Libero mercato

Idroelettrico, gare al via in Lombardia. Pressing per i rinnovi extra bandi

L’assessore Sertori: un ritocco alla normativa nazionale potrebbe accelerare gli investimenti. I ricorsi pendenti ammontano a 100 milioni

di Sara Deganello

Nodi.   Sono 74 le grandi concessioni, di cui 20 scadute dal 2010 e non riassegnate (foto, centrale di Bertini a Cornate d’Adda)

4' di lettura

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Dopo anni, e dopo le delibere di giunta di fine 2023 per il via al procedimento, vanno a gara due concessioni per impianti idroelettrici in Lombardia. Lo scorso 22 aprile è stato infatti pubblicato il bando per la riassegnazione della concessione Codera Ratti-Dongo (19 MW), in Valchiavenna (tra Sondrio e Como), gestita attualmente da Edison, e di quella di Resio (4 MW), in Valcamonica (Brescia), di A2A. Nel bando di gara è indicato come «valore stimato della concessione» 395,4 milioni per la prima e 76 per la seconda. E anche la durata: 30 anni. Si tratta di fatto delle prime due gare in Italia, dopo che la regione Abruzzo ha deciso a inizio marzo di sospendere il bando per alcune riassegnazioni.

«La scadenza della presentazione è a ottobre. Poi tra verifiche di ammissibilità, procedimento unico per la valutazione delle singole proposte, verifica di conformità e decisione della commissione di valutazione, queste concessioni saranno operative entro la primavera 2026. La Lombardia ha il 25% dell’idroelettrico italiano, la maggiore regione in Italia per installato, con 74 grandi concessioni, di cui 20 scadute a partire dal 2010 e non riassegnate: queste sono le prime due», racconta Massimo Sertori, assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica della regione Lombardia, che ripercorre la strada fino a questo punto: «Ci sono concessioni che hanno 60-70 anni. Erano regolate dal Testo unico del 1933. Quando sono scadute, di proroga in proroga si è arrivati al decreto Bersani (dl 79/1999, ndr) che ha previsto sistemi concorrenziali per la riassegnazione e le regioni a fare le gare. Ma non sono mai state fatte: le linee guida non sono mai uscite».

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Nel frattempo i concessionari hanno continuato l’attività a fronte di canoni aggiuntivi. «Ci sono stati ricorsi. Qualcuno li ha pagati e qualcuno no. Abbiamo avuto cinque sentenze favorevoli, 40 milioni di canoni aggiuntivi non pagati e ora saldati. Ci sono ancora ricorsi pendenti per 80-100 milioni», osserva Sertori. Il dl 135/ 2018 (poi convertito nella legge 12/2019) ha poi sbloccato la situazione, attribuendo alle Regioni la facoltà di disciplinare, con legge regionale, le modalità e le procedure di assegnazione delle concessioni scadute o in scadenza, senza dover attendere l’emanazione dei decreti ministeriali previsti dalla precedente normativa. «Nel 2020 abbiamo definito modalità e procedure di assegnazione con legge regionale, per primi. E ora siamo nella condizione di uscire con le prime gare», spiega l’assessore. Ci saranno altri bandi prossimamente? Sertori non si sbilancia: «Gli uffici stanno lavorando, la ricognizione è corposa, con i sopralluoghi e le verifiche per tutte le concessioni scadute. Siamo partiti con impianti piccoli. Ma l’iter sta andando avanti».

Il dl 135/2018 ha anche disposto a favore delle Regioni il trasferimento della proprietà delle opere idroelettriche alla loro scadenza e nei casi di decadenza o rinuncia alle concessioni stesse. Sono le opere bagnate (dighe, condotte forzate, canali di scarico), a titolo gratuito (con indennizzo), e quelle asciutte (turbine, macchinari e altri beni dell’impianto), dietro «corresponsione del prezzo da quantificare al netto dei beni ammortizzati».

Si tratta di un passaggio cruciale: un punto delicato per i gestori per ovvi motivi economici. La giusta valorizzazione degli asset è uno dei punti critici, secondo gli operatori, in questo impianto di riassegnazione. Come pure l’assenza di reciprocità con gli altri Stati, visto che nel contesto europeo l’assegnazione tramite procedure competitive non è comune a tutti: una asimmetria tra player italiani ed esteri a favore di questi ultimi.

Edison e A2A hanno presentato ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche lo scorso gennaio dopo le delibere della regione Lombardia che davano il via al procedimento di riassegnazione. A giugno scadranno i 60 giorni per fare ricorso contro le gare appena pubblicate. «La regione Lombardia sia nell’approvazione delle leggi e dei regolamenti regionali e sia nell’approvazione dei bandi si è attenuta strettamente alle disposizioni legislative statali», dice Sertori, citando l’articolo 12 del dl 79/1999 per indennizzi e prezzi da quantificare.

«Con gli operatori abbiamo continue interlocuzioni. Loro fanno ricorso, ma tutti i ricorsi hanno dato finora ragione alla Regione. Il nostro obiettivo è valorizzare al massimo questi asset fondamentali per la Lombardia. Abbiamo sostenuto che buona parte dei benefici derivanti dalla produzione elettrica debbano tornare ai territori, con compensazioni ambientali ed economiche importanti. Su questo siamo stati fermi, nei primi bandi si vede», osserva l’assessore.

Sertori traccia uno scenario che va anche oltre le gare: «La situazione si è sbloccata. Tuttavia abbiamo lavorato anche in collaborazione con il ministero dell’Ambiente per trovare un’evoluzione all’attuale normativa, anche per accelerare i tempi di assegnazione e di investimento, ritenendo quelli idroelettrici asset strategici per il Paese e la Lombardia. Oltre ai tre sistemi di gara previsti si potrebbe prevedere una possibilità di trattativa tra concessionario uscente e Regione, a un valore di mercato adeguato: una quarta via, che trova consenso sia tra gli operatori che tra diverse forze politiche. È coerente con la normativa europea ma presenta difformità per gli impegni sul Pnrr presi dall’Italia. Ha quindi necessità di interlocuzioni con Bruxelles per il varo, so che ci sono state ma non conosco i tempi tecnici. Questa normativa accelererebbe gli investimenti e manterrebbe un asset strategico al riparo da pericoli di tipo finanziario. Quelle che abbiamopubblicato sono le prime gare di concessione idroelettrica in Italia. Credo sia una nota di merito per la Lombardia, rimangono tuttavia le preoccupazioni di fondo. La palla passa alla politica. Per una questione che ritengo una priorità».

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