Il Balletto della Scala e l’inizio della nuova stagione
L’eredità di Rudolf Nureyev e Carla Fracci nei titoli di apertura della stagione di danza e balletto della Scala
di Vito Lentini
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Ancor prima che l’Opéra national de Paris incontrasse la rielaborazione coreografica operata da Rudolf Nureyev sulla coreografia originale della “Bella addormentata”, nel 1966 i ballettomani scaligeri ebbero l’opportunità di cogliere le intuizioni e la primigenia ossatura estetica che l’indimendicato divo della danza immaginò per il balletto di Čajkovskij. Per tre rappresentazioni, infatti, Rudolf Nureyev e Carla Fracci mostrarono sul palco della Scala quella prima idea coreografica che il pubblico milanese tornò ad apprezzare pressoché con continuità fino alle ultime rappresentazioni del mese di giugno del 2019.
Oggi, a sessant’anni da quella prima assoluta, è proprio questa versione ad aver aperto, tra dicembre e gennaio, la stagione di danza e balletto del Piermarini nello sfarzoso allestimento del premio Oscar Franca Squarciapino creato nel 1993. Tredici apprezzatissime recite più la consueta Anteprima Giovani, la Serata inaugurale dedicata a Giorgio Armani, quattro debutti, la nomina a primo ballerino di Navrin Turnbull e l’ottima esecuzione della “troupe” hanno così corroborato con consapevolezza l’intento di preservare “il compimento perfetto della danza sinfonica”, come Rudy amava definire questa intramontabile fiaba in danza.
Un impegno, quello che la Scala seguita a caldeggiare, volto a tutelare l’identità di un peculiare repertorio così essenziale per la compagnia e rispolverato anche in occasione della recente tournée in Cina: in alternanza con “Serata William Forsythe - The Blake Works”, al National Centre for the Performing Arts di Pechino è infatti tornata in scena quella versione del “Don Chisciotte” entrata nel repertorio del teatro milanese nel 1980 allorquando Rudolf Nureyev la ballò accanto a Carla Fracci.
La quinta edizione del Gala Fracci
Due storici nomi di riferimento che la massima compagnia di danza e balletto del nostro Paese rammenta anche in occasione della quinta edizione del Gala dedicato alla Signora della danza in scena il 31 gennaio e il 3 febbraio. Un’occasione che ha finalmente consentito ai ballettomani milanesi di recuperare la gradita consuetudine di ritrovare ospiti internazionali di prima grandezza. La sera della prima in debutto sul palcoscenico del Piermarini primeggiava Maia Makhateli - Principal del Dutch National Ballet - che dopo il recente successo al Teatro Massimo di Palermo nel nuovissimo “Lago dei cigni” firmato da Jean-Sébastien Colau, abbiamo rivisto alla Scala in ottima forma nel grand pas de deux del terzo atto del “Don Chisciotte” accanto al virtuoso Patricio Revé, già primo ballerino del Queensland Ballet e del Balletto Nazionale di Cuba e dalla prossima stagione tra i Principal della massima compagnia d’oltremanica. Un piacevole ritorno al Piermarini è quello di Jacopo Tissi, Principal del Dutch National Ballet, qui impegnato con le sontuose estetiche della “Bella addormentata” della versione Rudolf Nureyev e riproposte con il suo elegantissimo port de bras insieme ad una disinvolta e raffinata Alice Mariani, prima ballerina del teatro. Una menzione è da riservare a Martina Arduino e Mattia Semperboni che riportano sulla scena l’apprezzatissimo grand pas de deux del “Corsaro” con piglio di gusto; lusinghiera l’accoglienza tributata al passo a due del primo atto di “Onegin” rispolverato da Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko. Un breve sguardo alla “Commedia” di Dante, nella prima parte della serata, con il breve estratto tratto da “Francesca da Rimini” - creazione del 1965 su libretto di Beppe Menegatti e coreografia di Mario Pistoni - tornata alla luce con l’afflato di Vittoria Valerio, Nicola Del Freo e Gabriele Corrado.
Se con Roberto Bolle si è recuperata l’indagine ipnotica del noto rituale erotico del “Boléro” di Maurice Ravel nella coreografia di Maurice Béjart, un’assoluta novità per la Scala è stata la proposta di attingere alla rivisitazione immaginata da Akram Khan per “Giselle” con il passo a due del secondo atto in scena per la prima volta con Camilla Cerulli e Marco Agostino. Vivo consenso per questo annuale ricordo scaligero dedicato all’indimenticata “étoile” che ha saputo bilanciare l’eloquente candore dell’elevazione dell’anima nella solenne sensibilità del corpo.






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