Spazio

I satelliti in rientro (anche quelli di Musk) inquinano l’alta atmosfera terrestre, ed è un pericolo serio

Diverse sostanze hanno effetti negativi su mesosfera e termosfera, fra gli 80 e i 120 di altezza. Con ripercussioni anche sullo strato di ozono che ci protegge dai raggi ultravioletti

di Leopoldo Benacchio

La scia lasciata dal rientro in atmosfera di un Falcon 9 sopra Berlino nel 2025, 30 secondi di esposizione

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Se ti passa un razzo sopra la testa, mentre sta ricadendo sulla Terra, in genere sei contento che non ti sia venuto addosso, è una reazione normale. Ma per i ricercatori del blasonato Leibniz Institute of Atmospheric Physics di Rostock, città anseatica della Germania del nord, è stata invece una manna. E di mezzo, come quasi sempre in questi anni, c’è Elon Musk e un suo razzo Falcon 9.

Il loro studio, pubblicato in questi giorni sull’importante rivista del campo: Communications Earth & Environment, dimostra che la pioggia di detriti spaziali che ritornano sulla Terra, dato che bruciano mentre rientrano, introduce anche un brutto inquinamento metallico nell’importantissima atmosfera superiore, fra gli 80 e i 120 chilometri dal suolo.

Loading...

Una preoccupante scoperta

Nell’Istituto di Rostock si svolgono continue misure sull’atmosfera tramite sofisticati laser che vengono diretti verso diverse altezze dal suolo. Nel corso di questa attività di routine, si sono resi conto, lo scorso anno, di un aumento molto importante della quantità di litio in quella regione, quasi una nuvola di questo elemento, oggi usatissimo per ogni tecnologia, che ha sostato a quell’altezza per diverso tempo.

La sede dell’Istituto per la Fisica dell’Atmosfera a Rostock

Cosa poteva essere successo, si sono chiesti. Con meticolose misure hanno ricostruito la rotta seguita dallo stadio superiore di un razzo Falcon 9 di Space X, in rientro incontrollato, e hanno trovato che era lui “il colpevole”. Utilizzando il modello della possibile traiettoria di un corpo spaziale in rientro, sono arrivati alla soluzione: quel pezzo di razzo di SpaceX mentre attraversava la termosfera a 100 chilometri circa da Terra, sopra l’Oceano Atlantico, a ovest dell’Irlanda, aveva bruciato anche le batterie al Litio contenute nel secondo stadio.

Certo nessuno poteva dubitare che questi episodi, sempre più frequenti dato che i lanci si contano a centinaia ogni anno, non facciano bene all’atmosfera, già martoriata dall’attività umana, ci sono vari studi oramai, ma questa è la prima prova osservativa che i detriti spaziali in rientro provocano un fenomeno, rilevabile da terra.

La mesosfera e la termosfera, fra gli 80 e i 120 chilometri da Terra, è una delle parti meno studiate della nostra atmosfera: i palloni aerostatici non ci arrivano ed è troppo bassa per i satelliti, che non riuscirebbero a rimanere in un’orbita stabile. D’altra parte, quegli strati per noi sono fondamentali, per le comunicazioni radio, il Gps e soprattutto per l’evoluzione dell’ozono atmosferico.

Stiamo contaminando l’alta atmosfera

Non è una buona notizia quindi che questa parte di atmosfera, che finora era libera da qualunque contaminazione, ora, grazie alle crescenti attività spaziali, utilissime per altro, venga rovinata da quantità di metalli e altro che i detriti spaziali vi immettono. C’è timore, a causa dell’aumento anche del cloro e dell’alluminio, per lo strato di ozono stratosferico, fondamentale per proteggere la vita sulla Terra dall’azione delle tremende radiazioni ultraviolette. Anche il ruolo di cloro e alluminio, immessi dai tanti lanci, non è ancora stato quantificato, ma i primi risultati sono motivo di preoccupazione.

Un pezzo di secondo stadio di un vettore di lancio ritrovato a terra in Polonia nel 2025

La cosa fa un bel po’ di paura perché già oggi il numero di satelliti è aumentato vertiginosamente, siamo a 14.000 circa, ma nel prossimo futuro si parla di costellazioni satellitari per decine di migliaia di elementi, anche senza arrivare al fantasmagorico milione di satelliti previsti da Elon Musk. Abbiamo quindi previsioni, non belle, di migliaia di tonnellate di materiali di veicoli spaziali che, tornando sulla terra, in modo controllato o meno, bruceranno nell’alta atmosfera. Peraltro, questo si aggiunge alle migliaia di tonnellate di materiale spaziale di origine naturale, polveri o micrometeoriti, che ogni anno cadono sul nostro pianeta, senza che ce ne accorgiamo.

L’alibi per non affrontare il problema, con una serie di norme appropriate e condivise, non c’è più: abbiamo misurato che l’effetto c’è, eccome, e fa male. Bisogna muoversi rapidamente e in modo positivo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti