Motorsport

I segreti dell’unica Ferrari che vince. Il prototipo delle gare Endurance

Armonia, competenze, buoni rapporti umani. Coletta, capo del team, racconta come una squadra coesa ha vinto due titoli mondiali e la 24 ore di Le Mans

di Alberto Sabbatini

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C’è una Ferrari che perde e accumula figuracce. Ma c’è anche una Ferrari che domina e vince. È la Ferrari che corre nel WEC, il campionato del mondo Endurance, quello dei prototipi a ruote coperte reso famoso da gare come la 24 Ore di Le Mans. In questa categoria, che per sforzo tecnologico equivale la F1 ma rispetto alla quale non ha la grande notorietà mediatica, la Ferrari ha trionfato e accumulato record. Ha vinto per la 3° volta consecutiva la 24 Ore di Le Mans e ha conquistato il titolo mondiale Costruttori con la 499P a 53 anni di distanza dall’ultimo successo (nel 1972). Inoltre i piloti della vettura n.51 si sono laureati campioni del mondo Endurance. Dei tre, due sono italiani: Antonio Giovinazzi (ex Sauber e Alfa F1) e Alessandro Pier Guidi, più volte campione GT in passato, sempre con la Ferrari. Il terzo è l’inglese James Calado. Un dominio assoluto che la Ferrari ha concretizzato vincendo quattro corse su otto nel 2025 e portando tutti e tre i propri equipaggi nei primi tre posti della classifica mondiale Piloti.

Un confronto che stride fortemente con il mondo F1 dove invece la Ferrari sta portando a termine la peggior annata delle ultime stagioni: nessuna vittoria, tanti ritiri e soltanto la quarta posizione nel campionato Costruttori. La differenza, vetture a parte, qual è? La squadra e l’organizzazione. Ma anche le dimensioni.

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Il mondo F1 per dimensioni e giro d’affari è quattro o cinque volte quello Endurance. La Ferrari F1 ha una struttura composta da circa 1500 persone fra ingegneri, meccanici, logistici, dirigenti. Quello del WEC è composto da meno di 250 persone: trenta progettisti, duecento tecnici e una trentina di meccanici sui campi di gara. Il budget di investimento della F1 è di circa 150 milioni di dollari all’anno limitato per regolamento. Nel WEC si spende meno di un quinto: circa trenta milioni nella stagione di partenza, ma negli anni successivi molto meno perché il regolamento è votato al contenimento dei costi. Per esempio, mentre in F1 i team progettano e costruiscono una monoposto nuova ogni anno, nel WEC la vettura con cui si è iniziato il campionato (nel 2023 nel caso della Ferrari) è “congelata” fino allo scadere del regolamento attuale nel 2029. È proibito riprogettarla completamente come si fa in F1. Questo per tenere calmierati i costi.

Allora sono forse le piccole dimensioni il segreto del diverso rendimento del team Ferrari in F1 e nel WEC? Assolutamente no! La risposta sta negli uomini e nella metodologia di lavoro. Il team Ferrari Endurance-WEC non ha nulla a che vedere con quello F1. È formato da un nucleo molto più ristretto - quasi tutti italiani - guidati da Antonello Coletta, capo delle attività globali Ferrari Corse Endurance e Clienti. Che è un po’ il Vasseur dell’Endurance. Ma con più stile e simpatia. Coletta, romano, 58 anni, ha messo insieme negli ultimi anni con caparbietà e determinazione un team vincente. E ha fatto della buona armonia interna il segreto del successo.

Le due categorie, Endurance e F1, sono molto diverse anche dal punto di vista tecnico: le Hypercar del WEC sono dei prototipi a ruote coperte con motori ibridi, come le F1. Ma il principio alla base del regolamento WEC è assai diverso: non prevede un propulsore uguale per tutti di cilindrata fissa, come il V6 turbo ibrido di 1,6 litri di cilindrata impiegato in F1. Il WEC è basato su corse di durata, da 8 ore fino alle 24 ore di Le Mans. Perciò il regolamento valorizza l’efficienza complessiva dell’auto e la resistenza, non la velocità pura.

Questo significa che non c’è la ricerca tecnica spasmodica di un briciolo di cavalli in più per fare la differenza come in F1, ma è stato stabilito un tetto di potenza uguale per tutti (circa 700 cavalli) che le Hypercar devono rispettare. E poi viene imposta una quantità di energia, sia sotto forma di carburante che di kilowatt elettrici che si può utilizzare in corsa. Ogni costruttore è libero di costruire il motore che preferisce e che ritiene il più adatto per andare più forte possibile consumando al meglio l’energia a disposizione. Chi risolve meglio questa equazione vince.

Per questo i motori nel WEC differiscono parecchio fra loro: dall’otto cilindri aspirato di 5,5 litri della Cadillac al V8 turbo di Porsche e BMW, ai V6 3,5 litri di Toyota e Renault. Ferrari ha optato per un propulsore più piccolo: un V6 turbo 3 litri derivato dal propulsore stradale della 296 GTB e potenziato dal sistema ibrido. Che si è dimostrato però altamente efficiente e ha permesso alla 499P di dominare la scena del mondiale Endurance.

Dietro la tecnologia, c’è l’armonia di gruppo. Il vero segreto del successo. Che porta il team Ferrari a lavorare in gruppo senza farsi condizionare da invidie, gelosie tecniche o dalla paura di sbagliare.

«La nostra forza» spiega Coletta «è che siamo un team giovane ma formato da uno zoccolo duro di persone che lavorano insieme da dieci anni; abbiamo corso per anni nelle categorie minori GT dove abbiamo affinato la tecnica per vincere poi in Hypercar. Perché la differenza non la fanno vetture più o meno potenti ma l’approccio alle corse e il metodo di lavoro. Il nostro team è stato messo insieme basandoci sulle singole competenze ma quello che ci lega sono i rapporti umani: da noi non c’è l’incessante ricerca del colpevole quando non si vince, ma ci si siede tutti intorno ci si guarda in faccia e si cerca di capire perché non è andata bene. Questo ci aiuta a sviluppare e far crescere la squadra. Lavoriamo uniti senza creare orticelli e separazioni nette, che è il primo motivo per cui una squadra può implodere».

Il riferimento alla F1, anche se non espresso a chiare parole, è evidente. Di là ci sono lamentele e accuse che piloti, team principal e tecnici si rinfacciano non trovandosi d’accordo nemmeno sulle cause della mancata competitività. Di qua, nell’Endurance, c’è un lavoro di squadra dove tutti sono uniti e tirano nella stessa direzione. In caso d’insuccesso non parte la caccia al colpevole ma ci si domanda tutti insieme come risolvere il problema. E come puntare al prossimo successo. Che nel caso della Ferrari Endurance significa banalmente ripetersi. Perché fare ancora meglio è impossibile.

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