I molti perché del no al referendum in un libro
Marco Travaglio traccia i confini di una resistenza costituzionale in un volume con i contributi di Nicola Gratteri e Gustavo Zagrebelsky
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Quella che è stata presentata come la riforma della giustizia è tutt’altra cosa? Una rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell’autonomia e dell’indipendenza della seconda?
Chiedilo al Sole
A porsi queste domande, offrendo risposte taglienti, è Marco Travaglio. Il giornalista e direttore de “il Fatto Quotidiano” lo fa nel suo libro “Perché NO. Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole”, un volume che si pone di fare chiarezza su dinamiche spesso oscure al grande pubblico.
Lo scrittore (con i contributi di Nicola Gratteri e l’introduzione di Gustavo Zagrebelsky) si scaglia contro i cinque quesiti referendari che miravano a cambiare profondamente l’ordinamento giudiziario italiano. L’opera si presenta come una vera e propria guida pratica: il cronista si dimostra abilissimo a smontare quesiti tecnici spesso scritti in modo oscuro, spiegando al lettore quali sarebbero le conseguenze pratiche di un “Sì”.
Rapporto tra magistratura e politica
Al centro del testo vi è quello che in Italia è un vero “conflitto eterno”: il rapporto tra magistratura e politica. La separazione delle funzioni è uno dei cavalli di battaglia dei promotori del referendum, ai quali Travaglio si oppone fermamente; se separiamo le carriere il PM finirà prima o poi sotto il controllo del governo, perdendo la sua indipendenza. Per l’autore, il PM deve restare “cultore della prova” accanto al giudice per garantire che la legge sia uguale per tutti, anche per i potenti.







