Verso le Europee

Germania, partiti moderati assediati dall’estremismo di destra e sinistra

Tra crescita asfittica e tensioni geopolitiche, i gruppi tradizionali registrano una lieve erosione dei consensi. Cresce l’estrema destra

dal nostro corrispondente Isabella Bufacchi

Aggiornato il 23 maggio 2024

Manifesti elettorali a Berlino

6' di lettura

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FRANCOFORTE - I cittadini tedeschi aventi diritto al voto per le elezioni europee quest’anno saranno circa 65 milioni e non 61 perché per la prima volta potranno votare sedicenni e diciassettenni. Ma tutti, giovani e meno giovani, arriveranno alle urne disorientati, preoccupati per il futuro dei valori democratici, per il cambiamento climatico e anche per la perdita di potere d’acquisto e per i risparmi da proteggere. Nell’indicare i 96 eurodeputati della Germania nel Parlamento europeo, diversamente dalla chiamata alle urne europee del 2014 e del 2019, il voto del 9 giugno rifletterà le tensioni geopolitiche, le minacce alla democrazia crescenti in casa, il perdurante affanno dello sviluppo economico, la perdita di reddito delle classi meno agiate causata del triplo shock pandemico, inflazionistico ed energetico.

Pacifismo addio

Il fatto che mai come ora dalla seconda guerra mondiale vi siano stati così tanti (se ne contano 60) conflitti nel mondo, con la guerra russa in Ucraina e la guerra tra Hamas e Israele ai confini con l’Europa, scuote nel profondo l’anima pacifista dei tedeschi, che si stanno lentamente rassegnando all’idea che la Germania dovrò rafforzare e ingrandire l’esercito, che occorrerà più spesa pubblica nel riarmo e nel militare, che solo un’Europa più unita potrà seriamente difendersi dallo strapotere dei governi autoritari.

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E mai come ora, dal dopoguerra, i cittadini tedeschi sentono di dover proteggere i valori democratici nella stessa Germania, per via dell’ascesa negli ultimi anni del partito di estrema destra AfD (Alternative für Deutschland) che dalla roccaforte dei Länder ex-DDR si sta espandendo su scala federale. Anche se una serie recente di episodi “oltre i limiti”, e un crescendo di gaffes a livello nazionale e internazionale potrebbero ridimensionare la presa sull’elettorato di estrema destra di AfD, proprio a una manciata di giorni dalle elezioni europee.

Gli elettori tedeschi, come del resto tutti gli europei, devono giornalmente confrontarsi con le grandi sfide dei nostri tempi, dalla transizione verde alla trasformazione digitale, dai disastri del cambiamento climatico alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Ma intanto il Pil della Germania ha smesso di crescere: dopo aver registrato -0,2% nel 2023, quest’anno la crescita economica è prevista attorno a un magro +0,2% o +0,3%. Fors’anche nel 2025 il Pil, che continua ad essere alimentato dalle esportazioni, non riuscirà ad arrivare all’1%: l’export stenta a tornare agli ordini con la Cina di un tempo, mentre la crescita reale dei salari in via cumulativa non è cresciuta per gli ultimi cinque anni e i lavoratori hanno perso reddito, sono più poveri. Il potere di acquisto pre-Covid arriverà nel 2025.

Prova generale delle elezioni federali

Anche in Germania le elezioni europee saranno un importante test per tutti i partiti: la prova generale per le elezioni federali che si terranno l’anno prossimo. Lo scenario è complicato:  tutti i grandi partiti tedeschi arrivano all’appuntamento elettorale europeo piuttosto malconci.

L’unione Cdu-Csu ha recuperato terreno, dopo il crollo delle elezioni perse del 2021, ma stenta ancora a volare alto, viaggia attorno al 30% nei sondaggi, una percentuale lontana dai tempi d’oro del 40% di Angela Merkel. Il 30% non consente di formare una Grande Coalizione con Cdu-Csu e socialdemocratici. Al momento, stando ai pronostici e rispetto al voto del 2019, alle elezioni europee del 9 giugno i cristiano-democratici dovrebbero mantenersi stabili al 30%: se andranno oltre, al 31%, avranno di che festeggiare. Nel 2014 raggiunsero il 35,3% dei voti, nel 2019 il 30% circa.

I partiti della coalizione semaforo Spd, Verdi, Fdp, novità assoluta un governo a tre a livello federale, hanno perso consensi guidando il Paese durante le crisi multiple (pandemia e post-pandemia, guerra della Russia in Ucraina, conflitto Hamas-Israele, shock energetico e impennata dell’inflazione, stretta monetaria della Bce, derisking dalla Cina). Resta da vedere se socialdemocratici e verdi riusciranno a superare AfD alle europee e comunque a mantenersi attorno al 15% (nel 2014 e nel 2019 rispettivamente Spd ha preso il 27,3% e il 15,8% mentre i Verdi il 10,7% e il 20,5%).

I sondaggi, l’avanzata e i guai di AfD

Tutti i grandi partiti, fatta eccezione di AfD, sono in effetti previsti in calo alle elezioni europee.

I socialdemocratici sono indicati da alcuni sondaggisti al 14%, peggiorando così il voto delle europee del 15,8% nel 2019, il più basso nella storia del partito.

L’Spd non sarà il primo partito alle europee, come accadde alle elezioni federali del 2021, perché verrà surclassato da Cdu-Csu. Ma non è chiaro chi sarà il secondo partito a voto per il Parlamento europeo. AfD è stato per circa un anno il secondo partito in Germania nei sondaggi che misurano il gradimento degli elettori per le prossime elezioni federali: dopo il picco al 22% toccato tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, il partito di estrema destra si tra assestando ora attorno al 16% su scala nazionale: molto vicino a Spd e Verdi. E non è detto che riuscirà ad arrivare al 16% anche su scala europea.

