E, in effetti, quelle parole uno delineano efficacemente il ruolo della ricerca e dell’innovazione tecnologica per il gruppo come strumenti con cui affrontare la complessità delle sfide poste dalla transizione energetica.
E, per fronteggiarle, Eni sta sviluppando tecnologie proprietarie e di discontinuità che, applicate su scala industriale, la rendono competitiva. Come quelle che, negli anni, sono arrivate, sempre nell’ambito degli Eni Award, dai progetti all’avanguardia sviluppati dalle risorse dello stesso gruppo o quelli proposti, attraverso Joule, la Scuola per l’impresa di Eni, da team, sping off universitari e start up che hanno ricevuto, anche quest’anno la menzione speciale Eni Joule for Entrepreneurship.
Accanto a questo, ci sono gli altri poi canali che alimentano l’avanzamento tecnologico di Eni su più fronti, a partire dalle energie rinnovabili: uno degli ambiti principali dell’impegno tecnologico finalizzato ad avere processi industriali low-carbon e ad offrire ai clienti prodotti e servizi decarbonizzati entro il 2050.
E, tra i filoni più consolidati, figura poi quello delle tecnologie già applicate su scala industriale o in impianti pilota: dall’Inertial Sea Wave Energy Converter (Iswec), la soluzione nata dalla collaborazione tra Eni e Wave for Energy, spin off del Politecnico di Torino, in grado di ricavare energia dal moto ondoso e già in funzione al largo di Ravenna, alla tecnologia Ecofining, il “cuore” della bioraffineria, che consente di trasformare cariche di origine biogenica in biocombustibili di elevata qualità e che ha permesso al gruppo di diventare la prima compagnia energetica al mondo a trasformare una raffineria tradizionale come l’impianto di Venezia in una bioraffineria, dalla Ccus (Carbon Capture Utilization and Sequestration, vale a dire la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio) - con il gruppo che investe su tutta la filiera, anche grazie a un software proprietario e alla potenza disponibile nel centro di calcolo Green Data center -, all’impegno nella fusione a confinamento magnetico.
Dove Eni si muove su quattro binari: partecipazione a Cfs, spin out con il Mit, per accelerare l’industrializzazione del processo; collaborazione scientifica con lo stesso istituto; partecipazione al progetto Dtt di Enea per l’ingegnerizzazione e la costruzione di un divertore dedicato alla sperimentazione della fusione a confinamento; e, infine, collaborazioni con altre eccellenze italiane, come il Cnr.