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Trasporto aereo
IATA, vertice all’ombra della guerra: carburante alle stelle e utili delle compagnie a rischio
La chiusura di Hormuz e l’aumento del prezzo del jet fuel dominano il summit mondiale. Dai vettori aumenti tariffari, tagli alle rotte e ipotesi di consolidamento.
L’industria del trasporto aereo si riunisce da oggi a Rio de Janeiro per l’assemblea annuale della IATA (International Air Transport Association), chiamata a confrontarsi con quella che molti operatori considerano la più grave crisi del settore dopo la pandemia. La guerra in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato una forte impennata dei costi del carburante, costringendo le compagnie aeree a cancellare voli, aumentare le tariffe e prepararsi al rischio di razionamenti del jet fuel durante l’estate.
Il vertice, in programma dal 6 all’8 giugno, è il più importante appuntamento mondiale del trasporto aereo e riunisce centinaia di dirigenti di compagnie aeree, costruttori e fornitori. La IATA rappresenta oltre 370 vettori, pari a circa l’85% del traffico aereo globale, e arriva all’appuntamento in un momento radicalmente diverso rispetto a pochi mesi fa. A dicembre l’associazione prevedeva per il 2026 profitti record per 41 miliardi di dollari; oggi il settore si prepara invece a una significativa revisione al ribasso delle stime.
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Moody’s ha tagliato l’outlook per il settore
A confermare il peggioramento dello scenario è Moody’s Ratings, che ha abbassato l’outlook del comparto da stabile a negativo. Secondo l’agenzia, i rincari del carburante legati al conflitto iraniano e alle interruzioni delle rotte attorno allo Stretto di Hormuz ridurranno in modo significativo gli utili operativi delle compagnie nel 2026. Le stime più pessimistiche indicano una contrazione superiore al 35%, prima di una possibile ripresa nel 2027.
I primi segnali della frenata sono già visibili. I dati IATA di aprile hanno registrato il primo calo del traffico aereo mondiale dalla fase di ripresa post-pandemica, riflettendo soprattutto la forte riduzione delle attività dei principali vettori del Golfo, tra cui Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways.
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Le compagnie reagiscono in modo sparso alla crisi
Le compagnie stanno reagendo alla crisi in modi diversi. I vettori che possono contare su una domanda robusta e su una clientela premium dispongono di maggiori margini per trasferire sui passeggeri parte dell’aumento dei costi. Tuttavia, recuperare integralmente il rincaro del carburante appare difficile. Bob Jordan, amministratore delegato di Southwest Airlines, ha dichiarato che le compagnie statunitensi hanno aumentato le tariffe sette volte dall’inizio del conflitto senza registrare un indebolimento della domanda, ma ha aggiunto che gli attuali livelli tariffari restano insufficienti a compensare l’intero incremento dei costi energetici: Cirium, la società di analisi aeronautiche ha calcolato che per ogni dollaro di aumento del carburante per aviazione, l’impatto sui costi del settore è di 2,86 miliardi di dollari a livello globale.
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Particolarmente delicata è la situazione dei vettori del Golfo. Costrette a cancellare centinaia di voli per la chiusura degli spazi aerei regionali, Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways stanno cercando di ripristinare gradualmente la normalità operativa. Più complessa la situazione in Kuwait, dove il tentativo di riaprire l’aeroporto è stato interrotto da un attacco con drone che ha provocato una vittima e una nuova chiusura dello scalo. Kuwait Airways e Jazeera Airways hanno dovuto sospendere temporaneamente le operazioni.
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Chi vince e chi perde
Non mancano tuttavia le opportunità per alcuni operatori. I vettori che dispongono di collegamenti diretti tra Asia ed Europa, come Lufthansa Group, Air France-KLM, Singapore Airlines e Cathay Pacific, possono beneficiare delle difficoltà incontrate dalle compagnie maggiormente esposte alle rotte del Golfo: diverse compagnie aeree asiatiche hanno registrato livelli di low factor record a marzo e aprile, beneficiando dei tagli di capacità negli hub mediorientali. Mentre l’offerta di posti sui voli diretti Europa-Asia mostra ora un aumento del 10% rispetto al 2025. Anche per questi gruppi, però, l’aumento del prezzo del carburante si somma ai maggiori costi derivanti dalla persistente chiusura dello spazio aereo russo, che costringe a rotte più lunghe e onerose.
