I musei digitali conquistano tutti, anche gli over 60
Una ricerca su 20 musei italiani rivela che la qualità dell’esperienza digitale è decisiva per coinvolgere il pubblico e favorire l’apprendimento.
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L’uso delle nuove tecnologie nei musei italiani ha un ruolo assolutamente rilevante nelle visite e arricchisce l’esperienza del pubblico, anche quello degli over 60. Ma attenzione: l’efficacia dipende più dalla qualità della progettazione e dell’integrazione che dal tipo di strumento in sé, non è tanto questione di device ma di come si usa la tecnologia.
Lo conferma l’indagine “Nuove tecnologie di mediazione del patrimonio culturale” realizzata dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali – scaricabile gratuitamente sul sito di Dicolab. Cultura al digitale, il programma formativo sulle competenze digitali promosso dal Ministero della Cultura - secondo cui “l’integrazione di stimolazione sensoriale, interazione intuitiva e riflessione culturale è ritenuta la chiave per un’esperienza culturale di mediazione digitale completa e significativa”.
La tecnologia non distrae: aiuta a capire e ricordare
La ricerca ha coinvolto 700 visitatori e 126 operatori, ha toccato 20 luoghi della cultura, soprattutto nel Nord Italia, dai musei storici alle pinacoteche, passando per quelli di scienze naturali e le aree archeologiche.
I ricercatori puntavano ad analizzare l’impatto cognitivo ed emotivo, e ovviamente l’efficacia, di diversi strumenti come visori VR, videomapping e installazioni interattive. I risultati rivelano un alto gradimento complessivo delle tecnologie e una forte propensione del pubblico ad utilizzarle per approfondire i contenuti. Il giudizio è risultato tendenzialmente favorevole, con una valutazione media di 4.3 su 5 per i 20 musei. La tecnologia, insomma, non viene percepita come una “distrazione”.
Oltre il 90% delle persone intervistate assegnano alla tecnologia un ruolo rilevante nella comprensione, e dice che l’esperienza ha arricchito la propria visita. L’83,57% del campione spiega di essersi sentito spinto a esplorare più a fondo il museo e la percentuale di risposte corrette ottenute nel quiz post-visita, con una media complessiva del 78%, sembra confermarlo.
Nonostante i giovani siano abitualmente considerati più inclini alla tecnologia, la “performance di apprendimento” registrata dalla ricerca è risultata omogenea, e gli over 60 che hanno registrato i livelli più alti di risposte corrette (80,79%) e hanno mostrato risultati molto positivi nell’uso di installazioni interattive e micromapping (la proiezione di immagini o animazioni su piccoli oggetti, sculture, modellini o dettagli architettonici).
La realtà virtuale complessivamente genera un forte coinvolgimento emotivo, apprezzato da un pubblico molto vario, inclusi gli anziani. Le tecnologie più efficaci sono: il micromapping e la multiproiezione immersiva, i visori VR, i videowall e le attività di gaming. Mentre gli apparati tecnologici considerati più “tradizionali”, come touchscreen, webapp e plastici touch, sono meno apprezzati.
Progettare l’esperienza, non l’effetto speciale
L’analisi mostra anche che, pur richiedendo investimenti iniziali elevati e variabili (in media 134.000 euro), i costi di gestione annuale delle nuove tecnologie sono generalmente abbastanza contenuti (dai 200 ai 25.000 euro, circa il 4,6% dell’investimento). La sostenibilità economica dipende dunque da una buona pianificazione e da un equilibrio tra tecnologia adottata e costi di mantenimento.
Il 47% si dichiara disposto a pagare un prezzo extra per fruire delle esperienze digitali. Questi dati aprono scenari interessanti per la monetizzazione delle esperienze culturali, purché calibrata con attenzione. La disponibilità a pagare è infatti correlata alla qualità dell’esperienza, alla usabilità e alla capacità narrativa della tecnologia.
La ricerca ha evidenziato diverse sfide e portato a una serie di raccomandazioni operative, come per esempio aggiornare con regolarità i contenuti e formare il personale sui software necessari, rendere più chiare le istruzioni e semplificare i processi, aumentare l’interattività attraverso elementi di gamification o esperienze immersive, come la realtà aumentata. È inoltre consigliata la presenza di personale dedicato a supportare i visitatori nell’uso delle tecnologie. Nella progettazione delle esperienze immersive, è fondamentale poi trovare un equilibrio tra dimensione ludica e obiettivi didattici.
I corsi di formazione di Dicolab. Cultura al digitale
L’introduzione di tecnologie digitali nei musei comporta anche alcune sfide operative. Tra le principali, si riscontrano la difficoltà di reperire competenze interne adeguate, la dipendenza da fornitori esterni per manutenzione e aggiornamenti, e la necessità di gestire cicli di vita tecnologici sempre più rapidi. A queste si aggiungono aspetti pratici, come la connettività o le condizioni ambientali che possono influire sul funzionamento dei dispositivi.
Per affrontare queste complessità, è utile pianificare strategie di lungo periodo che includano la formazione del personale, l’adozione di soluzioni scalabili e interoperabili e la definizione di piani di aggiornamento regolari.
Dicolab – Cultura al Digitale offre percorsi formativi pensati proprio per rafforzare le competenze necessarie alla gestione e valorizzazione delle tecnologie nei luoghi della cultura. Il catalogo dei corsi è consultabile qui.
Tra i corsi più pertinenti rispetto alle esigenze emerse, si segnalano quelli dedicati alla digitalizzazione e gestione del patrimonio, alla progettazione di esperienze accessibili e inclusive, e alle strategie di audience engagement attraverso il digitale.
Investire in queste competenze non è solo una risposta alle criticità, ma un passo verso una gestione più consapevole e sostenibile dell’innovazione tecnologica nel settore culturale.
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