I tanti volti della strategia di Eni: dalle onde al Nobel dell’energia
Investimenti e progetti
di Celestina Dominelli
3' di lettura
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Per capire quanto la ricerca, al servizio della trasformazione tecnologica come snodo irrinunciabile del percorso di transizione energetica, sia centrale nella strategia di Eni, bisogna riavvolgere il nastro fino a inizio ottobre. Quando al Quirinale, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella e dei vertici del gruppo, la presidente Lucia Calvosa e l’ad Claudio Descalzi, si è svolta la cerimonia di premiazione degli Eni Award.
Perché il premio, conosciuto anche come il “Nobel dell’Energia” e considerato un punto di riferimento a livello internazionale per la ricerca nei campi dell’energia e dell’ambiente, sintetizza appieno l’importanza che la ricerca e l’innovazione rivestono per Eni.
Non a caso, dalla sua istituzione, nel 2008, il riconoscimento ha catalizzato una notevole attenzione al punto che le candidature arrivate sono state più diecimila. Senza contare che la commissione scientifica, chiamata a valutare le ricerche presentate, è composta da scienziati che provengono dai più avanzati istituti di ricerca a livello mondiale e negli anni ha visto la partecipazione di sei premi Nobel.
L’Eni Award rappresenta, dunque, la saldatura perfetta tra il gruppo (che, attraverso questo snodo, valorizza anche i progetti più innovativi sviluppati da suoi ricercatori ed esperti tecnici), il mondo della ricerca e l’intero sistema che gravita attorno all’azienda. Dal momento che, grazie a tale riconoscimento, l’Eni ha rafforzato ulteriormente anche il suo legame con l’Africa, uno dei motori della sua attività, istituendo nel 2017, in occasione del decennale della cerimonia, la sezione “Giovani talenti dell’Africa” che premia i migliori talenti dal continente africano.
Il riconoscimento, però, è solo uno dei tasselli, ancorché tra i più rilevanti, della “macchina” che il gruppo ha messo in piedi alla voce “ricerca e innovazione”. Per la quale Eni ha investito circa 7 miliardi di euro negli ultimi anni e dispone di 1500 ricercatori, sette centri di ricerca e oltre 70 accordi con atenei e istituti di ricerca a livello mondiale. «Ci stiamo trasformando in una società tecnologica che fa della tecnologia una trasformazione industriale», è il mantra che Descalzi va rimarcando.