Il consolidamento ritorna in auge
Lo shock energetico ha inoltre riportato al centro il tema del consolidamento del settore. Le compagnie con minori margini di manovra sui prezzi faticano ad assorbire l’aumento dei costi e rischiano di seguire il destino della low cost statunitense Spirit Airlines, finita in bancarotta.
In Europa gli investitori stanno già valutando nuove opportunità. La società americana Castlelake, attiva nel trasporto aereo e tra gli azionisti della compagnia scandinava SAS, ha dichiarato di prendere in considerazione una possibile offerta per easyJet. Negli Stati Uniti, invece, ha suscitato attenzione l’approccio informale di United Airlines per una fusione con American Airlines, proposta che sarebbe stata respinta da quest’ultima.
Gli effetti sui bilanci delle compagnie aeree
Secondo la società di analisi de settore aeronautico Cirium, che ha esaminato i bilanci di 30 compagnie aeree a livello globale, il settore continua a mostrare una notevole resilienza nonostante le conseguenze del conflitto con l’Iran e il conseguente aumento dei prezzi del carburante.
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Delle 21 compagnie che hanno già pubblicato i risultati del primo trimestre o del primo semestre, 16 hanno registrato un incremento dei margini operativi, due un calo e tre risultati sostanzialmente stabili. Un andamento che riflette la forte domanda di trasporto aereo registrata prima dell’escalation del conflitto.
I margini operativi risultano generalmente in crescita nelle tre principali aree geografiche – Stati Uniti, Europa e Asia – e la maggior parte dei vettori ha segnalato una domanda robusta nel primo trimestre. Molte compagnie prevedono inoltre che questa tendenza proseguirà anche nel secondo trimestre, nonostante l’impatto della crisi geopolitica e il rincaro del carburante per aerei.
Tagli alla capacità e aumenti tariffari
Per far fronte all’aumento dei costi, gran parte delle società ha annunciato una riduzione della capacità programmata compresa tra l’1% e il 5% rispetto ai piani originari per il resto del 2026. I tagli sono attribuiti principalmente agli elevati prezzi del carburante e non a problemi di approvvigionamento fisico.
«Il settore si è affacciato al 2026 con aspettative di crescita del 5-6% e ora le aspettative sono più vicine all’1-3%. Quello che si osserva è che le compagnie aeree non stanno più inseguendo la crescita, ma puntando sulla redditività» - spiega il ceo di Cirium Jeremy Bowen -. Molte compagnie stanno pensando “Bene, quello che devo fare è essere prudente. Devo ridurre il mio programma, esaminare le rotte meno redditizie e iniziare a ridurre la mia capacità su quelle rotte. Gli aerei più vecchi vengono messi a riposo e faccio solo volare gli aerei più efficienti dal punto di vista del consumo di carburante in modo da guadagnare di piu. E questo sembra stia accadendo ovunque nel mondo».
L’incertezza sull’evoluzione dei prezzi energetici e sulla disponibilità di carburante ha spinto diverse compagnie a ritirare le proprie guidance finanziarie. Negli Stati Uniti, dove i vettori generalmente non adottano strategie di copertura contro le oscillazioni del prezzo del carburante, prevale comunque un certo ottimismo: si ritiene, infatti, di poter compensare l’aumento dei costi attraverso incrementi tariffari fino al 20%, sostenuti sia dai ricavi dei biglietti sia da quelli derivanti dai servizi accessori. Al momento si registrano poche evidenze di interventi strutturali sulle flotte o sull’occupazione. L’unica eccezione di rilievo è rappresentata dalla decisione di Lufthansa di dismettere la sua divisione regionale CityLife ritirando dal servizio la flotta di 27 CRJ900 e riallocando 2mila dipendenti.
Nel complesso, il settore sembra considerare l’attuale crisi come un fenomeno temporaneo e preferisce mantenere intatta la propria capacità operativa per essere pronto a cogliere la ripresa una volta conclusa l’emergenza.