Trasporto aereo

Iata, numero di coincidenze perse quasi raddoppiato a causa dell’Entry/Exit

Dal 7 settebre si restringe la flessibilità. Aeroporti e compagnie temono nuove code alle frontiere

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Dalla prossima settimana, e in particolare dal 7 settembre 2026, dovrebbe terminare la possibilità per i Paesi europei di sospendere temporaneamente alcune procedure dell’Entry/Exit System (EES) in caso di code eccessive. Una flessibilità introdotta nei mesi estivi proprio per contenere i tempi di attesa davanti ai controlli di frontiera e che ora rischia di venire meno in un momento in cui il sistema non ha ancora raggiunto una piena stabilità operativa.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’EES è il nuovo sistema europeo di controllo alle frontiere che riguarda i cittadini di Paesi terzi in ingresso e in uscita dallo spazio Schengen. Al posto del tradizionale timbro sul passaporto, il sistema registra i dati del viaggiatore e, progressivamente, anche i suoi dati biometrici, tra cui immagine facciale e impronte digitali.

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La maggiore complessità delle procedure ha però prodotto, soprattutto nei mesi di maggiore traffico, un effetto immediato sugli aeroporti: tempi più lunghi ai controlli di frontiera e aumento del rischio di perdere le coincidenze.

Coincidenze perse raddoppiate

Il tema è stato rilanciato dalla Iata nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles. Secondo l’associazione internazionale del trasporto aereo, durante l’estate «il numero delle coincidenze perse è raddoppiato», mentre «alcune compagnie hanno registrato aumenti fino a sei volte».

Numeri che riportano al centro del dibattito il nodo della capacità dei controlli di frontiera. La domanda ora è cosa potrà accadere dopo il 7 settembre, quando verrà meno la possibilità di ricorrere alle deroghe, anche se nel frattempo il picco della stagione estiva si è attenuato.

Per la Iata, tuttavia, il problema non può essere considerato superato con la fine dell’estate. La rimozione della flessibilità, secondo l’associazione, rappresenta un «rischio concreto di ulteriore congestione e di disruption operativa».

La richiesta delle compagnie: mantenere le deroghe

Finora, in presenza di code particolarmente lunghe, gli Stati potevano intervenire sospendendo temporaneamente alcune componenti della registrazione biometrica. Una misura pensata come valvola di sicurezza per evitare che il sistema di frontiera diventasse un collo di bottiglia per il traffico aereo.

Secondo Thomas Reynaert, senior vice president della Iata, il problema delle code ha interessato, con intensità diversa, praticamente tutti gli aeroporti europei. Per questo l’associazione chiede di «mantenere la flessibilità almeno fino alla fine della stagione invernale», e comunque fino a quando non vi sarà maggiore certezza sul funzionamento a regime dell’EES.

Tra le richieste avanzate dalla Iata alla Commissione europea c’è anche quella di aumentare il personale dedicato ai controlli di frontiera e di consentire che una parte delle procedure di registrazione venga effettuata prima dell’arrivo in aeroporto, così da ridurre il tempo necessario al controllo fisico alla frontiera.

L’obiettivo è evitare che l’EES si trasformi da sistema di sicurezza e digitalizzazione delle frontiere in un nuovo vincolo alla capacità degli aeroporti europei.

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Il rischio per gli hub internazionali

Il problema è particolarmente rilevante per gli aeroporti con una quota elevata di passeggeri extra-Schengen e, soprattutto, per i grandi hub caratterizzati da un numero significativo di passeggeri in transito.

Per le compagnie aeree, infatti, il tempo trascorso ai controlli di frontiera non è un semplice indicatore di qualità del servizio. In presenza di connessioni strette, una coda più lunga può tradursi direttamente in coincidenze perse, riprotezioni dei passeggeri, costi aggiuntivi e disservizi a catena.

È quindi la capacità del sistema di assorbire i picchi di traffico a rappresentare il vero elemento di rischio.

La questione si inserisce inoltre in un contesto di traffico europeo già molto intenso. Eurocontrol prevede per l’estate 2026 una crescita del traffico nell’ordine del 2% rispetto al 2025, con punte vicine ai 37mila voli giornalieri.

Francoforte, Amsterdam e Monaco sotto pressione

I dati più recenti indicano che le criticità non sono concentrate in un solo Paese. Nei principali hub europei, Francoforte, Amsterdam e Monaco hanno registrato un forte incremento dei tempi di attesa ai controlli.

La situazione rimane delicata anche a Parigi Charles de Gaulle, Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Madrid, Barcellona, Lisbona e Tenerife, con livelli di pressione differenti a seconda dei periodi e dei picchi di traffico.

A Milano Malpensa, in particolare, si sono verificati episodi in cui oltre un centinaio di passeggeri diretti a Manchester non sono riusciti a raggiungere il gate in tempo a causa delle code ai controlli.

In Germania, intanto, Lufthansa, Fraport, Condor e l’associazione degli aeroporti tedeschi hanno chiesto di mantenere le deroghe. Fraport ha segnalato picchi di attesa fino a 90 minuti, esprimendo preoccupazione soprattutto per l’impatto sui passeggeri internazionali in coincidenza.

Il nodo del 7 settembre

La data del 7 settembre diventa così un primo banco di prova per il sistema europeo. La stagione estiva, caratterizzata dai volumi di traffico più elevati, è ormai alle spalle, ma il problema strutturale resta: l’EES dovrà dimostrare di poter gestire i flussi senza trasformare i controlli di frontiera in un collo di bottiglia per la rete aeroportuale europea.

Per aeroporti e compagnie aeree, la richiesta è quindi di mantenere una certa capacità di intervento almeno fino a quando il sistema non avrà raggiunto una maggiore stabilità. Il tema non riguarda soltanto i tempi di attesa dei passeggeri, ma la capacità complessiva degli hub europei di garantire le coincidenze e assorbire i picchi di traffico.

La partita sull’EES, in altre parole, si sposta ora dalla fase di introduzione del sistema a quella, più complessa, della sua sostenibilità operativa.

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