aziendali (23%). Come sottolinea lo studio Arval, il focus si sta progressivamente spostando, passando dall’attenzione alla mobilità privata a una maggiore apertura a quella condivisa, allargando lo spettro dei beneficiari a tutti i dipendenti aziendali. Un tasto dolente, già accennato in precedenza, è quello dei budget. Raramente oggi le soluzioni di mobilità sono sostenute da risorse assegnate che ne favoriscano l’implementazione. Nel 40% delle aziende italiane l’utilizzo del budget di mobilità è approvato dalla direzione delle Risorse umane, mentre nel 13% dei casi le decisioni vengono prese direttamente dal general manager della società.


