L’anniversario

Apple compie 50 anni: così l’ossessione del prodotto è diventata ecosistema

L’azienda ha rivoluzionato il mercato dei pc, degli smartphone e l’economia del digitale tenendo fede a un impegno preso tanti anni fa. Ora la sfida è l’Ai

di Luca Salvioli

Il cantante degli U2, Bono, scherza mentre posa insieme al CEO di Apple Steve Jobs e al chitarrista degli U2 The Edge durante la presentazione dell’iPod U2 Special Edition a San Jose nel 2004./Foto d'archivio REUTERS

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Oggi, 1 aprile, Apple compie 50 anni. Fu fondata nel 1976 da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ron Wayne (nessuno si ricorda di lui, vendette la propria quota del 10% per 800 dollari dopo un paio di settimane) in un garage, nel pieno della mistica di quegli anni della Silicon Valley che da un mix di cultura hippy e nerd ha dato via alla rivoluzione tecnologica che ha cambiato le nostre vite. Apple, tra le grandi aziende dell’epoca, è quella che ha seguito il percorso di crescita più continuo e coerente dal punto di vista strategico, con qualche inciampo nei primi anni che ha messo a dura prova la sua sopravvivenza, ma oggi è un colosso da 2,5 miliardi di dispositivi attivi e un valore superiore a 3,5 trilioni di dollari.

I ceo che hanno fatto la storia

In questi cinque decenni, Apple ha avuto molte guide, ma solo due figure hanno definito l’azienda per come la conosciamo oggi.

Loading...

La prima è il padre fondatore, Steve Jobs, che ha guidato Apple in due fasi: prima negli anni iniziali e poi, dopo il ritorno nel 1997, per un totale di circa 15 anni da ceo (quasi 25 se si considera anche il ruolo il ruolo a da fondatore e leader degli inizi). La sua traiettoria è stata interrotta nel 1985 dalla defenestrazione orchestrata da John Sculley, il manager arrivato da Pepsi, che avrebbe poi guidato l’azienda per un decennio.

Gli anni successivi sono i più difficili: tra il 1993 e il 1997 si alternano Michael Spindler e Gil Amelio, due ceo spesso dimenticati ma centrali nel momento più critico della storia Apple. Proprio Amelio prende la decisione che cambierà tutto, acquistando NeXT e riportando Jobs in azienda.

La seconda grande guida è Tim Cook, il fidato Chief Operating Officer di Jobs: raccoglie una eredità difficilissima ma la porta avanti con coerenza. Senza strafare. L’azienda diventa uno dei più grossi colossi finanziari al mondo. Nel frattempo porta avanti un piano progressivo di sostenibilità dei prodotti e supply chain, promuove un’azienda più inclusiva e mantiene le priorità di privacy e user experience come valori distintivi di Apple.

LA CORSA A WALL STREET

Loading...

Dal Mac al primo iPhone

Il primo prodotto realizzato è l’Apple I, costruito quasi interamente a mano. Qui si forma la filosofia che accompagnerà Apple: tecnologia semplice, di bell’aspetto e funzionale. L’ossessione per la qualità del prodotto è la caratteristica di Jobs che consentirà all’azienda di fare un salto di qualità nella tecnologia personale. Unita a una abilità narrativa inedita incarnata al suo massimo durante i keynote di Steve Jobs, che diventano oggetto di studio nelle università prima ancora che si parlasse di “storytelling”.

Negli anni ’80 arriva il Macintosh, il primo computer con interfaccia grafica e mouse, che rivoluziona il concetto di personal computer. È un momento chiave e di reciproche influenze: per l’interfaccia grafica e il mouse Apple si ispira a una soluzione che vede durante una visita allo Xerox PARC. Microsoft adatterà questi concetti nei suoi sistemi Windows, dando vita alla storica rivalità tra le due aziende.

Ma non tutto funziona: flop come Lisa e Apple III mettono a dura prova l’azienda. Nel 1985, Steve Jobs lascia Apple dopo contrasti con il consiglio di amministrazione.

Apple compie 50 anni, i prodotti più iconici

Photogallery11 foto

Gli anni ’90 sono duri: Apple ha una strategia confusa e troppi prodotti in mercato. Licenzia un terzo dei dipendenti e si trova a pochi giorni dal fallimento. Nel 1997 Steve Jobs torna in azienda e rilancia Apple. Nasce la campagna “Think Different” e arriva l’iMac, con un design iconico che cambia il volto dei computer. Apple rinasce puntando su semplicità, design e innovazione.

Il nuovo salto di qualità arriva negli anni duemila. Apple passa dal pc al mondo della musica con l’iPod nel 2001. Non è il primo Mp3 sul mercato. Come spesso accade Apple non arriva per prima, ma arriva meglio. E con l’abbinata iPod-iTunes crea un ecosistema digitale integrato che rivoluziona il mondo della musica. Cambia il modo di consumare da parte degli utenti e arriva uno spiraglio per major e artisti, travolti dalla pirateria di Napster e dal crollo del mercato dei supporti fisici.

Nel 2007 arriva l’iPhone, che segna la svolta decisiva: Apple non è più nicchia, ma cultura di massa, cambiando il modo in cui miliardi di persone interagiscono con la tecnologia. Fino a quel momento internet sul cellulare era una esperienza frustrante. Lo schermo lucido senza tasti, poi le app, la rapidità di esecuzione e l’innovazione incrementale arrivata di anno in anno ha cambiato intere industrie e integrato sempre più funzioni, fino alla fine dell’iPod. L’iPad interpreta la rivoluzione dell’iPhone come ponte tra telefono e Mac.

Tim Cook fa crescere tutte le linee di prodotto e intanto spinge sui servizi, fino a TV+ e serie originali pluripremiate. Come nuove categorie di prodotto arriveranno Apple Watch, che parte senza il botto dell’iPhone ma cresce e diventa negli anni un oggetto estremamente personale capace di monitorare e intervenire in modo proattivo per salvaguardare la nostra salute. Vision Pro è un prodotto d’avanguardia e di nicchia, mentre Apple Intelligence resta un obiettivo incompiuto.

La strada da trovare sull’Ai

Come detto prima, Apple non è mai stata la prima a inventare un prodotto. Il suo punto di forza è sempre stato perfezionarli e portarli a centinaia di milioni di utenti. Con l’Ai, però, non può più stare a guardare. Lo scorso anno, alla WWDC, Apple ha aperto i suoi modelli di Ai on-device agli sviluppatori con il Foundation Models framework, permettendo di integrare Ai privata e offline direttamente nelle app. La strategia si basa sull’ecosistema: oltre un miliardo di utenti, milioni di sviluppatori.

Apple aveva in precedenza collaborato in maniera esclusiva con OpenAI, mentre ora si è aperta in ottica multipiattaforma. Ha una partnership con Google che integra i modelli Gemini nelle funzioni di Siri e Apple Intelligence, potenziando l’Ai pur mantenendo privacy e calcolo on-device. La prossima WWDC, che si terrà dall’8 al 12 giugno, sarà il momento chiave per vedere che strada prenderà l’Ai di Apple. Intanto cresce la rilevanza di John Ternus dentro l’azienda. Il manager è oggi responsabile di tutta l’ingegneria hardware di Apple e secondo le indiscrezioni di Bloomberg avrebbe le carte in regola per diventare il futuro ceo dell’azienda.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti