Mobilità da Nord a Sud

I ritardi del corridoio tra Balcani e Mediterrano frenano la difesa comune

Intervento della Corte dei conti Ue sul progetto TEN-T. Audit complessi, cantieri slittati anche di 2 anni. Ne risente la rete dei commerci e il piano di spostamento delle truppe verso Sud ideato da Commissione e Nato

di Violetta Pepe

La capitale serba, Belgrado, attraversata dal fiume Danubio (AdobeStock)

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Unire Europa centrale, Balcani e Mediterraneo. Una strategia chiara, ma al momento troppo teorica. L’obiettivo fissato dall’Unione europea nel 2013 era chiaro: integrare Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia nella rete transeuropea dei trasporti (TEN-T), il sistema che punta a creare collegamenti stradali, ferroviari, portuali, fluviali e aeroportuali garantendo continuità a tutto il Continente. Per colmare il divario infrastrutturale tra la regione e il resto del mercato europeo, Bruxelles ha fatto leva sul supporto della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e della Banca europea per gli Investimenti (BEI). I numeri testimoniano la portata dell’impegno: secondo la relazione della Corte dei conti europea dal 2015, resa pubblica ai primi di giugno, la Commissione ha trasferito circa 899 milioni di euro al fondo congiunto del Western Balkans Investment Framework (WBIF), confermandosi il principale finanziatore dell’iniziativa.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Secondo la Corte, tuttavia, il traguardo del 2030 rischierebbe di sfumare. Il documento evidenzia ritardi accumulati in tutti i principali Paesi beneficiari. Gli auditor rilevano infatti che molti progetti procedono ben al di sotto delle tempistiche previste, mentre la Commissione avrebbe esercitato una supervisione insufficiente, affidandosi in larga misura al monitoraggio svolto dalle istituzioni locali. L’indagine ha riguardato un campione di dodici grandi progetti infrastrutturali finanziati attraverso il Western Balkans Investment Framework (WBIF), la piattaforma europea che coordina sovvenzioni e prestiti per gli investimenti strategici nella regione. Alla luce di quest’ultima, la Corte ha individuato criticità in due principali direzioni.

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PROGETTI INCLUSI NEL CAMPIONE E IMPORTI CORRISPONDENTI DELLE SOVVENZIONI

Periodo dalla metà del 2015 alla metà del 2025. Numero di progetti e importi in milioni di euro

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Tutti i ritardi

La prima riguarda la selezione dei progetti definiti “non maturi”, approvati senza che la fase preparatoria fosse realmente conclusa. In media, i cantieri hanno registrato un ritardo iniziale di 17 mesi rispetto ai programmi previsti e slittamenti superiori ai due anni durante l’esecuzione. La seconda criticità riguarda il monitoraggio. Secondo gli auditor, la Commissione europea non dispone di dati completi sul reale avanzamento dei corridoi di trasporto né sul livello di conformità delle infrastrutture agli standard europei. In alcuni casi Bruxelles ha persino autorizzato pagamenti superiori a quelli giustificati dall’effettivo stato di avanzamento dei lavori. La Corte segnala inoltre carenze sul fronte della sostenibilità: tre delle linee ferroviarie esaminate continuano a operare a diesel, in contrasto con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni.

I controlli

La relazione evidenzia anche una questione politica di accountability. Se da un lato la Commissione viene criticata per la debolezza dei meccanismi di controllo, dall’altro emergono responsabilità dirette dei Paesi beneficiari, che hanno presentato progetti spesso privi della necessaria maturità tecnica. Il risultato è una catena di ritardi che ha compromesso il rispetto della tabella di marcia del 2030, mettendo in discussione la capacità dei Paesi candidati di gestire programmi infrastrutturali di scala europea.

La rete TEN-T non rappresenta soltanto un investimento nelle infrastrutture: è il progetto con cui Bruxelles mira a costruire la spina dorsale della connettività europea. I benefici dell’integrazione dell’area balcanica in questa rete sono molteplici.

Da un lato, per i Balcani occidentali, una maggiore integrazione significherebbe avvicinarsi economicamente al mercato unico europeo e quindi in una crescita sostanziale del traffico merci e in una riduzione dei tempi necessari agli scambi commerciali con il resto dell’Ue. Dall’altro, per l’Unione europea, significherebbe consolidare corridoi commerciali strategici verso il Mediterraneo orientale e il Mar Nero, rafforzando l’asse che collega l’Europa centrale ai Balcani e alla Grecia, un’area di crescente rilevanza geopolitica.

Gi aspetti militari

Oltre alla connettività e alla competitività, la TEN-T assume oggi una crescente rilevanza sul piano della sicurezza. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Commissione europea e Nato hanno più volte esplicitato la necessità della “military mobility” nelle politiche infrastrutturali europee, con l’obiettivo di facilitare il rapido trasferimento di truppe, mezzi ed equipaggiamenti in caso di crisi. In questa strategia i Balcani rappresentano uno snodo essenziale.

Le recenti tensioni nel Mediterraneo orientale, compreso l’attacco con droni alla base britannica di Akrotiri a Cipro, hanno mostrato quanto la capacità di movimentare rapidamente uomini e mezzi sia ormai un pilastro essenziale della sicurezza. I ritardi evidenziati dalla Corte dei conti assumono quindi non solo una valenza economica. Incidono direttamente sulla resilienza strategica europea e sulle ambizioni dell’Unione di rafforzare una capacità di difesa comune. La relazione della Corte dei conti europea lancia, infine, un messaggio che va oltre la gestione dei fondi comunitari. L’integrazione infrastrutturale dei Balcani occidentali non rappresenta soltanto una politica di sviluppo regionale, ma uno degli elementi chiave della strategia europea per l’allargamento, la competitività economica e la sicurezza del continente. A quattro anni dal traguardo del 2030, c’è tanto terreno da recuperare.

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