Il 2026 sarà decisivo per il completamento del progetto per il cloud sovrano nazionale
di P.Sol.
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Anche in un mondo virtuale e immateriale arriva un momento in cui una strategia smette di essere teoria e diventa infrastruttura tangibile. Per l’Italia digitale uno di quei momenti, peraltro di importanza strategica, è arrivato con il Polo Strategico Nazionale (Psn): un progetto che non si limita a fornire spazio su server e mettere a disposizione data center evoluti, ma rappresenta la scommessa – concreta e articolata – di dare al Paese un cloud di Stato che punta a essere sovrano, sicuro e affidabile.
L’idea era ambiziosa: far uscire la Pubblica Amministrazione dallo stato di dipendenza da soluzioni tecnologiche prevalentemente extra europee – leggi, delle Big tech americane, sempre più presenti nella Penisola -, ridurre la frammentazione delle oltre 11mila “sale macchine” locali e radunare i servizi critici in un unico ecosistema cloud nazionale, dotato degli standard più elevati di resilienza e sicurezza. Quella visione sta diventando una realtà.
Il Psn non è un’astrazione, ma una società di progetto partecipata da Tim, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti (Cdp Equity) e Sogei, chiamata a gestire una infrastruttura che ospita dati e applicazioni strategiche di Stato, regioni, enti locali e aziende sanitarie.
Non solo tecnologia
La sfida alla base del Polo non è soltanto tecnica, ma innanzitutto strategica e politica, anzi, meglio, geopolitica. In un’epoca in cui la dipendenza da servizi cloud internazionali può tradursi in esposizione al Cloud Act americano o ad altre normative extra UE, ma pure al rischio di veder finire i dati incagliati nelle diatribe transatlantiche, avere un’infrastruttura nazionale che non è soggetta a tali vincoli rappresenta un fattore di autonomia e sicurezza per il sistema Paese.
Proprio recentemente, in un’intervista al Sole 24 Ore, l’ad Emanuele Iannetti ha sottolineato che il Psn è stato concepito proprio come “abilitatore di un ecosistema federato del cloud” che non riguarda soltanto la Pubblica amministrazione centrale, ma anche le in-house regionali e altri soggetti con competenze specifiche sul territorio.