I Bündnis 90/Die Grünen, dopo aver quasi raddoppiato dal 10,7% nel 2014 allo spettacolare 20,5% nel 2019, in questa tornata elettorale dovrebbero riuscire ad arrivare al 15%: un buon risultato, perché si colloca vicino a Spd e AfD, a conferma che la Germania è “verde”.

I liberali, dopo essere tornati sopra il 5% nelle elezioni europee del 2019, temono di calare nuovamente sotto questa soglia a giugno. Sul fronte dell’estrema sinistra, c’è una novità: l’arrivo del partito BSW, fondato lo scorso gennaio dalla carismatica Sahra Wagenknecht. Potrebbe prendere il 7%, facendo crollare Die Linke al 3 per cento.

L’unico partito che dovrebbe andare meglio nel voto europeo rispetto al 2014 e al 2019 è AfD: paradossalmente l’unico in Germania seriamente anti-europeo. Se i sondaggi verranno confermati e AfD arriverà attorno al 15% il 9 giugno, raddoppierà il 7,1% del 2014 e supererà l’11% del 2019: in un certo senso potrà cantare vittoria.

Ma le dichiarazioni di Maximilian Krah, il capolista di AfD alle elezioni del parlamento europeo che in un’intervista a Repubblica e al Financial Times sugli SS ha detto “che non sono tutti automaticamente criminali”, hanno fatto esplodere il caso “AfD” con ripercussioni gravi per il futuro del partito, per lo meno nella Ue.

L’ufficio di presidenza del gruppo “Identità e Democrazia” (ID), il più a destra dell’Europarlamento, ha deciso il 23 maggio di espellere tutti gli eurodeputati di AfD, che sono nove. La decisione è stata presa dopo che la fondatrice di Rassemblement National Marine Le Pen e il leader della Lega Matteo Salvini hanno detto di non voler più far parte di un gruppo europarlamentare assieme ad AfD: la presa di posizione di RN e Lega è arrivata dopo le dichiarazioni di Krah sulle SS.

Krah intanto, dopo il crollo di reputazione del partito provocato dai contenuti dell’intervista, è stato costretto a dimettersi dai vertici di AfD, dal comitato esecutivo federale, e non potrà partecipare più alla campagna elettorale europea: ma il danno è stato fatto e forse è irreparabile.

Sono in aggiunta in corso indagini in Germania contro Maximilian Krah, a causa dei suoi rapporti con Cina e Russia. Sembra che uno dei suoi dipendenti abbia trasmesso informazioni interne del Parlamento europeo al servizio segreto cinese. Krah ha licenziato il dipendente, dicendo però di non sapere nulla sui suoi rapporti con la Cina.

Krah è anche accusato di essere coinvolto, presumibilmente, nella propaganda della Russia in Europa e di aver accettato denaro per fare questo: lui nega.

Le dichiarazioni sulle Waffen-SS tra l’altro non sono il primo incidente tra Le Pen e AfD: sono piuttosto la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”, stando ai commentatori politici tedeschi.

In precedenza era già sorto un problema serio sull’uso del termine “remigrazione”. Mentre AfD ha usato questo termine (che significa voler espellere dalla Germania i cittadini che non hanno origini al 100% tedesche), Le Pen ha preso le distanze, con commenti negativi sulla remigrazione.

I leader del partito Alice Weidel e Tino Chrupalla stando ostentando sicurezza. Aspettano «con ottimismo la sera delle elezioni e i giorni successivi». E hanno rassicurato così i propri elettori: «siamo quindi fiduciosi che avremo al nostro fianco partner affidabili nella nuova legislatura».

I partiti moderati in Germania, incoraggiati da accorati appelli pubblici lanciati da una trentina di grandi società tedesche quotate, si stanno impegnando tutti per bloccare la deriva anti-democratica.

A mettere i bastoni tra le ruote ad AfD è anche il Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), organo che vigila sulla costituzione e che opera a salvaguardia dei principi democratici: ha il potere di poter dichiarare AfD fuorilegge. AfD risponde colpo su colpo, si rivolge a qualsiasi Corte statale per fare appello, si atteggia a vittima del sistema.

I temi della campagna

Di Europa non se ne sente parlare molto, in campagna elettorale. Ma non bisogna farsi trarre in inganno: questo non significa che la Germania sia dominata dall’anti-europeismo. Al contrario. Fatta eccezione per i sostenitori dei partiti di estrema destra ed estrema sinistra, tutti gli altri partiti grandi e piccoli che orbitano in area centro-destra e centro-sinistra sono spiccatamente europeisti. L’Europa, Eurozona oppure Ue, non è minimamente messa in discussione da gran parte dell’elettorato: tant’è che i principali partiti, nei loro programmi per le elezioni europee, sponsorizzano l’allargamento della Ue ai Paesi baltici, Ucraina e Moldovia, portano avanti il meccanismo del voto a maggioranza e non all’unanimità per velocizzare i processi decisionale.

I temi che stanno tenendo banco nella campagna elettorale in Germania, dunque, sono trasversali, di respiro nazionale ed europeo allo stesso tempo: più moderazione nell’immigrazione, più spesa per infrastrutture, digitale e difesa ma senza mandare in tilt i conti pubblici e senza debito comune; mantenimento delle politiche ecologiche per la protezione dell’ambiente; mantenimento degli obiettivi della transizione verde, senza però accelerazioni ultra-costose e ambizioni destabilizzanti.


Riproduzione riservata ©
  • Isabella Bufacchi

    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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