Ibrahim Mahama protagonista degli Art Basel Awards
L’artista ghanese vince il premio come miglior Artists-Established agli Art Basel Awards e guida la classifica Art Review Power 100, premiato il suo talento e il grande impatto sulla sua comunità
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I punti chiave
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Troppe fiere, troppe opere, troppe immagini, troppi nomi, troppa speculazione a breve termine, il talento disperso in mille rivoli, TikTok che ha ridotto la nostra capacità di attenzione a quella di un pesce rosso: stupore e oblio, stupore e oblio, ad intermittenza senza che la memoria ne venga sfiorata. Come fa qualcosa e, nello specifico, un’opera, un artista, a cristallizzarsi nell’immaginario collettivo? A sottrarsi dal flusso che tutto frulla e digerisce?
Art Basel dopo aver moltiplicato all’infinito la sua offerta, quattro fiere sparse per il mondo con la quinta in arrivo in Qatar prova a darci dei capisaldi, dei nomi a cui aggrapparci, con forse l’implicita promessa che siano imperituri, ecco quindi gli Art Basel Awards.
Nove le categorie: Artists-Icon, Artists-Emerging, Curators, Institution, Cross-Disciplinary Creators, Patrons, Allies, tre o sei finalisti per ogni categoria, tutti premiati a giugno durante Art Basel. Ad Art Basel Miami Beach è stato eletto poche ore fa il vincitore assoluto per ogni categoria. Disintossichiamoci dal guilty pleasure che ci da leggere classifiche e concentriamoci sul vincitore tra gli Artists-Established, ossia l’artista affermato, dove in una rosa che comprendeva Nairy Baghramian, Tony Cokes, Cao Fei, Delcy Morelos, Ho Tzu Nyen ha vinto Ibrhahim Mahama, ghanese, nato a Tamale nel 1987. Il suo momentum è rafforzato anche dal fatto di essere al primo posto della classifica 2025 di Art Review Power 100, prima persona africana a raggiungere questo risultato.
Nella motivazione vengono menzionati sia il suo ruolo di artista ma anche quello di “costruttore di infrastrutture” per aiutare altri creativi a realizzare la propria visione. Ecco qualche tappa del suo percorso che lo ha portato fino ai risultati (e alle quotazioni di oggi). È il 2013 mentre si trova in residenza a Gasworks, a Londra incontra Francesca Migliorati che guida insieme a Chiara Rusconi Apalazzogallery di Brescia. Subito la prima opera venduta in Italia, realizzata con i suoi ormai celebri sacchi di juta, ad acquistarla un noto collezionista veneto a meno di 10.000 euro. I valori della stessa opera sono decuplicati in questo decennio. Nel 2015 arriva già una prima consacrazione: nell’edizione della Biennale intitolata “All the World’s Futures” e curata da Okwui Enwezor ricopre, letteralmente, il grande muro all’inizio dell’Arsenale con sacchi di juta “Out of Bounds, 2015”, di quella Biennale sarà uno dei grandi protagonisti. Inizia a lavorare anche con la galleria White Cube per rafforzare ulteriormente la sua presenza sul mercato. Oltre ai sacchi riutilizzati, altro suo elemento ricorrente sono le grandi installazioni fatte con oggetti trovati, provenienti dal Ghana, oggetti intrisi di vita che raccontano storie parallele e memorie collettive e affermano un’estetica tanto personale quanto legata a doppio filo con le sfide socio-economiche del proprio paese: lavoro, migrazione, colonizzazione. “Non-Orientable Nkasa II”, 2017, un’installazione monumentale realizzata assemblando centinaia di scatole portascarpe recuperate da lui e i suoi collaboratori nei mercati di Accra rappresenta uno dei picchi di mercato dell’artista, è stato infatti venduto da Apalazzogallery durante Art Basel Unlimited, nel 2018, per 350.000 euro.
Tale traguardo non ha fatto schizzare i prezzi in asta, presente dal 2015 con 42 passaggi, per lo più sacchi, il suo record data proprio il 2018 ed è «Chale Wote» del 2014, aggiudicato a 85.681 euro (incluse commissioni) dalla stima tra 68.545 - 102.818 € battuto all’asta di Modern & Contemporary African Art di Sotheby’s Londra.
La restituzione
“Art is a precarious gift”, l’arte è un dono precario, ripete spesso Mahama, e da qui nascono i suoi progetti in cui l’arte diventa un veicolo di riattivazione e coesione sociale, il suo successo, anche economico, viene trasformato in un’opportunità per altri artisti. Nel 2019 fonda a Tamale il SCCA (Savannah Centre for Contemporary Art) l’arte diventa un pilastro dell’infrastruttura sociale e un luogo di residenze, ricerca, produzione e archiviazione. Seguendo questo mantra ha inaugurato negli anni successivi Red Clay Studio e Nkrumah Voli-ni dove Mahama riconverte silos, treni e aerei abbandonati: ciò che era relitto diventa strumento educativo, costruzioni nate dalla coercizione coloniale diventano un volano di sviluppo della comunità. La pratica si distacca dalla mera produzione dell’oggetto e si creano situazioni, collaborazioni e linguaggi. Da questo ambiente in fermento sta emergendo il collettivo artistico e curatoriale blaxTARLINES che è stato presentato quest’anno in un solo show dalla stessa Apalazzogallery a MiArt, riscuotendo un ottimo successo e un’opera è stata anche acquisita da Fondazione Fiera Milano per 6.000 euro.











