I professionisti in banca saranno anche designer
di Giampaolo Colletti
3' di lettura
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Nella banca del futuro i nuovi professionisti saranno anche designer. Perché di fatto lavoreranno nel costruire e aggiornare le interfacce, le piattaforme, le applicazioni. Profili necessariamente ibridi, orientati però all’usabilità delle tecnologie immersive e delle intelligenze artificiali, traduttori della complessità dettata dagli algoritmi, in grado di migliorare costantemente la “user experience”, ovvero l’esperienza di navigazione di utenti connessi e maggiormente alfabetizzati al digitale.
D’altronde se la banca del futuro sarà invisibile, come hanno profetizzato in un recente rapporto gli analisti di Kpmg, l’operatore dovrà ancora essere visibile, con un ruolo dinamico di ascolto dei bisogni del consumatore, analisi dei servizi erogati, monitoraggio delle performance. Perché in fondo la disintermediazione costringe a ripensare la relazione, rendendo accessibili anche in tempo reale servizi, prodotti, soluzioni. È quanto emerge dalla nuova fotografia scattata da Ambrosetti nel rapporto sulle banche del futuro, realizzato col sostegno dell’agenzia per il lavoro Openjobmetis.
L’analisi del numero di posizioni di lavoro che si sono aperte negli ultimi quattro anni per professioni legate all’intelligenza artificiale registra un aumento di 4,5 volte, mentre le opportunità del deep learning, l’apprendimento profondo del machine learning, è addirittura di 35 volte superiore. Tutto questo ha un impatto anche nel settore finanziario-assicurativo. Ma attenzione: la banca del futuro non potrà limitarsi a immettere servizi tecnologicamente avanzati. Piuttosto dovrà ripensare i propri processi, semplificandoli. Arrivando a disegnare nuove soluzioni tecnologiche per i clienti, abbattendo tempi e costi.
A caccia di nuovi talenti
Una banca che va oltre il concetto di banca. In fondo è già così per i consumatori del domani. Secondo una ricerca di Viacom nel mercato statunitense il 33% dei millennials è convinto che entro cinque anni non si rivolgerà più agli istituti di credito, mentre addirittura il 73% preferirà servizi finanziari proposti da aziende tecnologiche. Un percorso di trasformazione digitale da intraprendere rapidamente, considerando che oggi poco meno del 4% della popolazione bancaria è già hi-tech. Così la vera partita riguarda la conversione al digitale e il reclutamento di nuove leve. Ma il bicchiere è anche mezzo pieno: negli ultimi sei anni di crisi del sistema si sono contate oltre 20mila assunzioni di under 35, a fronte di 40mila uscite volontarie.

