Il fenomeno

I morti dimenticati, cosa succede quando scompare una persona senza parenti

Le morti solitarie colpiscono persone senza parenti o amici, rivelando come isolamento e fragilità sociale possano far sì che la fine della vita passi inosservata, in Italia e in gran parte d’Europa

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Lola García-Ajofrín (El Confidencial, Spagna), Anna Sawerthal (Der Standard, Austria), Francesca Barca (Voxeurop, Francia) e Boroka Paraszka (HGV, Ungaria)

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Non si avevano notizie di Paolo, vedetta antincendio di 65 anni impegnata nelle campagne dell’Iglesiente in Sardegna, da quattro giorni. Il suo corpo, senza vita, è stato trovato dai colleghi qualche giorno dopo nella sua casa, dove viveva da solo.

A Noto, in Sicilia, invece, il corpo di un uomo di 46 anni è stato trovato mummificato. Il decesso è stato datato un mese prima e nessuno si sarebbe accorto della sua morte. Sono i drammi di chi muore solo, ossia persone senza parenti o amici che vivono in solitudine.

Loading...

Le cronache sono ricche di episodi di questo tipo. Come la vicenda, capitata qualche anno fa a Valencia, dove il corpo di un uomo è stato trovato mummificato dodici anni dopo la morte. Nessuno si è accorto di nulla per tutto il tempo perché la pensione arrivava sul conto così come venivano pagate con domiciliazione le utenze. Un allagamento ha spinto l’amministratore del condominio a chiedere l’intervento della forza pubblica per aprire la porta e scoprire poi il cadavere dell’uomo. A Trento, nel 2010, era stato trovato il corpo di un uomo mummificato solo perché era crollato il tetto della casa ed era stato necessario intervenire con un sopralluogo. L’uomo era morto da quasi vent’anni.

Drammi che non si registrano solamente in Italia ma anche negli altri Paesi dell’Unione europea e che, ora, si registrano sia nelle grandi città, sia nei piccoli centri.

Fernando Nonnis, antropologo e presidente di Soccorso Iglesias, associazione di protezione civile con missioni nelle aree terremotate e colpite da alluvioni, oltre che impegnata in attività quotidiane nella sua città, parla di effetti di un cambiamento sociale diffuso. «Il fatto vero è che viviamo in una società che genera solitudine dove ogni giorno si produce paura e diffidenza - dice -. In passato il vicinato, e questo accadeva sia nei piccoli centri sia nelle città più grandi, c’era una sorta di assistenza o sostegno verso le persone anziane o chi viveva solo». Poi lo scenario è mutato. «Con la questione della privacy tutto è mutato - aggiunge -. Succede, per esempio, che chi abita in un palazzo, proprio in virtù di questa esigenza di riservatezza, non conosca chi vive, se non sullo stesso pianerottolo, al piano di sopra o a quello di sotto». Un fenomeno che dalle grandi città si è diffuso anche nei piccoli centri. «Il vecchio soccorso di vicinato, ormai, non esiste più - aggiunge - e con le persone che vivono accanto è più facile che si litighi che non ci si aiuti». Proprio per questo motivo, dalle associazioni di volontariato, partono iniziative volte a dare risposte e sostenere gli anziani. «Noi portiamo avanti un’iniziativa sperimentale con il telesoccorso - aggiunge -, attraverso una convenzione dedicata, dotiamo gli anziani di strumenti di collegamento in grado di dirci se la persona è in piedi, è caduta, sta dormendo o sta male». Non solo, all’aspetto “tecnologico” si aggiunge quello umano. «Una delle attività che si portano avanti - prosegue - riguarda la telefonata. Possono essercene due al giorno, oppure una solo la domenica. I volontari del servizio civile si occupano di questo aspetto e animano il servizio». Da qui anche l’appello ai Comuni affinché sostengano queste iniziative. «Attraverso questi strumenti - prosegue - si riesce a garantire un servizio e si permette alle persone di una certa età di continuare ad avere la propria indipendenza».

Le questioni legali

La vicenda dei morti “dimenticati”, porta appresso un altro aspetto, e riguarda le pratiche e procedure da seguire. Perché una volta che si scopre il cadavere di una persona che, magari, non ha parenti diretti, entra in ballo l’amministrazione comunale. «Il compito è in capo al Comune - spiega l’avvocato Riccardo Schirò - che deve occuparsi di dare sepoltura alla persona defunta e poi attivare la procedura per definire le pratiche che riguardano i funerali e la gestione dell’eredità». Primo passo, quindi, è la nomina di un curatore e poi la ricerca dei parenti. «Inizia quindi questa ricerca cui seguono tutte le opzioni - aggiunge - se poi non c’è alcun erede, dopo dieci anni gli averi della persona defunta passano allo Stato».

Il fenomeno in altri Paesi europei

Il problema delle morti solitarie non riguarda solo l’Italia. In Spagna, casi come quello di un uomo ritrovato nella sua abitazione molti anni dopo il decesso hanno scosso l’opinione pubblica, mostrando come il pagamento automatico delle utenze e l’assenza di contatti sociali possano far sì che una persona scompaia senza attirare l’attenzione di nessuno. Situazioni simili vengono riportate anche in altre città del Paese, dalle periferie urbane ai piccoli centri, segno di un fenomeno che si sta estendendo trasversalmente a tutte le regioni.

Solitudine diffusa tra gli anziani in Europa

In diversi Paesi dell’Unione europea gli studi mostrano una diffusione crescente della solitudine tra gli over 50, con differenze marcate da Stato a Stato. In Grecia e Cipro i livelli di isolamento percepito dagli anziani sono particolarmente elevati, mentre in nazioni come Danimarca, Austria e Svizzera la rete sociale appare più solida e il senso di solitudine meno diffuso. In tutta Europa, però, gli indicatori convergono su un punto: la solitudine aumenta con l’età e può essere accentuata da fattori come il pensionamento, la perdita del coniuge, problemi di salute o un tessuto sociale più fragile.

In Francia le associazioni che operano a sostegno degli anziani riportano ogni anno decine di casi di persone trovate morte molto tempo dopo il decesso. Gli esperti parlano sempre più spesso di “morte sociale”, per indicare l’isolamento estremo in cui vivono centinaia di migliaia di persone, spesso prive di relazioni significative e di contatti regolari con familiari o vicini. Si tratta di un fenomeno che, pur non sempre emergendo nelle cronache, costituisce un importante campanello d’allarme sullo stato della coesione sociale.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti