Climate change

Iea: «Per la transizione verde servono 4.500 miliardi l’anno»

Importo da raggiungere dal 2030, contro i 1.800 miliardi del 2023

di Gianluca Di Donfrancesco

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 27 settembre

«Stop CO2». Una manifestazione contro l’inquinamento che genera il climate change

3' di lettura

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Devono balzare, fino ad arrivare a 4.500 miliardi di dollari l’anno dal 2030, gli investimenti nella transizione energetica. Uno sforzo enorme, ma necessario per frenare il global warming. E il consumo di petrolio, carbone e metano deve scendere di un quarto. Lo afferma l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), che ha aggiornato la «Net Zero Roadmap», le misure raccomandate per azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 e contenere a 1,5 gradi l’aumento delle temperature globali a fine secolo.

È la soglia più ambiziosa dell’Accordo di Parigi del 2015 (che raccomanda di stare ben sotto 2 gradi e vicino a 1,5), ma secondo molti scienziati, sembra ormai fuori portata: la temperatura media globale è già salita di almeno 1,2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali e la World Meteorological Organization considera probabili sforamenti nei prossimi cinque anni, sebbene temporanei.

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Al contrario, e nonostante gli effetti del climate change siano già visibili, crescono anche in Europa le resistenze alle difficili trasformazioni necessarie, mentre l’inviato della Cina per il clima ha recentemente dichiarato che l’abbandono completo dei combustibili fossili è «irrealistico».

La Iea prova a dipingere un quadro ottimistico e afferma che la crescita record delle rinnovabili può ancora salvare il pianeta dai peggiori effetti del global warming, ma serviranno molte più risorse. Il rapporto stima che gli investimenti nella transizione verde raggiungeranno quota 1.800 miliardi di dollari nel 2023, molto lontani dai 4.500 miliardi l’anno raccomandati dal prossimo decennio. In meno di sette anni, dovrà essere triplicata la capacità globale di produzione di energia pulita, che dovrà accompagnare il calo consistente (oltre il 25% entro il 2030 e l’80% entro il 2050) del consumo di fonti fossili, con lo stop a investimenti su nuovi progetti. Tuttavia, la Iea ritiene necessario continuare a investire in alcuni asset petroliferi e di gas esistenti e in progetti già approvati, per evitare impennate dei prezzi o carenze dell’offerta. Sarà anche necessario raddoppiare l’efficienza energetica e spingere con ancora maggiore decisione su pompe di calore e veicoli elettrici.

La Roadmap della Iea chiede inoltre di ridurre del 75% le emissioni di metano generate dal settore energetico entro il 2030, con un costo stimato di 75 miliardi di dollari, pari ad appena il 2% del reddito netto incassato dall’industria oil&gas nel 2022. Una delle misure «meno costose» disponibili, per frenare il global warming in tempi brevi.

La Iea ribadisce l’importanza di una transizione equa, che tenga conto delle situazioni delle diverse nazioni. Per questo, raccomanda ai Paesi ricchi e alla Cina di raggiungere lo zero netto prima del previsto, per dare più tempo alle economie emergenti e in via di sviluppo.

Un contributo significativo è atteso dalla cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (Ccus), la tecnologia che dovrebbe permettere di ripulire le emissioni delle industrie inquinanti. Una tecnologia molto sponsorizzata dai Paesi e dai settori industriali più dipendenti dalle fonti fossili. Ma su questo fronte c’è un forte ritardo: «Finora, quella della Ccus è in gran parte una storia di risultati insufficienti e di aspettative disattese», ammette la Iea, che aggiunge: «L’attuale livello di cattura annuale di CO2, pari a 45 Mt, rappresenta solo lo 0,1% del totale delle emissioni del settore energetico». La mancanza di progressi «ha portato a ridimensionare il ruolo attribuibile alla Ccus negli scenari di taglio delle emissioni».

La cattura&stoccaggio sembrava destinata a una grande espansione dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, quando sono arrivati oltre 8,5 miliardi di dollari di stanziamenti pubblici. Alla fine, però, «meno del 30% di quei fondi è stato speso» e molti progetti sono stati cancellati, si legge nel rapporto. «Rimuovere la CO2 dall’atmosfera è molto costoso, dobbiamo fare tutto il possibile per non immetterla», ha affermato il direttore esecutivo della Iea, Fatih Birol. Infine, l’appello a superare le tensioni geopolitiche: contro il cambiamento climatico, serve cooperazione internazionale.

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