Sovranità digitale

Il 2026 sarà decisivo per il completamento del progetto per il cloud sovrano nazionale

di P.Sol.

(Alamy Stock Photo)

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Anche in un mondo virtuale e immateriale arriva un momento in cui una strategia smette di essere teoria e diventa infrastruttura tangibile. Per l’Italia digitale uno di quei momenti, peraltro di importanza strategica, è arrivato con il Polo Strategico Nazionale (Psn): un progetto che non si limita a fornire spazio su server e mettere a disposizione data center evoluti, ma rappresenta la scommessa – concreta e articolata – di dare al Paese un cloud di Stato che punta a essere sovrano, sicuro e affidabile.

L’idea era ambiziosa: far uscire la Pubblica Amministrazione dallo stato di dipendenza da soluzioni tecnologiche prevalentemente extra europee – leggi, delle Big tech americane, sempre più presenti nella Penisola -, ridurre la frammentazione delle oltre 11mila “sale macchine” locali e radunare i servizi critici in un unico ecosistema cloud nazionale, dotato degli standard più elevati di resilienza e sicurezza. Quella visione sta diventando una realtà.

Loading...

Il Psn non è un’astrazione, ma una società di progetto partecipata da Tim, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti (Cdp Equity) e Sogei, chiamata a gestire una infrastruttura che ospita dati e applicazioni strategiche di Stato, regioni, enti locali e aziende sanitarie.

Non solo tecnologia

La sfida alla base del Polo non è soltanto tecnica, ma innanzitutto strategica e politica, anzi, meglio, geopolitica. In un’epoca in cui la dipendenza da servizi cloud internazionali può tradursi in esposizione al Cloud Act americano o ad altre normative extra UE, ma pure al rischio di veder finire i dati incagliati nelle diatribe transatlantiche, avere un’infrastruttura nazionale che non è soggetta a tali vincoli rappresenta un fattore di autonomia e sicurezza per il sistema Paese.

Proprio recentemente, in un’intervista al Sole 24 Ore, l’ad Emanuele Iannetti ha sottolineato che il Psn è stato concepito proprio come “abilitatore di un ecosistema federato del cloud” che non riguarda soltanto la Pubblica amministrazione centrale, ma anche le in-house regionali e altri soggetti con competenze specifiche sul territorio.

Il progetto, che prende forma nell’ambito della Strategia Cloud Italia e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ha un obiettivo ambizioso: portare almeno il 75% delle amministrazioni italiane — centrali, locali e sanitarie — su servizi cloud moderni e interoperabili entro il 2026.

Se la fase pionieristica del PSN aveva riguardato la costituzione della società e il collaudo dell’infrastruttura tecnica nei data center nazionali (Lazio e Lombardia), la scommessa adesso è quella dell’adozione di massa. Secondo dati aggiornati a quest’anno le amministrazioni che hanno aderito al cloud del Polo Strategico Nazionale sono passate da circa 120 a oltre 576, con un aumento del +380%.

Al di là dei semplici numeri, il valore è evidente: questi contratti — estesi fino al 2035 — valgono complessivamente circa 3,6 miliardi di euro e comportano la gestione in cloud di documenti, applicazioni e servizi che un tempo erano sparpagliati in centinaia di server locali.

La varietà delle amministrazioni migranti è evidente del valore concreto del progetto: non solo ministeri e enti centrali, ma anche enti locali, aziende sanitarie locali e aziende ospedaliere hanno trasferito dati e servizi nel cloud nazionale. Ci sono centri di orientamento professionale, servizi di assistenza al lavoro, sistemi informativi sanitari e perfino comandi militari, che stanno utilizzando l’infrastruttura Psn per servizi di alta criticità.

Sicurezza, resilienza e sovranità

La sicurezza è al centro della narrazione pubblica e tecnica del Polo. Non solo perché si propone come infrastruttura affidabile e resiliente, ma anche perché il crescente contesto di minacce cyber richiede uno sforzo collettivo di protezione delle risorse digitali. Secondo Iannetti, il Psn si trova sempre più spesso a combattere proprio contro attacchi informatici rivolti alle pubbliche amministrazioni italiane, gestendo queste situazioni grazie a centri di sicurezza dedicati e tecnologie avanzate di difesa, anche basate su intelligenza artificiale.

In un ecosistema dove la fiducia nei servizi digitali è ormai condizione per l’accesso a diritti e servizi pubblici, la gestione integrata della cybersecurity all’interno di un’infrastruttura sovrana diventa un’arma decisiva per evitare interruzioni di servizio, furti di dati o manipolazioni di informazioni critiche.

Dietro ai numeri e agli annunci, ci sono casi concreti di migrazione: il ministero del Lavoro ha trasferito i sistemi legati ad Anpal, l’agenzia per orientamento al lavoro, formazione e incentivi), mentre il ministero della Difesa e i comandi delle Forze armate stanno portando servizi critici sotto l’ombrello del cloud nazionale.

Anche a livello regionale la spinta è forte: la Regione Lazio ha completato la migrazione dei dati sanitari, incluse cartelle cliniche, referti e sistemi di prenotazione, nell’infrastruttura del cloud nazionale, evidenziando un salto di qualità nella sicurezza, nella continuità operativa e nella capacità di offrire servizi digitali ai cittadini.

Servizi in evoluzione

Iannetti delinea un Polo non fine a sé stesso, ma nella logicadi “ecosistema federato”: l’idea è quella di connettere l’infrastruttura non solo con le amministrazioni centrali, ma anche con le realtà regionali che gestiscono infrastrutture proprie e con altri soggetti qualificati.

Su questo fronte si muovono anche iniziative come l’Innovation Hub del Psn, pensato per accelerare la trasformazione digitale della PA attraverso servizi innovativi, strumenti di analisi avanzata, piattaforme AI e tecnologie cloud di nuova generazione.

Parallelamente, il Polo ha completato la sua offerta multicloud siglando accordi con provider come Amazon Web Services per integrare servizi pubblici su più livelli di cloud, garantendo così interoperabilità e scalabilità con standard di riferimento internazionali, pur mantenendosi in una prospettiva nazionale.

Malgrado i progressi, il percorso del cloud nazionale è ben lungi dall’essere esaurito. Alcuni target intermedi del Pnrr sono già stati superati, ma la vera prova di maturità sarà la capacità di completare la migrazione di una massa critica di servizi entro il 2026 e successivamente garantire la governance sostenibile e l’evoluzione continua dell’infrastruttura.

Il Polo Strategico Nazionale non è soltanto una grande infrastruttura tecnica, rappresentando anche la manifestazione operativa di una scelta strategica del Paese, quella di non lasciare a competitor extra-Ue il controllo dei dati e dei servizi pubblici più sensibili. È una scommessa su sovranità, sicurezza digitale e modernizzazione amministrativa che ha già cambiato molte prassi e che, se consolidata, potrà rappresentare un modello anche a livello europeo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti